Articolo 21 della Costituzione Italiana

Articolo 21 della Costituzione Italiana:
"TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, CON LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE"

giovedì 4 dicembre 2014

FUNGHI DEL TERRITORIO : il MARASMIUS OREADES

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Funghi del territorio : MARASMIUS OREADES
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CLASSIFICAZIONE TASSONOMICA :
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REGNO : Fungi
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DIVISIONE : Basidiomycota
CLASSE : Basidiomycetes
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ORDINE : Agaricales
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FAMIGLIA : Marasmiaceae
GENERE : Marasmius
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SPECIE : Marasmius oreades (Bolton, Fries, 1836)
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Nomi volgari : Gambesecche 
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Fungo saprofita, molto apprezzato per il suo aroma e il suo sapore, il marasmius, più comunemente conosciuto e identificato come “gambesecche”, è abbondante nei luoghi di crescita e deve il suo nome alla consistenza del suo gambo, che si spezza con facilità, come uno stecco, esercitando una piccola pressione.
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Il termine saprofita in realtà è improprio, in quanto i funghi non appartengono al Regno vegetale, ma ad un regno a sé stante (Regno fungi, Linnaeus 1753).
I funghi infatti, essendo sprovvisti di clorofilla dipendono in tutto e per tutto dagli altri esseri viventi, modificando e demolendo il materiale organico degli organismi morti (sono allora saprofiti) oppure parassitando alberi, erbe, bestie, ed anche gli uomini, provocando loro le patologie note come micosi.
Per quanto risulti ottimo al gusto, è sconsigliabile la raccolta del marasmius oreades ai meno esperti, in quanto può essere confuso con altre specie di piccola taglia molto pericolose per la loro tossicità, come alcune Inocybe praticole, il marasmius collinus, le collybie, la galerina marginata e alcune lepiote mortali.
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L’odore che emana è particolare, gradevole, di mandorle amare, e caratteristico della specie.
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"Cerchio delle streghe"
Cresce nei prati, nei parchi, nei giardini, dalla Primavera all’Autunno, dopo abbondanti piogge, formando i cosiddetti “cerchi delle streghe”.
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Il termine esatto, in realtà, sarebbe “cerchi delle fate” in quanto il nome oreades deriva da "Oreidi", ovvero le ninfe montane della mitologia greca, che nulla hanno a che fare con le streghe.
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La tesi scientifica prevalente su questi cerchi spiega il fenomeno come una propagazione del micelio e delle spore, in maniera radiale, attraverso le terminazioni periferiche che vanno verso l’esterno, dove al suo limite forma i corpi fruttiferi.
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Il marasmius oreades si essica facilmente, e rinviene se messo in acqua.
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Se ne consuma solo il cappello, che è adatto a molte ricette in cucina, per accompagnare carne o pesce, o per fare sughi, risotti, ripieni, o salse calde e fredde, e comunque sempre cotto, mai crudo.
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Una particolarità : la fragranza del fungo è dovuta alla presenza di piccole quantità di acido cianidrico, sostanza da cui si ricava il mortale veleno del cianuro, ma che nella fattispecie non è affatto pericoloso per l’esigua presenza riscontrabile.
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Bisogna aggiungere anche che la raccolta dei funghi è sempre consigliata in aree prive di traffico veicolare, quindi non in prossimità di strade o di parcheggi, in quanto tutti i funghi, in percentuali diverse, assorbono i metalli pesanti, presenti negli scarichi dei veicoli a motore.
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Il Marasmius, in particolare, assorbe particolarmente il Mercurio, presentando valori superiori a 10 mg per Kg di fungo secco (corrispondente a 1 mg per Kg di fungo fresco).
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Può sembrare un valore basso, a chi non è addetto ai lavori in campo chimico-micologico, ma per meglio spiegarne la pericolosità faccio presente che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) stabilisce di non superare la concentrazione di 0,3 mg per Kg.
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Il monometilmercurio è liposolubile e si fissa sul cervello, sul fegato, sulle ossa, e sui muscoli, e viene eliminato molto lentamente, in più settimane, provocando ulteriori danni se ci sono ingestioni ripetute e successive.
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Gli altri metalli pesanti assorbiti dai funghi in prossimità di strade trafficate sono:
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Il Cadmio, metallo pesante e molto tossico, passa nel sangue e si accumula nel fegato, ossa e reni ;
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Il Piombo, che manifesta una tossicità cronica, con disturbi di tipo ematologico. Si deposita a livello delle ossa e dei denti e agisce anche a livello del cervello e del pancreas ;
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Nelle donne gravide oltrepassa la barriera placentare e si ritrova nel latte materno.
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L’Arsenico, che presenta un tenore variabile di concentrazione, causa spesso delle manifestazioni cliniche quali coliche e diarree ;
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Inoltre i funghi assorbono i prodotti fitosanitari, come gli insetticidi, gli erbicidi, e i pesticidi, che possono comportare seri problemi.
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I metalli pesanti sono comunque cancerogeni genotossici e mutageni, e agiscono quindi direttamente sul DNA, come la radioattività, anch’essa assorbita pesantemente dai funghi.
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Questa carrellata di informazioni NON deve comunque allarmare ma solamente mettere al corrente del fatto che i funghi vanno raccolti in zone dove la presenza umana non ha avvelenato l’ambiente circostante.
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I boschi e i luoghi isolati, di pianura o di montagna sono ideali per raccogliere i nostri carpofori preferiti !
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E.B.
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giovedì 20 novembre 2014

Sindaco Merola condannato dalla Corte dei conti.

Il sindaco di Bologna Merola è stato condannato per danno erariale dalla Corte dei conti, insieme a giunta e due dirigenti Iannnucci e Angeli per 30.000 euro di danni. 
Qui il fuori onda della dirigente Iannucci che dice «al massimo pagheremo 100 euro»

Non sempre vincono i burocrati di partito. A volte vince il giornalismo.


Tre anni fa raccontai del suo capo di Gabinetto Marco Lombardelli assunto solo con la terza media ma con uno stipendio da alto dirigenti con laurea. 
Qui l’articolo che originò il caso e le dimissioni di Lombardelli. 

Fonte: LINK


domenica 16 novembre 2014

Funghi del territorio : PHALLUS IMPUDICUS

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CLASSIFICAZIONE TASSONOMICA :
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REGNO : Fungi
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DIVISIONE : Basidiomycota
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CLASSE : Basidiomycetes
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ORDINE : Phallales
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FAMIGLIA : Phallaceae
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GENERE : Phallus
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SPECIE : Phallus Impudicus (Linneo, 1753)
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La varietà di presenze micologiche nelle nostre zone comprende anche quella del Phallus impudicus, un fungo che trae le sue origine etimologiche dal latino Fallus (fallo, inteso come organo sessuale maschile) ed impudicus (impudico, senza pudore, o spudorato).
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Questo fungo è caratterizzato non solo dalla forma, inconfondibile, simile a quella di un pene eretto, ma anche dal forte odore cadaverico e insopportabile, che emana allo stadio adulto, e che è percepibile da alcuni metri di distanza.
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Il forte effluvio emanato dal cappello attira miriadi di mosche e di molti altri insetti che, gradatamente, ne asportano completamente la sommità vischiosa (gleba), rendendo il carpoforo bucherellato e vagamente simile a quello delle spugnole.
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Il forte odore e la gleba vischiosa del cappello, che contiene le spore, contribuiscono ad una strategia riproduttiva, poiché gli insetti attirati rimangono imbrattati e contribuiscono così alla diffusione delle spore.
Il Phallus impudicus raggiunge spesso dimensioni considerevoli per un fungo, partendo dalla forma iniziale simile ad un ovulo, da cui si sviluppa, arrivando fino a 30 cm di altezza.
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Dal punto di vista della commestibilità si può dire che questo fungo sia certamente poco invitante, anche se allo stato di ovolo ha un odore vanigliato e gradevole, essendo privo appunto di quell’odore nauseante che poi lo caratterizzerà, da adulto.
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Viene quindi raccolto, in alcuni paesi del nord Europa e consumato, previa asportazione del peridio, l’involucro protettivo che lo riveste.
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Il Phallus impudicus è un fungo comune e frequente, e cresce sia nei boschi di aghifoglie o di latifoglie, che nei parchi e nei giardini, sui terreni umidi, dalla primavera all’autunno.
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E.B.
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Funghi del territorio : ARMILLARIELLA MELLEA

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CLASSIFICAZIONE TASSONOMICA :
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REGNO : Fungi
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DIVISIONE : Basidiomycota
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CLASSE : Basidiomycetes
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ORDINE : Agaricales
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FAMIGLIA : Marasmiaceae
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GENERE : Armillaria
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SPECIE : Armillariella mellea (Vahl) P. Kumm
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L’Armillariella Mellea, abbastanza comune anche nei nostri territori, è conosciuto, come spesso succede in micologia, con parecchi nomi “volgari” a seconda della zone di nascita.
E’ chiamato infatti “chiodino”, oppure “famigliola buona”, o ancora “rigagno”, e in altri svariati modi, dai raccoglitori locali delle varie località in cui appare.
Questo fungo, pur essendo tossico da crudo, viene consumato previa bollitura, divenendo infatti un ottimo commestibile solamente dopo cottura.
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L’Armillariella mellea contiene tossine termolabili (emolisine) che vengono cioè rese innocue dalla temperatura a 65/70 gradi centigradi.
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L’acqua di cottura deve sempre essere buttata e va consumato solo il cappello.
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Sembra che il congelamento del fungo da fresco fissi le emolisine in maniera tale da impedire che poi, anche dopo prolungata cottura, si riesca a smaltirne i principi attivi, per cui si potrebbe incorrere in questo caso in disturbi gastrointestinali di breve latenza.

Il fenomeno appare quindi anche nel caso in cui i carpofori di Armillariella siano stati raccolti dopo qualche gelata notturna.
Il sapore di questi funghi cambia a seconda dell’habitat in cui crescono, rivelando caratteristiche migliori per quelli nati sotto latifoglie, e meno interessanti per i funghi nati sotto conifere.
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Le varietà più amare di questo fungo risultano essere meno digeribili e non da tutti tollerabili.
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Se ne consuma solamente l’estremità superiore del gambo, insieme al cappello, poiché il resto del gambo è coriaceo ed indigesto.
Una importante caratteristica dell’Armillariella mellea è quella di essere un fungo parassita, che cresce cioè a discapito della pianta, di cui provoca infatti marciume radicale fibroso, distaccamento della corteccia dal legno sottostante, appassimento delle chiome, e successiva morte della pianta ospite.
Attraverso le “ife”, cioè i cordoni non visibili di micelio presenti sotto il terreno, costituenti la vera “pianta fungina”, l’Armillariella si propaga nel sottosuolo, passando dalle piante malate a quelle sane.
Hipholoma fasciculare
Dopo la morte della piante il “chiodino” è in grado di continuare il suo ciclo vitale sullo stesso legno anche come organismo saprofita, cioè che si nutre di materia organica morta, o in decomposizione.
In letteratura si hanno notizie di fruttificazioni di Armillariella mellea, come quelle situate in una foresta dell’Oregon, che si estendono per 9  chilometri, e che sembrano abbiano 1500 anni di età.
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Generalmente il cappello del “chiodino” assume aspetti diversi dal punto di vista cromatico, in relazione all’essenza vegetale su cui si sviluppa.
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Possiamo infatti trovarlo di colore giallo miele sui Pioppi, sulle Robinie, e sui Gelsi.
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Può assumere un colorito brunastro se cresce sulle Querce, oppure tonalità grigio nerastre sul Sambuco, e infine con sfumature bruno rossicce sulle conifere.
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Ad esempio, su legno di Peccio si ritrova con gambo rigonfio e bulboso ed un colore molto scuro, bruno seppia, mentre su faggio raggiunge taglie enormi, con cappello molto carnoso e colore scuro rossiccio.
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Può essere confuso con altri funghi commestibili, quali la Clitocybe Tabescens o la Pholiota Mutabilis, ma anche con l’Hipholoma fasciculare, detto anche “falso chiodino”, velenoso.
Quest’ultimo però si differenzia dal “chiodino” per la mancanza di anello.
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L’armillariella mellea è un fungo che può arrivare alle dimensioni, in altezza, di 15 cm, con un diametro del cappello fino a 8 cm, ed è dotato di un anello nel gambo, persistente, bianco e striato nella parte superiore, chiamato armilla.

La “famigliola buona” è un fungo comune quindi, ma con una particolarità molto interessante : quella di essere bioluminescente, cioè di emettere una tenue luce propria di notte.
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Secondo alcune teorie la luminescenza sarebbe da porre in relazione all’utilità che la specie ne deriverebbe in campo riproduttivo, usandola allo scopo di attirare moscerini e insetti di vario tipo, utili alla dispersione delle spore.

Secondo altri scienziati, invece, non ci sarebbe alcuna attinenza a tutto ciò, ma si tratterebbe semplicemente di un fenomeno di natura strettamente chimica, dovuto a particolari reazioni di tipo ossidativo che avvengono nelle cellule durante la
respirazione.
Il micelio luminescente, penetrando nella corteccia degli alberi, rende il legno a sua volta fosforescente, amplificando l’effetto visivo della luminescenza.
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E.B.
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lunedì 10 novembre 2014

INDAGATI 41 CONSIGLIERI REGIONALI DELL'EMILIA-ROMAGNA

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I nodi stanno “venendo al pettine”, per quanto riguarda le indagini sui presunti rimborsi falsi dei consiglieri regionali.
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La Magistratura ha notificato infatti gli avvisi di fine indagine a 42 consiglieri, nell’inchiesta sui rimborsi pubblici in cui compaiono ipotesi di reato quali il peculato e la truffa.
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I Gruppi consiliari sono tutti coinvolti, nessuno escluso, per un totale contestato di oltre due milioni di euro.
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La classifica, in relazione alle cifre contestate agli indagati, è la seguente :
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1° POSTO
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Partito Democratico
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18 indagati,  per un totale di 940.000 euro.
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Barbieri Marco
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Carini Marco
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Casadei Thomas
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Ferrari Gabriele
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Fiammenghi Vladimiro
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Garbi Roberto
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Marani Paola
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Mazzotti Mario
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Monari Marco (capogruppo)
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Montanari Roberto
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Moriconi Rita
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Mumolo Antonio
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Pagani Giuseppe
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Pariani Anna
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Piva Roberto
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Richetti Matteo
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Vecchi Luciano
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Zoffoli Damiano
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2° POSTO 
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ITALIA DEI VALORI  
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2 indagati, per un totale di 423.000 euro
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Barbati Liana (capogruppo)
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Mandini Sandro
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3° POSTO
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IL POPOLO DELLA LIBERTA'
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11 indagati, per un totale di 205.000 euro
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Aimi Enrico
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Bartolini Luca
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Bazzoni Gian Guido
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Bignami Galeazzo
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Filippi Fabio
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Leoni Andrea
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Lombardi Marco
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Malaguti Mauro
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Pollastri Andrea
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Vecchi Alberto
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Villani Luigi Giuseppe (capogruppo)
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4° POSTO
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FEDERAZIONE DELLA SINISTRA
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1 indagato, per un totale di 151.000 euro
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Sconciaforni Roberto (capogruppo)
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5° POSTO
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LEGA NORD
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3 indagati, per un totale di 135.000 euro
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Bernardini Manes
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Cavalli Stefano
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Corradi Stefano
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Manfredini Mauro (capogruppo), nel frattempo è deceduto
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6° POSTO
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MOVIMENTO 5 STELLE
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2 indagati, per un totale di 98.000 euro
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ex consiglieri (espulsi) Andrea De Franceschi  (ex capogruppo) e Giovanni Favia
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7° POSTO
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SEL - VERDI
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2 indagati, per un totale di 77.000 euro
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Meo Gabriella
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Naldi Gian Guido (capogruppo)
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8° POSTO
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UNIONE DEMOCRATICI CRISTIANI
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1 indagato, per un totale di 31.000 euro
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Noè Silvia (capogruppo) (cognata di Pierferdinando Casini)
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9° POSTO
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GRUPPO MISTO 
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1 indagato, per un totale di 27.000 euro
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Riva Matteo (capogruppo) in concorso con l’impiegata del gruppo Bolino Rossella
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I magistrati della Procura di Bologna, il PM Morena Piazzi e Antonella Scandellari, e il Procuratore aggiunto Valter Giovannini, hanno contestato le accuse di peculato ai Capigruppo, non solo per le spese in proprio, ma anche per il mancato controllo dei rimborsi percepiti dai Consiglieri del loro gruppo, e per non aver loro impedito di fare del denaro pubblico un uso non pertinente.
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Nell’elenco delle cosiddette “spese pazze” figurano soprattutto i rimborsi chilometrici e i pasti, oltre che dei regali, alcuni festeggiamenti per compleanni, svariate cene, e perfino un “sexy toy” del costo di 80 euro acquistato in un sexy shop, il cui importo è stato messo tra le spese di cui ottenere il rimborso  da una delle consigliere indagate.
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Alcune curiosità :
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Silvia Noè (UDC) mise a rimborso le ricevute di due cene di beneficenza.
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Thomas Casadei (PD) mise a rimborso due scontrini da 50 centesimi per i wc pubblici.
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Dissenso
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domenica 9 novembre 2014

9 novembre 1989 - 9 novembre 2014 - Venticinque anni senza "Muro di Berlino"

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La Divisione della Germania in due stati (DDR e RDT) avvenne come conseguenza degli accordi intercorsi tra le Potenze della Terra, dopo l'ultimo conflitto mondiale, per la spartizione ed il controllo dei territori tedeschi.
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Inghilterra, Francia, e Stati Uniti mantennero la loro egemonia sulla cosiddetta Germania Ovest (BRD, Bundesrepublik Deutschland, altrimenti detta RFT, Repubblica Federale Tedesca), mentre l'Unione Sovietica si arroccò nella cosiddetta Germania Est (DDR, Deutsche Demokratische Republik, altrimenti detta RDT, Repubblica Democratica Tedesca).
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Berlino, nella Germania orientale (sovietica), completamente circondata quindi dal territorio della DDR, fu suddivisa anch'essa in due parti, con decisione unilaterale della potenza russa, che creò così di fatto una zona berlinese (quella dell'est) sotto il giogo dittatoriale russo, e l'altra (quella occidentale) sotto il controllo della democrazia americana.
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I russi provvidero infatti ad innalzare una barriera, un vero e proprio muro, per impedire ai residenti di scappare dai dictat del totalitarismo comunista.
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Lungo tutto il confine della DDR (e non solo quindi il muro di Berlino) furono erette barriere e torrette con guardie armate di mitragliatrici, furono insediati distaccamenti di militari armati, campi minati, "cavalli di frisia", e sbarramenti di filo spinato.
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Confini della cortina di ferro, sorvegliata da Mosca, lungo la quale furono erette fortificazioni e campi minati.
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L'unica "enclave" occidentale nella Germania dell'est rimase quella di Berlino ovest, meta ambita da chiunque, all'interno dei territori sovietici, cercasse di scappare dal giogo comunista russo.
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Il 9 novembre 1989, dopo settimane di tumulti popolari, il ministro della Propaganda della DDR diede finalmente l'annuncio che era possibile attraversare i confini senza restrizioni.
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Decine di migliaia di berlinesi dell'est si precipitarono ai posti di blocco dei varchi di uscita dal Paese, e una enorme folla di persone sciamò nella Berlino ovest, accolta dai loro confratelli in maniera festosa.
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Nei giorni successivi fu dato l'assalto pacifico al muro, e migliaia di persone si dedicarono al suo smantellamento, pezzo per pezzo, fino a farlo scomparire.
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Precedentemente, la "cortina di ferro" rappresentata dagli sbarramenti imposti dai sovietici al confine austro ungarico, era già caduta, il 2 maggio 1989, davanti alle telecamere di mezzo mondo, divenendo l'evento prodromico alla caduta del muro di Berlino.
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La "cortina di ferro" dislocata invece su tutto il perimetro di confine della Germania est fu smantellata nei mesi successivi alla "caduta del muro", e il numero delle guardie fu gradatamente calato fino a quando, finalmente, il 1° luglio 1990, fu definitivamente abbandonato dalle truppe comuniste sovietiche.
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Nel 1990 le due Germanie furono riunite ufficialmente, e i cinque territori, precedentemente sotto il giogo russo, furono ricostituiti e trasformati in province della Repubblica Federale :
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Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania Occidentale, Sassonia, Sassonia-Anhalt, e Turingia.
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Vi rimando al post precedentemente preparato, al LINK seguente :
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(Nella foto: Confini della cortina di ferro, sorvegliata da Mosca, lungo la quale furono erette fortificazioni e campi minati).
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domenica 26 ottobre 2014

SCRITTORI DEL DISSENSO

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Segnalo ai lettori del Blog un nostro sito, di cui troverete il Link più sotto, che si occupa di far conoscere tutti quegli autori che con i loro scritti contribuiscono a squarciare il velo di omertà e di disinformazione delle sinistre.
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Ci proponiamo di mettere a disposizione un ricco database che comprende le biografie degli scrittori, la loro bibliografia, e le relative recensioni delle opere.
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Data la vastità delle informazioni trattate, il sito è perennemente in aggiornamento, sia per completarne le parti, che per migliorarne l’aspetto.
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Si accettano volentieri critiche e suggerimenti.
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Il tema principale, attorno al quale si muove l’interesse del sito, è quello che ci vede interpreti di una performance informativa che metta a nudo le pesanti responsabilità dei comunismi e delle nefandezze compiute in nome della filosofia marxista.
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Su piano intellettuale, politico, e dialettico, non ci discostiamo da questa linea di condotta, consci del fatto che per l’altro male assoluto, il nazismo, è già stato detto tutto, mentre riguardo al comunismo c’è ancora molto da sapere.
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Lo provano l’ignoranza che regna attorno a parole ai più sconosciute, quali :
gulag, foibe, marocchinate, laogai, Pol Pot, ecc, che purtroppo denotano appunto quanto sia necessario fare chiarezza su argomenti di interesse storico-politico-sociale volutamente e colpevolmente lasciati nell’oblio per troppo tempo.
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L’immagine che segue descrive, come titolo, il sito che proponiamo, seguita dal link a cui potrete collegarvi.
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martedì 21 ottobre 2014

Renzi vuol piazzare Errani e riparte il toto-rimpasto.

Per demolire quel che resta della corrente bersaniana, il premier intende portare a Roma l'ex governatore condannato.

Si parla dell' Economia, al posto di Legnini.

Dopo la cena di venerdì sera a Medolla, nel modenese, a Roma si è riaperto il toto-rimpasto.
È bastata una frase sibillina del premier rivolta a Vasco Errani per far ripartire il tam tam nel Palazzo. Matteo Renzi era lì per accompagnare Stefano Bonaccini nella sua prima uscita ufficiale di campagna elettorale, da candidato alla presidenza dell'Emilia Romagna. Una manifestazione nell'azienda Menù, risorta dopo il terremoto, e poi una cena elettorale.
E quando in sala è entrato l'ex governatore dimissionario Vasco Errani, il premier è sceso dal palco ed è andato ad abbracciarlo platealmente: «Non credere di essertela cavata così Vasco, avremo bisogno di te a Roma, per il partito e per il Paese», gli ha detto, davanti ai cronisti.
Ed è partita la standing ovation. Ieri a Roma non si parlava d'altro. Palazzo Chigi ovviamente non commentava, ma nel Pd si facevano scommesse: «Errani al Nazareno? Non credo, sarebbe sprecato: è un uomo di governo», spiega un membro renziano della segreteria. Che non nasconde la valenza anche interna della cosa: «Farlo entrare nell'esecutivo sarebbe il segnale che la "Ditta" bersaniana è stata definitivamente smontata e che, dopo Poletti e Bonaccini, tutta l'Emilia è diventata renziana». L'ipotesi che circola con più insistenza è quella che Errani vada a sostituire Giovanni Legnini al ministero dell'Economia, nel ruolo chiave di trait d'union tra Palazzo Chigi e il Mef. [...] Continua su LINK

venerdì 3 ottobre 2014

"Terremerse, Errani falsificò la relazione in vista delle elezioni"

Vasco Errani ordinò ai suoi dirigenti di mentire deliberatamente al fine di non perdere consenso elettorale in vista delle imminenti elezioni regionali in cui si sarebbe candidato per la terza volta. 
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E' questo il concetto chiave delle motivazioni (depositate ieri) della sentenza con cui la Corte d'appello l'8 luglio scorso ha condannato l'ex governatore a un anno per falso ideologico e i due dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzottia un anno e due mesi per falso e favoreggiamento.
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La vicenda è quella relativa aTerremerse, la cooperativa agricola presieduta dal fratello maggiore di Vasco, Giovanni Errani, che ottenne illecitamente nel 2006 un finanziamento da un milione di euro dalla Regione per costruire una cantina vinicola a Imola. 
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A fine 2009 'Il Giornale' raccontò la vicenda ed Errani rispose mandando in Procura una relazione in cui si diceva che l'iter era regolare. 
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La relazione per il pm Antonella Scandellari fu un tentativo di depistaggio di Errani e dei dirigenti autori dell'atto.
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In primo grado l'ex governatore era stato assolto perché il gup Bruno Giangiacomo, pur ritenendo la relazione «frettolosa, negligente e superficiale», giudicò non ci fosse dolo da parte di Errani. 
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La Corte d'appello (giudice relatore Domenico Pasquariello, presidente Pierleone Fochessati) riconosce al gup di aver correttamente ricostruito i fatti, ma arriva a conclusioni opposte. 
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«La Corte ritiene che la relazione – scrivono – venne redatta con contenuto volutamente omissivo e fuorviante, in modo da fornire una falsa rappresentazione della regolarità della procedura relativa all'erogazione del contributo a Terremerse, al fine - di natura politica - di non alienare consensi sull'operato dell'amministrazione e del suo presidente con ciò dovendo nascondere gli illeciti operati da Terremerse e quindi da Giovanni Errani».
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Una deliberata menzogna, dunque, il cui movente era chiaro :
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«Occorre richiamare la genesi della redazione chiara e incontestata, e riferibile esclusivamente alla decisione e alla volontà del Presidente e che scopo dell'atto era, come riferito da tutti i soggetti coinvolti, quello di dare una risposta immediata e demolitoria alle accuse che avevano trovato ampia eco mediatica in periodo pre-elettorale (elezioni regionali del 2010). 
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Il fine dell'atto... era esclusivamente quello di tutelare a ogni costo l'immagine pubblica e politica del presidente, fine raggiungibile solo nascondendo le evidenti responsabilità di Giovanni Errani. 
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L'evidenza individualizzante del movente è coerente solo con la determinazione in capo al presidente Errani di far svolgere ai dirigenti un accertamento non imparziale, ma che avesse invece l'effetto di consentire di affermare che tutto era in regola» 
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di Gilberto Dondi (Bologna - il Resto del Carlino - 3 ottobre 2014)
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