Articolo 21 della Costituzione Italiana

Articolo 21 della Costituzione Italiana:
"TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, CON LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE"

venerdì 15 aprile 2016

I "compagni" violenti che fanno tanto comodo al PD

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Oramai da decenni vengono attuate da parte della sinistra di Governo diverse strategie, allo scopo di contrastare gli avversari politici.
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E fin qui non ci sarebbe nulla di anomalo, se non fosse che una di queste, tesa a demonizzare e a combattere gli oppositori, si avvale della complice ma non ufficiale collaborazione di coloro che agendo al di fuori degli schemi consentiti, ricorrono all’uso metodico della violenza.
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Questo legame simbiotico risale all’immediato dopoguerra ed è ampiamente documentato dalle cronache di quel tempo che raccontano dell’imperversare della famigerata “Volante rossa”, una formazione partigiana composta da criminali assassini.
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Gli assassini partigiani della
Volante Rossa
Costoro impazzavano impunemente uccidendo senza pietà gli avversari politici di quel Partito Comunista Italiano, che poi evolvendosi compì la metamorfosi che diede origine all’attuale Partito Democratico.
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Questi ex partigiani assassini usarono la violenza, a guerra finita, per uccidere, sequestrare, e danneggiare, fino al 1949, anno in cui furono finalmente arrestati e processati.
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Nonostante le condanne all’ergastolo questi “fautori della resistenza”, che a mio parere altro non sono che criminali comunisti partigiani perfettamente rappresentati e interpreti del ruolo stereotipato che ciò rappresenta, vennero successivamente graziati dai Presidenti della Repubblica di turno, e cioè Giuseppe Saragat prima, e Sandro Pertini poi.
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La sinistra costituzionale raggiunse così, per mezzo del suo braccio armato clandestino, il proprio scopo :
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annichilire gli avversari politici con ogni mezzo, facendo fare il “lavoro sporco” ad altri, magari ricusandone poi ufficialmente l’operato.
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Gli eredi della Volante Rossa
La Storia, nella sua obiettiva elaborazione, ha già individuato altre forme di abietta collusione tra la sinistra “ufficiale” e Parlamentare con quella fuorilegge e clandestina, extraparlamentare.
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In seno alle frange violente dei Partiti costituzionali nacquero infatti formazioni più o meno paramilitari come Avanguardia Operaia, Lotta Continua, Potere Operaio, Brigate Rosse, e Nuclei Armati Proletari, che svolsero egregiamente il compito di boia, inteso come esecutore di quelle sentenze di morte che in realtà facevano comodo alla sinistra comunista parlamentare.
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D’altra parte è scritto nel DNA del marxismo stesso che il raggiungimento del potere non può prescindere dall’uso della violenza, che anzi, è auspicato a gran voce.
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Le formazioni “politiche” note ai nostri giorni con il nome di “Antagonisti” o “No global”, così come i vari raggruppamenti di facinorosi e delinquenti che si assiepano all’interno dei “Centri sociali” altro non sono che il mezzo attraverso cui oggi la sinistra di Governo può usare le maniere forti con quegli oppositori che maggiormente minacciano la loro posizione di potere.
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Ed ecco spiegato il perchè sia stato consentito a costoro di occupare per 26 anni l’aula C della facoltà bolognese di Scienze politiche…
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Parimenti si capisce come mai queste formazioni apparentemente spontanee colpiscano a livello nazionale focalizzando come obiettivo lo stesso target comune, e cioè quello che maggiormente può minacciare la leadership del Partito Democratico :
la Lega di Matteo Salvini.
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I pupilli della sinistra parlamentare
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Naturalmente accade anche che alcune schegge impazzite di questi gruppi di contestatori di professione, maggiormente involute verso forme più radicali di anarchia o di ortodossia comunista, sfoghino la propria rabbia repressa contro il loro stesso fulcro di origine, sfuggendone al controllo, così come appare a chiunque legga i resoconti di cronaca con occhio poco attento alle trame insidiose che legano tra di loro gli avvenimenti.
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In realtà spesso le trame, come nel Medio Evo, vengono ordite all’interno del Palazzo stesso…
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I cosiddetti ”Dinosauri” della politica, che per decenni hanno interpretato un ruolo di guida al vertice del Partito, hanno dovuto abbassare il capo per transitare al di sotto delle “Forche Caudine” che rappresentano le potenti spinte del revisionismo storico.
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Oltre a ciò, sappiamo che da sempre coesistono all’interno dei Partiti della sinistra una miriade di correnti, di contrasti, di lotte intestine sommerse e sopite ma pronte a rivitalizzarsi, che condizionano la certezza di una stabilità duratura.
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Accade così che “Dinosauri ex comunisti” come D’Alema o Bersani, cresciuti e indottrinati con l’enfatizzazione di “Bella ciao” e della “Resistenza” siano oggi ridotti a meri e vaghi ricordi del passato, costretti a cedere il palcoscenico della politica al nuovo protagonista, il leader del PD Matteo Renzi.
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Ma ecco che inspiegabilmente (ma solo per chi non compia una analisi com questa) gli pseudo Tupamaros dei “Centri Sociali”, oltre agli “Antagonisti”, lo attaccano, interrompendo temporaneamente la loro attività preferita :
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farsi le canne all’interno delle loro sedi comuniste.
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Viene quindi da chiedersi se chi tesse la trama di questa rappresentazione non sia un personaggio la cui stessa essenza è impregnata per osmosi da un retaggio culturale saturo di Marxismo, e quindi di sangue e di odio.
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Solo chi è abbastanza vicino ideologicamente alla violenza comunista può infatti tentare attraverso la manipolazione, di condizionare le scelte e le azioni dei giovani pseudo rivoluzionari, inducendoli a sabotare il percorso inarrestabile del nuovo leader.
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Il risultato comunque, a livello globale, è che mentre una volta si demonizzavano gli oppositori approfittando del fatto che li si potevano tacciare di fascismo, dando il via a purghe di stampo staliniano, oggi non occorre nemmeno l’alibi (seppur costruito a tavolino) dell’antifascismo.
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E’ sufficiente identificare coloro che maggiormente insidiano il potere del PD per farne dei capri espiatori da combattere con qualsiasi mezzo, privilegiando l’uso della violenza, come dimostrano gli attacchi alla Lega ed a Salvini, riportati nelle cronache recenti.
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Lo stile marxista e comunista spicca con evidenza palese, a ricordarci che una minoranza oramai in via di estinzione vorrebbe prevaricare il nostro diritto ad essere liberi, tentando di imporsi con la forza e la coercizione.
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Questi “rivoluzionari della domenica” tutelati e coccolati dalle sinistre, fanno parte di un disegno più ampio, che tende a fagocitare le masse, rendendole succubi di schemi stereotipati e già decisi.
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Schemi che non prevedono il benessere popolare, ma l’incremento sempre maggiore del potere di Partito, per ottenere il quale non di rado si calpestano oggettivi e sacrosanti diritti della popolazione residente.
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E’ il caso, ad esempio, del famigerato “buonismo” della sinistra che tanti danni ha causato all’Italia.
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Il permissivismo allargato nelle politiche di accoglimento delle immigrazioni ha permesso a migliaia di nordafricani di assediare le nostre città, fornendo loro assistenze e favoritismi di ogni tipo.
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Il risultato è che oggi il monopolio dello spaccio di droga è appannaggio esclusivo di quelle frange di immigrati magrebini che in massa professano un islamismo di stampo fondamentalista.
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L’odio verso l’occidente professato dagli Imam più oltranzisti, anch’essi accolti dalle politiche di buonismo delle sinistre, è inversamente proporzionale ai benefici offerti e donati ai musulmani.
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In pratica si è offerto loro di integrarsi con la nostra civiltà, dandogli la possibilità di frequentare le nostre scuole, oltre che a fornirgli lavoro e casa, mentre in cambio l’Occidente ha ricevuto violenza, morti, devastazione (come in Francia e in Belgio) e dispregio totale per la vita umana (gestione dello spaccio di droga).
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Il “buonismo” delle sinistre ha agito scientemente anche verso le popolazioni rom che da sempre scelgono l’Italia come meta preferita per rubare, rapinare, e compiere qualsiasi altra nefandezza possibile.
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Gli “zingari” sono per loro stessa ammissione dediti allo sfruttamento dei minori, tramite l’accattonaggio, così come al furto sistematico, al raggiro degli anziani, e al rapimento dei bambini finalizzato al loro sfruttamento.
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Nonostante tutto ciò le sinistre hanno preparato per loro, da decenni, le piazzole attrezzate e i campi nomadi, fornendo loro elettricità gratis (le morosità sono coperte dai Comuni) e da quest’anno anche regalando il Canone Rai (essendo in bolletta Enel, il canone dei Rom verrà pagato dai cittadini).
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Mentre i nostri figli pagano fior di quattrini per avere un posto all’asilo, quelli dei ladri rom hanno posti riservati gratuiti, grazie alle politiche della sinistra.
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Chiunque contesti o attacchi queste evidenze viene colpito dalla mannaia dei “centri sociali” e dei cosiddetti “antifa”, in un delirante percorso stabilito e costruito a tavolino dalle menti strategiche della sinistra.
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Chissà, forse seguendo questa ottica di percorso, tipicamente leninista, potrebbe in futuro esserci nuovamente imposta la presenza di nuove formazioni dello stesso stampo e della stessa matrice delle Brigate Rosse …
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Lo sviluppo del comunismo nel mondo, e l’Italia non fa eccezione, è sempre stato segnato dal sangue e dalla violenza.
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Questi elementi distintivi e prodromici di un marxismo mai sopito, unitamente alla capacità di mascherare la verità, e di mistificarla nella sua intima essenza, costituiscono la base attraverso cui i comunisti puntano al cuore del sistema, per inglobarlo e fagocitarlo.
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Ecco perché la sinistra spende molte delle sue risorse in “informazione” (leggi disinformazione), nel tentativo finora riuscito di presentare all’elettorato un quadro complessivo che in verità non rispecchia la realtà dei fatti, ma solo ciò che il Partito dominante vuole che traspaia.
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Dal dopoguerra ad oggi, grazie anche ai colossali finanziamenti del comunismo russo che per decenni hanno alimentato le casse dei partiti e dei sindacati della sinistra, è stato messo in atto un tentativo di lavaggio del cervello su vasta scala delle masse popolari.
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Il sistematico martellamento informativo (leggi disinformativo) dei media, unito alla capilarizzazione di strutture atte alla manipolazione delle coscienze, come la creazione dei circoli Arci, delle varie “Case del Popolo”, oltre al proliferare a macchia d’olio di formazioni giovanili dedite se necessario alla guerriglia urbana, come i “no global” e gli “antagonisti” ha permesso il filtraggio e la gestione metodica e sistematica dell’informazione, sia a livello culturale, che storico e sociale.
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In questo modo si è reso possibile, per interi decenni, nascondere e mistificare la realtà dei fatti.
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Testa di...Togliatti
Alcuni esempi di verità nascoste, venute poi alla luce grazie alla diffusione di Internet ed alla successiva condivisione dei dati messi in rete :
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1) Le atrocità commesse dai partigiani titini con la complicità di Togliatti, sui martiri delle Foibe.
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Come ora tutti sanno, i comunisti slavi con il beneplacito dei comunisti italiani, operarono una vera e propria pulizia etnica sulla popolazione di etnia italiana, allo scopo di appropriarsi dei territori istriani nel 1945.
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2) Le altrettanto atroci nefandezze compiute dalle truppe di “liberazione”, come quelle denominate “marocchinate”, di cui si trovarono le prime tracce nel film del dopoguerra “la ciociara” di Vittorio De Sica.
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Le truppe francesi, composte da militari di etnia marocchina, ebbero in regalo 50 ore di “via libera” da parte delle autorità (il Generale Alphonse Juin) e si abbandonarono a compiere svariate migliaia di stupri e torture ai danni di persone di entrambi i sessi, che sfociarono poi in uccisioni, nel Lazio, e in Toscana.
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Il parroco di Esperia don Alberto Terrilli fu sodomizzato a forza per una intera notte, morendo due giorni dopo per le sevizie subite, così come accadde ad altre migliaia e migliaia di vittime dei nostri “liberatori”.
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3) La falsificazione della verità sulla realtà del comunismo sovietico e sul mito di Lenin e Stalin, dipinti in Occidente come fulgidi astri del Marxismo e difensori del popolo.
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La Storia ha evidenziato invece che, applicando gli assiomi dell’ortodossia marxista, questi due assassini si sono resi responsabili della morte di oltre cento milioni di persone, come ampiamente documentato dalle monumentali prove a disposizione di chiunque.
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Alcuni esempi :
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La carestia indotta da Stalin in Ucraina che causò milioni di morti per fame ed inedia.
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L’istituzione dei gulag, nati come mezzo di repressione degli oppositri politici e divenuto strumento abituale di deportazione su base etnica, razziale, sociale, religiosa e quant’altro decidesse Stalin durante le sue “purghe” sul popolo russo, e non solo.
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4) L’universo comunista cinese, che ancora oggi schiavizza gli oppositori politici incarcerandoli nei Laogai, le famigerate industrie del lavoro forzato, i cui i reclusi sono sottoposti a sevizie e torture, come ai tempi bui del Medio Evo.
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Questi sono solo alcuni dei tanti e tragici esempi che si possono trovare tra le pieghe della Storia, nonostante il tentativo di dissimularne il contenuto operato dagli intellettuali della sinistra.
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Forse quando tutte le persone conosceranno anche queste realtà, così come oggi conoscono solo le nefandezze del nazismo, forse il comunismo cesserà di esistere.
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A parte forse i soliti stupidi integralisti ...
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Dissenso
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sabato 30 maggio 2015

BANDIERE ROSSO SANGUE

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Il comunismo e le bandiere rosse che lo rappresentano, insieme ai simboli della falce e martello, costituiscono insieme un ossimoro, un paradosso impregnato nella sua stessa essenza di falsità e menzogna.
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La falce indica il mondo contadino, mentre il martello simboleggia la classe operaia, mentre la bandiera rossa ingloba questi due mondi accostandoli al comunismo.
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Nei primi anni del ‘900 le città russe, e l’intero universo sovietico, hanno potuto sperimentare direttamente questo infausto connubio e questa pseudo simbiosi, il cui risultato è stato la morte di milioni di persone a causa proprio del comunismo.
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La N.E.P. (Nuova Politica Economica) che fu instaurata da Stalin per risollevare le sorti economiche di una Russa disastrata e barcollante, premette con forza proprio sulle due classi, quella operaia e quella contadina, che pagarono un prezzo altissimo in termini di vite umane.
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Nelle fabbriche si impose una “norma” di produzione, al di sotto della quale gli operai rischiavano la deportazione nei gulag sovietici, per “sabotaggio”, e si impose loro una sorta di passaporto interno, che non permetteva di spostarsi da un luogo ad un altro, nemmeno all’interno della Russia stessa.
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La rivoluzione bolscevica non produsse alcuna “dittatura del proletariato” nella sua transizione verso una società senza classi, ma anzi si rivelò una vera e propria oppressione dittatoriale del potere comunista sul popolo stesso.
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Tutti i partiti furono dichiarati “fuori legge” e per meglio fagocitare le masse verso la direzione voluta dai comunisti al potere, fu istituita la pena di morte.
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Agli operai fu vietato lo sciopero e fu attuata la militarizzazione del lavoro, con l’istituzione di turni di lavoro forzato e mediante la soppressione della libertà d’opinione.
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Nei Paesi occidentali ed Europei questa realtà è sempre stata nascosta accuratamente, soprattutto al mondo operaio e produttivo, che ignaro manifestava le proprie rivendicazioni sindacali inneggiando alla falce e martello e alle bandiere rosse.
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Il sangue di cui però queste bandiere era intriso, fa parte di una realtà tragica che oramai gli Storici e gli studiosi di quel periodo ci hanno consegnato, dopo l’analisi degli incartamenti dell’epoca successivamente all’apertura degli archivi segreti sovietici.
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La penosa realtà storica ci ha trasmesso anche i dati di una immane tragedia che ha coinvolto milioni di contadini della Russia comunista, sacrificati in nome dell’arroganza con cui il regime ha stravolto l’esistenza di intere masse popolari.
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Il termine “holodomor” è pressochè sconosciuto  nei salotti europei frequentati dagli intellettualoidi della sinistra, o almeno viene da costoro tenuto segregato in un limbo di segretezza che impedisce alle persone di capirne il tragico significato.
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Questo termine, in lingua ucraina, significa tradotto :
Vittime della carestia in Ucraina

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 “infliggere la morte attraverso la fame”.
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Si tratta della più grande carestia indotta scientemente nella storia dell’umanità, che portò alla disperazione e alla morte ben 5 milioni di persone, in maggior parte contadini.
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Il contadino divenne infatti, negli anni ’30 della Russia comunista,  un vero e proprio nemico per il regime, in quanto l’agricoltore rappresentava lo stereotipo del proprietario terriero e del ricco allevatore (anche nel caso possedesse tre sole mucche).
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Gli appartenenti all’intero apparato agricolo russo furono quindi identificati ed etichettati con il termine dispregiativo di “kulaki”, ed entrarono a far parte delle misure coercitive approntate per loro dal regime comunista.
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Il Partito colpì in maniera particolarmente feroce in Ucraina, considerata il “granaio” della Russia.
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In questo vasto territorio (la cui superficie è doppia di quella italiana), iniziò una metodica collettivizzazione delle proprietà agricole, mediante un esproprio che sanciva la fine della proprietà privata.
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A macchia d’olio vennero espropriati i territori dei famigerati  “kulaki”, per affidarli a masse di lavoratori dell’industria, prelevati dalle città e inviati forzatamente dal regime in Ucraina, al fine di sostituire i contadini in una conduzione agricola collettiva.
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I contadini vennero deportati nei gulag, a milioni, e pagarono un altissimo tributo di sangue, sacrificati come furono dal regime sovietico in nome del comunismo.
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Il regime iniziò a requisire i raccolti di grano, per destinarli all’acquisto di materiali utili all’Industria e necessari per il proseguimento della N.E.P.
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La tragicità sta nel fatto che fu requisito dai comunisti anche il grano destinato alla risemina, indispensabile per potersi garantire  il raccolto l’anno successivo.
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In questo modo la criminale politica del regime impedì che ci fosse alcun raccolto, consegnando così milioni di persone ad una devastante carestia che produsse, appunto, milioni di morte per fame.
L’anno seguente in tutto il vasto territorio ucraino non ci fu più nulla da mangiare, a causa delle requisizioni del regime, comprese quelle degli animali delle fattorie dei “kulaki”.
Le persone in preda ai morsi della fame si lasciarono andare a fenomeni di cannibalismo, mentre le famiglie si scambiavano i figli, diventati merce alimentare di scambio, in un orrore senza fine.
La classe operaia e quella contadina dunque costituiscono le prime due realtà sociali contro cui si scatenò l’odio distruttivo e dilaniante di un comunismo affamato di potere e di sangue, ma l’immagine che fu trasmessa nel mondo occidentale fu molto diversa.
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Durante le manifestazioni di piazza nelle città della civile Europa, infatti, anche oggi, si è sempre identificata la simbologia relativa alle bandiere rosse come uno stereotipo di libertà e di equità sociale e non di orrore e di sangue.
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L’ignoranza e l’accuratezza con cui l’intellighenzia sinistroide ha occultato la verità nei Paesi occidentali, ha permesso che intere generazioni si rendessero complici dei misfatti perpetrati dai comunisti, avallandone con lo sventolio delle bandiere rosse i feroci misfatti.
Da anni sfido i comunisti che leggono i miei post a indicare un solo Paese al mondo in cui il comunismo non sia al potere grazie alla dittatura, o in cui libere elezioni appunto ne abbiano legittimato l’ascesa al potere.
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Li sfido a contestare la realtà contestuale, relativamente al fatto che si scappa e si è scappati per anni dai Paesi comunisti verso l’Occidente, e non il contrario.
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Gli unici comunisti scappati dalla propria Nazione per rifugiarsi nel “Paradiso Marxista” furono quelli italiani nel periodo fascista, esuli in terra di Russia per aver commesso crimini come l’omicidio o la strage nei confronti degli avversari politici.
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Anche in questo caso però, in cui qualcuno è scappato verso il Comunismo e non dal Comunismo, le cose andarono nel solito modo : anch’essi divennero vittime designate della tirannide marxista.
Molti comunisti italiani trovarono infatti la morte nei gulag staliniani, grazie anche alla complicità dei dirigenti dell’allora P.C.I., guidato dal criminale comunista Palmiro Togliatti.
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Le masse operaie europee, intanto continuavano a cantare “bandiera rossa” durante le manifestazioni popolari, e a vivere una illusione falsa ed effimera, destinata solo ad alimentare un falso mito : quello comunista.
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Si verificò infatti una vera e propria proliferazione dell’iconografia pubblicitaria legata a questi falsi miti e nacquero, ad esempio, le t-shirt con l’immagine di Che Guevara, indossate da generazioni di giovani ignoranti (nel senso che forse ignoravano i misfatti dei regimi comunisti).
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Le bandiere rosse con la falce e martello purtroppo non hanno mai smesso di sventolare, nonostante il fatto che oramai la Storia abbia tratto obiettivamente le sue conclusioni.

Il comunismo è stato ed è un male assoluto, come il nazismo.
Allora mi chiedo : 
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come mai nelle nostre città esistono vie intitolate a Lenin e a Stalin ?
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Tanto varrebbe intitolarne alcune anche a Hitler ; il principio di assegnazione non sarebbe forse il medesimo ?
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Cosa privilegia Lenin o Stalin rispetto al dittatore nazista ?
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Chi oserebbe negare che questi due criminali hanno prodotto consapevolmente e criminalmente milioni di morti innocenti ?
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L’unica spiegazione è che forse nei posti di potere che prendono queste decisioni ci siano proprio coloro che hanno sventolato per anni  le bandiere rosse…
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Quando dovrà ancora proseguire questo ennesimo oltraggio alle vittime del comunismo ?
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Dissenso
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domenica 17 maggio 2015

I VORACI PESCECANI DELLA POLITICA

Per interi decenni le comunità nazionali hanno cercato di migliorare i parametri e gli standard di riferimento del benessere sociale, per cercare di elevare la qualità di vita delle persone, per ottimizzare le risorse e deviarle verso un fine che ci consentisse di definirci società civile, e per consolidare una serie di traguardi raggiunti da lasciare ai nostri figli e nipoti.
Tutto ciò oggi è finito, fagocitato dalla voracità di politici che si sono occupati e continuano ad occuparsi di priorità che nulla hanno a che fare con la crescita “sociale”.
Il lungo percorso in cui si è inerpicata capillarmente la ricerca del meglio, in ogni anfratto della nostra penisola, si è interrotto o è franato sotto la spinta distruttiva delle schiere di centinaia e centinaia di politici corrotti, collusi col malaffare, il cui solo interesse è stato ed è quello di riempirsi le tasche, senza peraltro provare la minima vergogna.
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La vorace quanto insaziabile ricerca dell’arraffo da parte di questi politici ha condotto il nostro Paese sull’orlo dell’abisso, da cui difficilmente riusciremo a salvarci.
Tutti i partiti politici, nessuno escluso, sono colpevoli di ciò e lo comprovano le migliaia di indagini intraprese dalla Magistratura, dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri, così come i numerosi arresti, le condanne, i processi, in un lungo e triste elenco in cui i vari Assessori, Deputati, Onorevoli, Sindaci, rappresentano tanti anelli di una medesima catena di delinquenza seriale.
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Ecco, di seguito, alcuni esempi di come queste voraci bestie affamate di denaro ci abbiano fatto arretrare di 100 anni nella scala dei benefici raggiunti con sacrificio, costanza, e con il sudore della fronte di milioni di lavoratori.
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Fino a qualche decennio fa gli Italiani potevano andare in pensione, con 35 anni di contributi o a 55 anni di età, per godersi il meritato riposo dopo una vita di lavoro.
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Il contratto tra il lavoratore e lo Stato prevedeva che versando i contributi mensili agli Enti preposti, durante tutto il percorso lavorativo, si potesse raggiungere questo risultato, apprezzabile e giusto, segno di un indice di civiltà sociale.
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Elsa Fornero,
l'affamatrice
 degli "esodati" 
Tutto ciò è finito, a tappe ravvicinate, durante la devastazione che hanno provocato le Leggi proposte prima da Berlusconi, poi da Prodi, e infine dalla “spallata” della Fornero.
Ora l’età in cui ci permettono di fruire della pensione è quella di 67 anni, e poco importa se si svolge l’attività di facchino o di minatore, o di infermiera, o di maestra elementare, in quanto la legge vale per tutti noi, ad eccezione della casta dei politici.
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Loro NO, loro sono esenti da questo schifo sociale, poiché possono beneficiare di vitalizi, maturati anche solo dopo un breve periodo di legislatura.
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Recentemente, dopo che il marcio diffuso della classe politica è diventato palesemente imbarazzante, il “furor di popolo” ha costretto la classe politica a decidere per l’abolizione di questi privilegi, ma solo per i nuovi arrivati, mantenendo invece i “diritti acquisiti” per tutti coloro che li hanno “maturati” fino ad oggi .
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Un altro esempio di distruzione sociale, di cui sono colpevoli quei politici che inspiegabilmente sono ancora oggi votati a piene mani dagli Italiani stessi, è quello che riguarda i famigerati “tagli” .
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In nome infatti di una formula ampiamente adottata nelle enfasi oratorie di questi politici, che recita : “L’Europa ce lo chiede ! ”, si taglia non sulla marea di benefici in cui si strafogano le orde dei politici italiani, ma sul popolo, e sulle conquiste di servizi che tanto faticosamente gli Italiani hanno raggiunto.
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Uno fra tutti : la Sanità.
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Dimissionario nel 2014, mantiene l'incarico di Dirigente Equitalia
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Sono stati tagliati il numero dei letti negli ospedali, e i ticket sui medicinali e sulle prestazioni mediche sono aumentati, mentre ora il Governo di Renzi (che piace tanto a parecchi elettori !) sta dando l’assalto all’arma bianca all’istituzione del Medico di famiglia.
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Il progetto governativo è quello di istituire delle grandi Case della Salute in punti strategici delle Città metropolitane, in cui verranno dislocati con turnazioni casuali gli attuali medici di famiglia.
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In pratica nascerà un ennesimo carrozzone ad uso e consumo dei professionisti della concussione, del malaffare, dell’arbitrio, e poco importa se il rapporto medico-paziente, fino ad oggi alla base del rapporto umano tra le famiglie e il “dottore”, scomparirà per sempre.
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In questi “carrozzoni” tutto sarà spersonalizzato, ma per chi potrà gestirne le prerogative, ci sarà la possibilità di accedere ad appalti, di colludere con organizzazioni mafiose, di gestire indisturbati milioni di euro….
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Non sto facendo fanta-politica, infatti è sufficiente ricordare i vari scandali del recente passato, come ad esempio quello del Sindaco PD Ravaioli di Rimini, indagato per falso ideologico, come sospettato di aver compilato ricette false, (coinvolto in altri procedimenti, è stato indagato anche per associazione a delinquere in merito alle indagini sul fallimento dell’aeroporto di Rimini), così come quello legato ad Ottaviano del Turco in Abruzzo (PD), arrestato per associazione a delinquere e truffa.
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La lista è molto lunga e non fa distinzione tra i partiti coinvolti nel malaffare, anzi coinvolge ogni rappresentanza della politica in un unico sistema basato sulla corruzione, sulla compiacenza e sull’arroganza di chi, inspiegabilmente è stato votato dagli italiani.
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Il PD è tra i partiti in cui il numero degli indagati è elevatissimo, ma schiere di pervicaci sostenitori degli ex comunisti continuano a votarli e a chiudere gli occhi, avvallando così il loro “modus operandi”.
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La sinistra, che da sempre si pone come difensore degli operai e delle classi deboli, è in realtà tra i maggior artefici del disastro italiano, coprendo omertosamente i responsabili corrotti, spesso semplici ingranaggi e strumenti in mano dei dirigenti.
Ne è un esempio ecclatante lo scandalo della Banca Monte dei Paschi di Siena, il cui CDA era asservito ai voleri del PD, completamente consapevole delle scandalose operazioni finanziarie condotte sulla pelle dei cittadini.
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Continuando la carrellata di situazioni in cui si riscontrano disagi di proporzioni epiche, rispetto al passato, troviamo i costi che le famiglie devono subire per poter mettere i propri figli negli asili d’infanzia.
Spesso le mamme rinunciano al posto di lavoro, poiché risulta più conveniente piuttosto che pagare le rette astronomiche (specie se i figli sono piu di uno) verso cui il sistema del malaffare ci ha condotti.
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Tutto ciò accade, naturalmente, se non si appartiene all’etnia Rom, nel cui caso si ha invece diritto ad un posto riservato e gratuito, con aggiunta di sovvenzione ad hoc, alla faccia di chi lavora e paga le tasse.
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Sembra un paradosso se non fosse che esiste una ragione ben precisa coincidente con la gestione, esercitata da sempre dalle organizzazioni di sinistra (le famigerate cooperative), dei flussi migratori degli extracomunitari, e non solo.
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Ingenti risorse statali vengono messe in gioco per dipanare la matassa delle emergenze, sia nei confronti dei Rom che dei barconi di disperati provenienti dall’Africa, ma ben pochi di quei soldi arrivano ai destinatari, poiché schiere di politici corrotti provvedono a deviarne il percorso.
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Nel frattempo la crisi, di cui gli stessi politici sono artefici, attanaglia le famiglie e le aziende, trascinando molte persone nel baratro della disperazione, come si evince dai molti suicidi di imprenditori disperati.
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Assistiamo quindi alla trasformazione dello Stato, che è quindi diventato nemico della gente, così com’è gestito da delinquenti senza scrupoli, i quali poi tuonano nei programmi di intrattenimento televisivi contro l’antipolitica, come a dire che la responsabilità è di coloro che protestano contro di loro.
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Il fisco è tornato ad essere, non uno strumento di gestione del rapporto economico che intercorre tra Stato e Cittadini, ma un odioso ed arcaico mezzo di tipo medioevale attraverso cui le imposizioni di tasse sempre più esose attanagliano i lavoratori.
La stretta fiscale, assolutamente iniqua e arbitraria, assume i connotati di sistema dittatoriale, attraverso cui personaggi come Napolitano, Renzi, Berlusconi, Prodi, D’Alema, e tutta la schiera di politicanti italiani, mantengono il potere.
Se vuoi vivere devi pagare !
Se vuoi che i tuoi figli abbiano un futuro, per quanto aleatorio possa essere, devi subire e chinare la testa, senza protestare.
Se andrai in pensione a 67 anni (sempre che ci arrivi e sempre che non modifichino la Legge, aggiungendo ancora altri anni) devi rassegnarti, e accettare la miseria che ti sarà riconosciuta, anche se schiere di politici ladri e mafiosi, otterranno vitalizi e pensioni da nababbo.
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Devi accettare i 600 euro che ti daranno dopo 45 anni di lavoro, anche se i politici ne prenderanno 2500 0 3000 dopo soli 5 anni di legislatura.
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Questi sono i percorsi che stanno portando l’italia verso l’abisso, e che hanno invertito forse irreversibilmente il cammino di civiltà iniziato dai nostri nonni, dai nostri padri e che non troverà purtroppo riscontro nei nostri nipoti.
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Le sanguisughe che sono attaccate al portafoglio degli italiani e che fanno parte del mondo della politica dovrebbero essere considerate nemici dell’umanità e trattate alla stregua di scarafaggi da schiacciare, senza alcuna pietà.
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Non so se vi ricordate Duilio Poggiolini, il Re Mida della Sanità, il funzionario pubblico massone che permise la commercializzazione di sangue infetto, inducendo l’epidemia di infezioni da HIV ed epatite C negli anni ’90 sotto il Ministero di Francesco De Lorenzo del Partito Liberale.
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Personaggi come questo hanno evidentemente fatto da “Nave Scuola” per quei politici che sono venuti dopo di loro, e che imperturbabilmente compiono le loro nefandezze con l’unica accortezza di non farsi scoprire.
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Intanto molti pensionati italiani mangiano pane e latte per poter sopravvivere mese dopo mese.
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L’escamotage e l’inganno che i politici si inventano per arraffare soldi sono all’ordine del giorno.
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Un esempio ?
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Il popolo vota contro il finanziamento pubblico dei partiti, e la politica instaura un nuovo sistema, che è quello dei rimborsi elettorali, aggirando l’ostacolo in spregio alla volontà dei loro stessi elettori.
I cittadini assistono alle nefandezze di personaggi di spicco che sono alla guida dei maggiori partiti ma continuano ad osannarli, a riempire le Piazze ogni qualvolta è presente un comizio dei vari D’Alema, Bersani, Vendola, Berlusconi, ecc, ecc.
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Mi viene quindi da considerare che forse abbiamo ciò che meritiamo !
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Ci stanno sodomizzando da lungo tempo e noi continuiamo a votarli …
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Mi viene il sospetto che a molti piaccia…
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Dissenso
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lunedì 30 marzo 2015

LA CORALE PIETRO NERI BARALDI

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Pietro Neri-Baraldi (1826 - 29 Giugno 1902 ) fu  un  famoso cantante d'opera italiano di origini minerbiesi, dove nacque il 1° febbraio del 1826 da famiglia contadina.
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Pietro Neri Baraldi
Come tenore cantò in tutta Europa interpretando ruoli principali, fin dal suo debutto al Teatro Comunale di Bologna nel 1850 .
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Dal 1853 fu impegnato come primo tenore al Teatro del Corso (il Teatro fu poi distrutto dai bombardieri americani il 29 gennaio 1944), dove si esibì nelle sue prime apparizioni bolognesi, cantando e interpretando i personaggi di “Manrico” (nel Trovatore) , del “Duca di Mantova” (nel Rigoletto), e di “Ubaldo” (in Elena da Feltre).
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Pietro Baraldi fu poi protagonista a Parigi, nella stagione teatrale 1854/1855,  sia  al Théâtre-Italien che all'Opéra di Parigi.
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Cantò poi in una vasta gamma di ruoli a Londra dal 1856 al 1868, prima al Lyceum Theatre e poi alla Royal Opera House.
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Teatro del Corso bombardato
In alcune performances interpretò il ruolo di “Gennaro”, come primo tenore, durante il melodramma “Lucrezia Borgia” (da Victor Hugo) al Regio Teatro San Carlos di Lisbona, nel dicembre del 1860.
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Ugualmente si distinse nel ruolo del “Visconte Sirval”, sempre come tenore, nel melodramma “Linda di Chamounix” ( di Gaetano Donizetti) al Teatro regio di Torino nel gennaio del 1867.
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Antonietta Fricci
Nel 1863 Pietro Neri Baraldi sposò il soprano di origine austriaca Antonietta Fricci (1840-1912) con la quale condivise spesso le apparizioni sul palcoscenico.
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Nei suoi ultimi anni si dedicò all’insegnamento del canto, e tra i suoi migliori allievi spiccò per eccellenza il soprano sudafricano, Ada Forrest (Cherry Kearton).
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Pietro Baraldi morì a Bologna il 29 giugno 1902, all’età di 76 anni.
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Successivamente, nei primi mesi del 1920 nacque a Minerbio la Corale Pietro Neri Baraldi, così chiamata in onore e in ricordo del grande tenore .
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Il fondatore  del primo stadio  embrionale della Corale fu  il giovane seminarista  Corrado Bortolini,  anch’egli  minerbiese, di cui trovate notizie su un nostro precedente post, all’indirizzo :
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Dopo aver radunato un gruppo di persone amanti del bel canto a Minerbio, Corrado costituì infatti un piccolo coro, che gradatamente , forte dell’entusiasmo generale dei concittadini, si costituì appunto come "Corale Pietro Baraldi".
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Troviamo tracce di Don Corrado anche in una delle tabelle del percorso didattico  realizzato dall’Associazione Amici di Minerbio.
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Nella tabella 11 di tale percorso, infatti, si fa riferimento  alla corale “Pietro Neri Baraldi”, fondata proprio da Don Corrado ed è presente anche una fotografia del 1924, nel giorno della festa dell’Assunta, il 15 agosto,  in cui sono ritratti i membri della Corale, sullo sfondo del muro e del cancello che limitavano via Larga Castello a Minerbio.
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In precedenza, durante il 1° decennio del 1900, in paese, esistevano alcuni raggruppamenti di persone che nel tempo  libero  si  dedicavano   ad   esprimere  il   loro amore    per   la musica, esibendosi in due formazioni musicali denominate “Bénde d’in zò” (detta anche “Bènde di puvrètt”) e “Bénde d’in sò”.
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La prima, detta anche “del Canaletto” (dalla denominazione della strada) si era costituita attorno alla figura di un certo Scanabissi Fernando, un giovane musicista autodidatta, suonatore di tromba, mentre la seconda trasse le proprie origini dal gruppo dei “Settembrini”, a sua volta originato da una associazione patriottica minerbiese, denominata XX settembre.
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Entrambi i “gruppi” di paesani erano composti da gente semplice, genuina, come i “canapini”, i falegnami, o i contadini, perlopiù analfabeti e privi di una cultura musicale paragonabile a quella delle moderne “bande” musicali cittadine.
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I componenti suonavano “ad orecchio”, senza spartito, ed esprimevano la loro voglia di aggregazione e il loro desiderio di contrastare, con la musica, la miseria e la mancanza di benessere economico che a quell’epoca imperava nei paesi e nelle città italiane.
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Si narra che a volte Scanabissi, l’elemento di maggior spicco degli “insò” andasse di nascosto ad ascoltare le prove degli “inzò” (i “Settembrini”) e poi, furbescamente, preparasse con i suoi l’esecuzione delle musiche appena acoltate, per suonarle inaspettatamente in piazza prima dell’altro gruppo, lasciandoli con un “palmo di naso”.
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Queste parodie scherzose animavano una Minerbio, in cui comunque era sempre presente, in ogni locale pubblico, o bettola, o bar, o trattoria, qualcuno che suonava il mandolino oppure l’ocarina, così come la fisarmonica, caratterizzando il paese con  il suo clima musicale e festoso.
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Dopo l’ultima guerra, e precisamente il 1° marzo 1945, il fondatore della corale Pietro Baraldi, Don Bortolini, che nel frattempo era divenuto parroco a S.Maria Induno (Bentivoglio), fu prelevato nella sua Parrocchia da due partigiani comunisti armati, dopo le 20, e portato via.
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Il clima di guerra civile e fratricida che ha insanguinato le città e i paesi italiani dopo la fine del conflitto mondiale, è stato piuttosto intenso nelle nostre zone, e le vittime hanno spesso pagato con la vita il loro tributo alla sete di sangue e di vendetta che ha spesso animato le intenzioni di parte dei vincitori.
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Della sorte del Parroco Don Bortolini non si seppe più nulla, tranne quanto risulta dalle parole del suo successore, Don Silvano Stanzani, il quale affermò di aver scoperto che i partigiani si abbandonarono ad episodi di tortura e di efferatezze.
Addirittura “una donna che comandava un manipolo di assassini comunisti, partigiani, lo evirò personalmente e poi lo fece legare ad un camioncino, al fine di trascinarlo per circa un chilometro, per impiccarlo poi al ramo di un albero”.
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Gli sopravvisse la “Corale Pietro Baraldi”, ma solo fino al 1947,  poi si sciolse silenziosamente.
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Durante il suo percorso la corale partecipò al Concorso Internazionale di Venezia nel luglio 1924, organizzò rappresentazioni come operette e concerti fino al 1925, concorse a Roma tra le corali associate all’Ente Nazionale “Dopo Lavoro” classificandosi al quarto posto, e organizzò veglioni di carnevale e cori natalizi negli anni ’30.
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La musica è sempre stata presente a Minerbio, fino ad oggi, come filo conduttore di ricerca istintiva e spontanea dell’espressione musicale in quanto tale, simbiotica di un amore tra le persone, tra il musicista di strada e l’ascoltatore occasionale, che nasce dal desiderio di esprimere una assonanza di intenti quale può essere la ricerca del benessere interiore, della fratellanza.
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Nacquero le fanfare, il “Concerto ocarinistico”, la “Società del Clinto”, le serenate e i “Maggi”, i gruppi musicali, i complessini, e il Corpo Bandistico.
Minerbio ha purtroppo perso per sempre gli “insò” e gli “inzò”, gli Scanabissi, e i canapini o i contadini che animavano il paese con la loro musica, ma  nonostante ciò rimane la loro memoria, il loro spirito vitale, la loro spinta iniziale verso il futuro, ripresa e continuata da coloro che ne riproposero gli intenti.
Il paese a quei tempi era sopraffatto da una povertà materiale dilagante, ma esisteva in contrapposizione una forma di ricchezza esclusivamente intangibile, ma altrettanto significativa, da cui possiamo trarre una preziosa lezione esistenziale.
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Si tratta di quell’espressione di vita rappresentata e composta dallo spirito e dall’anima stessa di tutti coloro che, come i musicisti, esprimevano anche inconsciamente l’affermazione di valori universali legati alla musica e alla voglia di vivere.
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Ecco perché diventa molto importante, addirittura prioritario, a nostro avviso, ricercare nella conoscenza del passato quegli elementi di vita da cui proveniamo, conservandone la memoria e riconoscendo loro un giusto tributo di riconoscenza e di affetto.
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Le fanfare, gli “insò” e gli “inzò”, così come la corale Pietro Baraldi, devono essere ricordate e considerate come un valore aggiunto lungo il percorso di una civiltà verso cui siamo tutti proiettati, ma a cui non si può tendere senza prescindere dagli insegnamenti e dagli esempi di vita trascorsi.
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N.d.A.
Alcune delle informazioni che hanno permesso la realizzazione di questo post sono state desunte dalla lettura del libro di Cesare Fantazzini e Oscar Mischiati :
"Tradizioni musicali minerbiesi II vol."
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Un grazie agli autori di questo libro, esauriente e molto interessante, di cui consiglio la lettura.
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E.B.
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Speech by ReadSpeaker