Articolo 21 della Costituzione Italiana

Articolo 21 della Costituzione Italiana:
"TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, CON LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE"

mercoledì 23 settembre 2020

PUTIN NON SI SMENTISCE !

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Putin non si smentisce mai, palesando nei fatti un modus operandi che nulla ha a che vedere con la democrazia e il rispetto dei diritti umani.

I sostenitori del nuovo Zar di Russia fingono di non sapere che Putin elimina fisicamente chiunque gli si opponga, anche solo dialetticamente, ricorrendo all’assassinio mediante sicari prezzolati che sparano alle vittime designate, come nel caso di Anna Politkovskaja e Anastasia Baburova, le due giornaliste della Novaja Gazeta, oppure ricorrendo al veleno.

Tutti conoscono il “caso” Litvinenko, l’ex agente dei servizi segreti del Kgb e poi dell’FSB divenuto in seguito un dissidente ostile a Putin, che morì a causa di un avvelenamento da radiazione per essere venuto in contatto con il polonio 210, un isotopo radioattivo  del polonio.

Poco prima dell’avvelenamento Litvinenko si era intrattenuto con gli ex agenti del KGB Andrei Lugovoi e Dimitri Kovtun in un bar di Piccadilly a Londra dove poi, in seguito ad indagini approfondite, furono infatti trovate tracce del letale elemento radioattivo.

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ALEXEJ NAVALNY

Recentemente Putin ci ha riprovato avvelenando Alexej Navalnj, il blogger e attivista politico che si oppone alle scelte dittatoriali del Cremlino, oltre che Segretario del Partito Democratico del Progresso, il quale che riunisce una formazione di cui precedentemente co-Presidente insieme a Boris Nemcov, assassinato nel febbraio 2015.

Putin i questo caso, come raramente accade, ha fallito il suo tentativo omicida poiché Navalny è sopravvissuto, grazie al fatto che l’aereo su cui si trovava il blogger in volo da Tomsk verso Mosca è stato fatto atterrare all’aeroporto di Omsk, in Siberia, per ricoverarlo d’urgenza nell’ospedale della città.

La moglie dell’attivista si è immediatamente attivata per evidenziare la situazione agli occhi della comunità internazionale, al punto che sia la Cancelliera tedesca Angela Merkel che il Presidente francese Emmanuel Macron ne hanno chiesto l’immediato trasferimento in una struttura ospedaliera in Germania.

Navalny, che in passato era già stato arrestato dalla Polizia di Putin, l’ex colonnello del KGB che spadroneggia nell’ex Unione sovietica come un novello Stalin, si è svegliato dal coma e gradatamente, grazie a 32 giorni di ricovero e di cure da parte dei sanitari tedeschi è finalmente guarito ed è stato dimesso dall’ospedale.

Gli esami clinici hanno riscontrato nell’organismo dell’attivista politico la presenza di un letale agente chimico del gruppo Novichok, come annunciato dal portavoce del Governo di Berlino Steffen Seibert, il quale ha ribadito come ciò sia a tutti gli effetti “una grave violazione della Convenzione sulle armi chimiche”.

Il disprezzo per i diritti umani in effetti è una prerogativa insita nell’essenza stessa di Putin che non esita a sbarazzarsi delle opposizioni in qualunque modo, con le pallottole e con i veleni.

Per chi non lo sapesse, il Novichok appartiene alla classe di agenti nervini, i pericolosissimi gas chimici volatili, prodotti nell’Unione sovietica tra il 1970 e il 1933, considerati armi di distruzione di massa molto potenti.

In questo particolare moneto storico Putin non deve aver apprezzato gli attacchi politici che gli ha rivolto Navalny a proposito di ciò che sta accadendo in Bielorussia.

Come si sa il dittatore Aleksandr Lukashenko, Presidente della Bielorussia, è un fantoccio manovrato da Putin, il quale ha messo gli occhi su quel Paese per proseguire il suo percorso di espansione territoriale denominato eurasiatismo.

Dopo la Cecenia, la Georgia, l’Ucraina e la relativa annessione della penisola di Crimea, ora gli appetiti totalitaristici di Putin si rivolgono infatti proprio verso la Bielorussia.

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2000  -  GROZNY RASA AL SUOLO DAI BOMBARDAMENTI RUSSI

Il dittatore Lukashenko, al potere dal 1994 dopo elezioni truccate contestate da manifestazioni oceaniche popolari in cui hanno partecipato oltre 250 mila persone, ha represso il dissenso con ogni mezzo a sua disposizione, ricorrendo alla tortura e appellandosi a Putin, minacciando il suo stesso Popolo di far intervenire militarmente la Russia per sedare le proteste.

Fra i suoi oppositori più determinati alcuni sono stati costretti a rifugiarsi all’estero, come la candidata alla Presidenza Svetlana Tikhanovskaya espatriata in Lituania, oppure come Veronika Tsepkalo che a suo rischio e pericolo ha scelto Mosca come palco da cui arringare le folle.

In tutto questo marasma emerge la figura di Putin, lo spietato assassino che attende lo sviluppo degli eventi, consapevole del fatto che ad un minimo cenno di Lukashenko potrà avere l’alibi per poter invadere il Paese con i suoi carri armati.

Putin poi provvederà a russificare i territori occupati, così come ha fatto in Cecenia e in Ucraina per giustificare davanti al consesso internazionale una qualche rivendicazione su base etnica, esattamente come fece il Maresciallo comunista jugoslavo Tito nei confronti dei territori giuliano dalmati.

L’unica differenza è che nei territori carsici della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia la dittatura comunista operò preventivamente, intervenendo con una sostituzione etnica che andava di pari passo con il genocidio programmato delle popolazioni italiane.

Nella penisola di Crimea invece Putin ha alimentato per decenni una russificazione costante dei territori, mediante l’afflusso di decine di migliaia di famiglie russe, costituendo un nucleo etnico a lui favorevole, da usare poi per vincere il referendum popolare in cui si chiedeva alle masse se volevano rimanere ucraini oppure “passare” sotto la dominazione russa.

Subito dopo questa vittoria pilotata, Putin ha subito inviato la sua preponderante forza bellica occupando l’intera Crimea, incurante delle proteste internazionali, e ponendo un altro tassello sul mosaico dell’Unione eurasiatica.

Il processo storico denominato eurasiatismo concretizza la visione politica del suo ideologo Aleksandr Dugin, e prevede per il futuro una estensione territoriale russa che va da Vladivostok a Lisbona, guidata da Putin.

L’ex agente del Kgb Vladimir Putin, che era di stanza a Berlino prima della caduta del famigerato muro, e che sparava alla schiena di coloro che tentavano di scappare dal comunismo, ora veste i panni del dittatore che espande i suoi territori a discapito delle Nazioni sovrane che si trovano sul suo cammino, come appunto l’Ucraina e la Bielorussia.

Dopo aver fagocitato la democrazia in Bielorussia, i suoi prossimi bersagli saranno quindi i Paesi baltici come Lettonia, Estonia, e Lituania ?

Oppure dovremo assistere ad una alleanza militare con l’altra potenza comunista mondiale, rappresentata dalla Cina di Xi Jinping?

Uno scenario che sfugge alle logiche odierne e che non trova immediati riscontri, ma che presenta elementi di fattibilità futura in chiave anti americana e anti occidentale, nell’eterno dualismo contrapposto.

Nel frattempo Di Maio prostituisce l’Italia a ciò che indica come ineludibile e cioè al gigante cinese, che attraverso la cosiddetta via della seta ci impone dictat e ricatti finanziari da cui difficilmente riusciremo a svincolarci, divenendo così un satellite dell’ex Celeste Impero.

La stupidità del pentastellato, il cui quoziente intellettivo è sicuramente inferiore a quello di uno scarafaggio, arriva a disprezzare i diritti umani su cui è imperniata la nostra stessa democrazia, e lo fa convinto di essere uno statista e non un “utile idiota”.

La relazione annuale di Amnesty international sui diritti umani riferisce che in Russia la situazione ha continuato a deteriorarsi e sono stati ulteriormente ridotti i diritti di espressione, di associazione e di riunione pacifica, mentre per contro è aumentata la repressione e le ritorsioni, così come le vessazioni e i maltrattamenti da parte della Polizia, la quale esegue arresti arbitrari, pesanti ammende e incarcerazioni.

Il rapporto di Amnesty prosegue confermando che il regime di Putin osteggia i difensori dei diritti umani e perseguita i gruppi religiosi come ad esempio i “Testimoni di Geova” colpendoli anche attraverso la tortura, una pratica diffusa che è garantita con l’impunità verso gli apparati polizieschi che la praticano.

La popolazione russa esprime sempre di più il proprio malcontento verso Vladimir Putin, che spadroneggiando nel Paese da oltre vent’anni, ha condotto il sistema politico in un crescendo di corruzione, di abusi ambientali e urbanistici che hanno favorito il degrado sociale e il peggioramento degli standard di vita generali.

Nonostante tutto ciò e nonostante l’annessione della Crimea la Russia, a cui era stato sospeso il diritto di voto nell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, ha ottenuto il reintegro in tale consesso riacquistando il diritto di voto.

La civile Europa, che è sempre di più connotata come l’Europa di Prodi e delle sinistre, ha sorvolato sulle centinaia di arresti che il regime di Putin ha effettuato in occasione delle sempre più numerose proteste di piazza e delle condanne penali inflitte ai manifestanti pacifici come ad esempio Vyacheslav Egorov, Andrey Borovikov, e Konstantin Kotov.

Pare che l’Europa da un lato dia segnali di preoccupazione verso alcuni comportamenti dei gerarchi comunisti o post tali, come nel caso dell’avvelenamento di Navalny, mentre dall’altro assume comportamenti referenziali e di sudditanza come nel caso dei rapporti commerciali con la Cina, la quale, ricordiamolo, è stata anche teatro delle Olimpiadi nel 2008 e ospiterà l’edizione invernale del 2022.

I parlamentari europei sono evidentemente refrattari alla lettura di testimonianze sulle atrocità commesse da Putin, come ad esempio in Cecenia, raccontate dalla giornalista Anna Politkovskaja attraverso i suoi reportage e i suoi libri.

Nel civile consesso europeo, caratterizzato dalla presenza massiccia di politicanti delle sinistre, si evita di rimarcare le atrocità commesse a Grozny, la capitale della Cecenia che fu rasa al suolo dai militari russi e dai mercenari di Putin che si abbandonarono a stupri, torture e mutilazioni contro la popolazione civile, in un crescendo di violenze indegne di ogni essere umano.

Anna Politkovskaja portò alla luce tutto ciò, riconducendo i crimini direttamente alle direttive di Putin che, per questo motivo, la fece uccidere da uno dei suoi sicari.

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L'odierna Europa, frutto del coito contro natura fra banche e marxismo

Personalmente affermo molto chiaramente che questa Europa mi fa schifo, in quanto complice sia dei misfatti di Putin che di quelli di Xi Jinping, e aggiungo che vorrei guardare negli occhi ogni singolo parlamentare europeo per esprimergli il mio vivo disprezzo.

Vorrei dire loro che il silenzio complice con cui esprimono la loro subdola indolenza li qualifica come complici e come individui dalla caratura morale più simile a quella di un tipo di fogna che a quella del parlamentare.

Del resto il comunismo ci ha sempre confermato che la sua stessa essenza si compone di odio e di violenza e a questo proposito viene da chiedersi come mai i politici del PD osannino Palmiro Togliatti definendolo con l’appellativo di “il Migliore” nonostante il fatto che la Storia affermi che sia stato un feroce criminale e assassino ?

Malafede ? Ignoranza ? Un irrazionale sentimento di odio insanabile ? Cervello da ratto ? Lesioni cerebrali ?

O forse un po’ di tutto questo, almeno a quanto appare dai discorsi dei sinistroidi e delle sardine …

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Dissenso

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