Articolo 21 della Costituzione Italiana

Articolo 21 della Costituzione Italiana:
"TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, CON LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE"

giovedì 24 dicembre 2009

Sindaco Minganti : ma proprio non si vergogna…?

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Sto leggendo il numero 6 di Prometeo, il periodico dell’autoincensamento del Sindaco di Minerbio, Sig. Lorenzo Minganti, e mentre lo faccio ho ancora negli occhi le immagini viste sul Resto del Carlino di pochi giorni or sono, e cioè quelle del Primo Cittadino di Minerbio che, a torso nudo si mette in posa per la Stampa, nell’atto di iniziare una arrampicata in montagna.
Le due cose mi hanno indotto a registrare un inconscio moto di ripulsa dovuto a vari motivi, non ultimo quello che deve registrare una imposizione mediatica non richiesta, in un impeto forse di auto proselitismo elettorale e di immagine che il Sindaco vuole esportare a tutti i costi.

Complice di tale disegno è naturalmente l’organo di diffusione per eccellenza dell’Amministrazione Comunale, e cioè Prometeo, la cassa di risonanza delle smargiasserie più conclamate di tutta una serie di proclami e di benevola auto-approvazione che hanno lo scopo di convincere noi cittadini sulla appropriatezza delle scelte e dell’operato di chi siede sugli scranni del potere locale.
Peccato per loro che anche noi, umili mortali, abbiamo una certa capacità di sintesi e di ragionamento…
Peccato che anche noi, semplici cittadini, abbiamo sviluppato, dopo anni di promesse elettorali disattese e di fanfaronate di Palazzo, una certa capacità di critica…
Peccato… per l’Amministrazione Comunale…naturalmente.
Sì, perché alle prossime elezioni i nodi verranno al pettine.

Parlo dei nodi mai menzionati perché scomodi, o mai presi in considerazione perché il dialogare con i cittadini che pongono critiche costruttive sembra quasi essere riduttivo per il lignaggio dei rappresentanti del Potere, Sindaco in testa.
I nodi verranno tutti al pettine…

Non serve che il Sindaco mostri il suo fisico atletico, sorridente e affabile, quasi spensierato…mentre i lavoratori licenziati dalla Caterpillar passeranno un Natale molto triste, sopraffatti dalla preoccupazione per un futuro che non si preannuncia per niente roseo, e per il quale Lorenzo Minganti ha negato un fondo di solidarietà richiesto da più parti, ad alta voce…

Il segnale del Sindaco è apparso chiaro, anzi chiarissimo, nella sua drammaticità e nella sua scelta delle priorità, che hanno visto privilegiare la scuola materna Sacro Cuore, destinataria di 160.000,00 euro in cinque anni, anziché preoccuparsi di alleviare il disagio di quei cittadini incappati nel baratro della disoccupazione.
E’ palese che coloro che portano i figli alla materna siano genitori che di fatto lavorano, altrimenti va da sé che terrebbero i bambini a casa, come fanno coloro appunto che sono stati licenziati a causa della crisi dilagante.
Il fatto stesso che svolgano una attività lavorativa, pone questi genitori in rapporto di secondaria priorità rispetto a chi, purtroppo non ha più un sostentamento economico, e deve provvedere comunque ai bisogni della famiglia e dei figli.

Allora mi chiedo… è meglio agevolare un servizio, fruito da chi ha già la fortuna di avere un posto di lavoro, o è meglio aiutare le famiglie senza reddito, come quelle dei lavoratori messi a casa dalla Caterpillar ?
Per altro, una Amministrazione laica, dovrebbe essere svincolata da condizionamenti di tipo filosofico-religioso, e basare le sue argomentazioni e le sue prerogative su un piano di sviluppo che tenda a rafforzare la struttura pubblica, a cui, da sempre, fanno riferimento la maggioranza delle famiglie.
Soprattutto dopo lo scellerato piano di intervento del Ministro Gelmini, si potrebbero focalizzare le risorse disponibili verso il “tamponamento” di quei settori che risentono, appunto, delle sopravvenute anomalie funzionali.
E’ sempre questione di priorità, caro primo cittadino…come per esempio quella di pensare ad una pista ciclabile a Cà de Fabbri, che va dalla Chiesa al Cimitero (il Clero imperversa, evidentemente), mentre a Minerbio è stata ignorata la segnalazione fatta a più riprese riguardo l’impossibilità di fruire del marciapiede, in una zona ad alto rischio per il traffico pedonale.

Che dire poi della decantata riqualificazione del “nuovo salotto di Minerbio”..?
Con i nostri soldi, sono state semplicemente riverniciate le panchine in muratura, mentre il fondo calpestabile è stato trasformato in una pseudo sostanza paludosa e appiccicaticcia, infiorettata da una luminescenza prodotta da lampade fuori legge (come sancito dall’Unione Europea) che creano coni e zone d’ombra.
Nelle intenzioni del Primo Cittadino forse c’era la volontà di creare uno scenario suggestivo, foriero di ancestrali ricordi, di tipo medioevale, allo scopo di sviluppare appunto un salotto, un percorso da fruire per una passeggiata, ma in realtà non si è accorto che questa situazione era già presente e funzionante, anche senza l’appiccicosa introduzione e le lampade che non illuminano.
Con i nostri soldi, e lo ribadisco…i nostri soldi, si poteva discutere con le opposizioni o con i cittadini, per trovare magari, come detto in un post precedente, le luci appropriate.

Però si è preferito agire senza dialogare, per poi bearsi a piu’ riprese su Prometeo, e autoincensarsi fino alla nausea.
Mentre Lorenzo Minganti si produceva in uno sforzo mediatico, enfatizzando i suoi mirabolanti risultati, e monopolizzando un’intera pagina del “Resto del Carlino” in posa plastica, sorridente e affabile, intanto, migliaia di cittadini subivano il disagio dovuto alla Sua mancanza di attenzione al problema neve.

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La mancata operazione di spargimento del sale sul manto stradale ha creato uno strato di ghiaccio che ha reso particolarmente pericoloso il transito dei veicoli, e dei pedoni, degli anziani e dei bambini soprattutto.
Code chilometriche, auto finite fuori strada, e disagi a non finire, strade inagibili…non solo nelle vie laterali e nei vari quartieri della nostra cittadina, ma anche e soprattutto nell’arteria principale che attraversa Minerbio.
Spero che il Sindaco abbia il buon gusto di non addurre come scusante il fatto che trattandosi di una Strada Provinciale, non si sia intervenuti adeguatamente poiché la competenza non lo permetteva.

Siamo stanchi di facili alibi a cui ricorrere per mascherare la mancanza di interesse verso i problemi dei cittadini, così come si è fatto in occasione dell’incidente successo davanti all’Istituto comprensivo di Minerbio.
In tale recente occasione, tre bambini sono stati investiti sulle strisce pedonali, e solo per pura
fatalità l’episodio non ha assunto le tinte fosche di una tragedia.
L’attraversamento pedonale è poco illuminato, anche a detta dei Vigili urbani, e di tutti coloro con cui se ne parla, ma il Sindaco sembra non averci neanche pensato, finora.

In risposta alle mie rimostranze, in cui ventilavo una Sua responsabilità penale, ha risposto che sarebbero in procinto di montaggio alcuni fari (vedremo se a led, o fuori legge) per risolvere il problema dell’illuminazione del tratto stradale, ma che per quanto riguarda una eventuale isola spartitraffico salvagente davanti alla Scuola, ha ricevuto lo stop della Provincia.
Quindi l’alibi viene sempre riproposto, incessantemente, superando quindi abilmente i problemi contingenti senza risolverli.
Ma Prometeo tace su ciò…subdolamente pervasa di fervore quasi misticistico imperniato sulle mirabolanti imprese di “Super Minganti” il nostro eroe mediatico dalle mille risorse !

Sindaco…le suggerisco di cuore di togliersi di dosso la maschera che usa per rappresentare lo stereotipo dell’Amministratore politico arrogante e supponente e si lasci coinvolgere da uno spirito più conciliante in cui trovi spazio una maggiore collaborazione con noi umili mortali, nonché suoi, ahimè, elettori.
Impari e faccia suo il significato del termine umiltà, adattandolo al Suo status quo, e cerchi di capire, sforzandosi, che dalle altre persone spesso c’è molto da imparare.La critica costruttiva rappresenta infatti un valore aggiunto che Lei sembra però disprezzare, ignorando le opposizioni che incontra durante il Suo percorso.
C'è un proverbio che recita : "Si raccoglie ciò che si semina".
Questo frammento di saggezza, retaggio di vita vissuta, popolare, rivela una verità sempre attuale, presente e applicabile ad ogni strato della nostra attuale società e ci dimostra che ad ogni azione corrisponde sempre una reazione.
Mi riferisco alle minacce ricevute dal Sindaco pochi giorni addietro, riportate sul quotidiano “Il Resto del Carlino”.

Pur prendendo le distanze da un comportamento deprecabile quale è qualsiasi ricorso a forme di violenza, siano esse verbali o fisiche, e ribadendo che in democrazia l’alternativa e il confronto devono esprimersi attraverso la dialettica verbale, devo allo stesso tempo constatare che la persistente arroganza e la visione unilaterale del Sindaco possano aver fatto leva sui bassi istinti di qualche psicolabile.
Per questo motivo rivolgo al Primo Cittadino la mia personale solidarietà in termini di principio, ricordandogli però che quasi sempre i contenuti e la sostanza del proprio comportamento si riflettono nelle aspettative di coloro che guardano alla figura istituzionale come riferimento.

Molti Comuni del bolognese, nel momento dell’emergenza neve, stante l’immobilismo della Provincia, si sono attivati in proprio, anche con l’ausilio del volontariato locale, per superare le problematiche contingenti.
E’ stato sufficiente, per loro, dotarsi della buona volontà tipica di chi ha a cuore la risoluzione dei problemi dei cittadini, uscendo dagli schematismi di Palazzo e dagli alibi delle competenze.
Sindaco…se vuole facciamo una colletta per comprare il sale, e ci organizziamo per lo spargimento dello stesso, ma se da soli ci occupiamo di tutto ciò, Lei cosa ci sta a fare…?
Non sente una vampata al viso, tipica di chi prova un senso di vergogna…come quando da piccoli si viene scoperti dalla mamma con le mani nel vasetto della marmellata..?
Comunque, continuando la lettura di Prometeo, cerco speranzoso qualche accenno che mi induca a sperare in una futura risoluzione di problemi di varia natura, a cui abbiamo fatto riferimento in vari post, come quello della mancanza delle pensiline alle fermate degli autobus, o come quello relativo alla fatiscenza del Parco Pubblico.

Purtroppo non c’è traccia di NULLA…il vuoto assoluto…

Caro Sindaco…l’umiltà…grande cosa…che impone di parlare soprattutto di ciò che non si è fatto…
Caro Sindaco…è Natale, e per questo Le rivolgo un augurio di pace e di serenità…nonostante tutto, sperando che i propositi per l’Anno che verrà saranno migliori per tutti.
Buon Natale...

Dissenso
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sabato 5 dicembre 2009

REPLICA ALLA RISPOSTA DEL SINDACO

Di seguito, pubblico la replica alla risposta del Sindaco, inviatagli a mezzo mail, riguardo alle considerazioni inerenti alla sicurezza e alla viabilità di Minerbio, relativamente alla tragedia sfiorata in occasione dell'incidente del 30 novembre 2009.
In tale data, un'auto ha infatti investito tre bambini, accompaganti dalla loro mamma, sulle strisce pedonali, davanti all'Istituto Comprensivo.
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Spett.le Sindaco,
innanzitutto vorrei esprimerLe il mio vivo ringraziamento per avermi risposto, e per non aver lasciato cadere nel vuoto le rimostranze espresse, frutto peraltro di reali preoccupazioni.
Mi scuso se posso averLe dato modo di pensare che sono sempre dubbioso sull’operato degli amministratori pubblici, Lei compreso, ma la mia reazione è spesso dettata dalla negatività di molti esempi che ci circondano, anche se non sempre specificatamente minerbiesi.
Il mio intento sarebbe quello di essere propositivo, e non di essere orientato ad un inutile nichilismo.

Spero quindi che in futuro i nostri rapporti saranno improntati ad un clima di serena collaborazione, come penso, auspichi anche Lei.
Detto ciò, prendo atto di quanto affermato in risposta ai vari punti proposti nel blog a proposito dell’attraversamento pedonale, rammaricandomi che la Provincia di Bologna abbia espresso parere negativo alla realizzazione dell’isola salvagente e del rialzo del piano viabile.
Non è necessario che Lei produca le lettere e le risposte, a titolo di prova, anzi mi scuso per averla messa in condizione di doversi giustificare.
Vengo a conoscenza del fatto che, in realtà anzi, Lei aveva già provveduto a fare una richiesta alla Provincia, manifestando così l’intenzione di occuparsi di un aspetto di questo problema.
Questo Le fa onore (vorrei dire finalmente, ma temo di essere frainteso), e spero come cittadino, che l’interpretazione di un ruolo attivo e propositivo rappresenti la normale quotidianità del Suo percorso di amministratore.
Aggiungo però di non avere l’abitudine, come Lei sostiene, di mettere in dubbio la parola degli Amministratori, ma di limitarmi a constatare, purtroppo, che spesso noi cittadini siamo disattesi nelle aspettative, e la responsabilità di ciò cade sulle vostre spalle.

Volevo dirLe che mi attiverò per verificare se sia possibile ricorrere a strumenti di pressione alternativamente paralleli ai suoi, per ottenere una diversa risposta dalla Provincia sulla questione.
Per quanto riguarda il Suo accenno al fatto che mio figlio nel blog si lamentasse del limite dei 50 Km orari, devo puntualizzare che nel contesto generale il riferimento è finalizzato al fatto che in uscita dal paese si tende ad accelerare, e quindi la penalizzazione per chi supera tale limite appare effettivamente un escamotage per fare cassa, in considerazione del fatto che dall’altro lato, in ingresso, e quindi in direzione della Scuola, non ci siano mai postazioni mobili di autovelox.
E’ ben specificato infatti, nel post, questo meccanismo punitivo in uscita, contrapposto al permissivismo in entrata.
Anche mio figlio, come tutti i cittadini infatti (faccia un sondaggio tra la gente), vedrebbero una limitazione di un tratto di strada che sia in prossimità della Scuola e che ricalchi una politica di prevenzione come l’istituzione di una “zona trenta”.

I limiti non sono impossibili da rispettare, come afferma Lei, e non sono assurdi, poiché sono contemplati in quanto tali a livello europeo, e servono alla tutela della vita umana in particolari situazioni di pericolo, come appunto la presenza di bambini davanti ad un Istituto Scolastico.
Lei sa benissimo che quando si sparge la voce che c’è un velox, o una zona di rispetto controllata, o comunque che si è in presenza di una situazione particolare che possa provocare sanzioni ai contravventori, la gente si abitua immediatamente alla velocità consentita.

Tutti infatti, o quasi, sono a conoscenza, per esempio, della collocazione geografica delle postazioni autovelox, e si guardano bene dal pigiare col piede sull’acceleratore nelle loro vicinanze.
Le mie affermazioni non sono finalizzate ad una sterile polemica, ma al raggiungimento di un obiettivo particolarmente sensibile, che è quello della sicurezza dei cittadini, e dei bambini in particolare.
Se può servirLe, per ammorbidire eventuali inclinazioni al diniego dei permessi e delle autorizzazioni necessarie, sono pronto e disponibile ad una raccolta firme.
Il fatto che la Provincia abbia negato il permesso di un’isola spartitraffico non è motivo sufficiente, a mio modesto parere, di demordere dalla volontà di insistere e di tendere al raggiungimento di questo fine necessario alla sicurezza.

Riguardo invece alla realizzazione di un attraversamento pedonale rialzato in via Giovanni XXIII, Lei può benissimo controllare sul blog che la critica non era rivolta alla realizzazione di quel particolare e specifico lavoro, ma, nel suo esito complessivo, al di là della nuova realizzazione, in un contesto precedente e immutato, che innegabilmente penalizza i portatori di handicap.
La invito, cortesemente, a leggere tra le righe, e a non considerare sempre la critica come un attacco più o meno diretto al Suo operato, ma come ad una chiave di lettura diversa dalla Sua, da cui potrebbe anche trarre suggerimenti utili.
Io non voglio mettermi al Suo posto, o prevaricarLa, o peggio avere la presunzione di essere più capace di Lei, anzi, sono sicuro che non avrei la capacità di affrontare al meglio tutti i problemi, ma sono sicuro che trarrei dai consigli e soprattutto dalle critiche dei concittadini un sicuro strumento di paragone e di confronto per la risoluzione delle problematiche che si presentano.
Riguardo all’intervento n° 4 proposto nel blog, le faccio presente che ci sono sì due cartelli di pericolo, in entrambi i sensi di marcia, ma sono situati proprio davanti alla Scuola, e non collocati, come sarebbe più logico che fosse, a distanza utile per consentire un eventuale rallentamento della velocità.
Inoltre, e lo dico non per addossare responsabilità di sorta, ma per una coscienziosa presa di posizione propositiva e improntata ad un fattivo spirito di collaborazione, la presenza di cartelli più grandi, visibili, magari luminosi, che non appartengano al solito stereotipo tradizionale, forse permetterebbero una soglia di attenzione più elevata da parte degli automobilisti.
A Lei, personalmente, come Primo Cittadino, cosa costa attuare una politica di maggior attenzione a questo riguardo ?
Le sarebbe sicuramente utile in termini di riappacificazione con quei cittadini che vedono la figura dell’Amministrazione pubblica come mero interprete di un ruolo burocratico, lontano dagli interessi reali della gente, oltre che a darLe una confortevole sensazione di aver contribuito in maniera decisa e superiore al minimo consentito tradizionalmente applicato dalla maggioranza dei Suoi colleghi.
Guardi la lista dei politici indagati e corrotti che ho pubblicato su :

E’ impressionante, anche se incompleta, e le darà un quadro approssimativo del perché la gente sia stanca della politica.
Lei, che si differenzia totalmente da coloro che ho riportato nella lista sopracitata, approfitti del fatto che è giovane, onesto, beneamato (mi risulta), e affondi il coltello nella piaga del disinteresse pubblico, dimostrando una reale e attiva partecipazione che vada oltre le righe.
Non le voglio insegnare, non fraintenda, ma voglio bene a Minerbio, alla campagna, alle persone, e vorrei che tutti vivessero in armonia, risolvendo quindi quei problemi che ne impedirebbero, altrimenti, il proseguo.
Dovremmo arrivare ad un risultato che è quello di poterci occupare della cultura, dell’arte, del patrocinio ai talenti emergenti, dell’assistenza verso i meno fortunati, dei bambini senza genitori, della organizzazione laica del volontariato, senza doverci interrompere perché mancano un cartello stradale o una illuminazione decente.
Spero di averLe chiarito come la penso, auspicando magari un colloquio di persona, in futuro, almeno per poterci conoscere di persona.

Cordiali saluti,
E. B.
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RISPOSTA DEL SINDACO A PROPOSITO DELLA SICUREZZA DEGLI ATTRAVERSAMENTI PEDONALI



Pubblico, come indicato nel titolo, la risposta del Primo Cittadino, a proposito delle problematiche evidenziatesi in occasione della tragedia sfiorata il 30/11/2009 allorchè tre bambini sono stati investiti sulle strisce pedonali a Minerbio, davanti alla Scuola.

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Spett.le Sig. B. E.,
sono lieto che il piccolo Christian Jai non abbia avuto conseguenze da questo incidente, e spero che dopo l'osservazione ospedaliera sia confermata l'assenza di altri problemi.
Devo in primo luogo osservare, come sovente si dimentica, che il responsabile di un investimento sulle striscie pedonali è l'autista del mezzo che ha causato l'incidente.
Infatti l'art. 3 del codice della strada è molto chiaro al riguardo : sull' attraversamento pedonale "i pedoni in transito dall'uno all'altro lato della strada godono della precedenza rispetto ai veicoli.".
Questo ovvio principio di responsabilità giuridica, non esime ovviamente un Comune efficiente dal cercare di fare il possibile per migliorare la sicurezza stradale, come stiamo cercando di fare a Minerbio.
La ringrazio per i suoi suggerimenti per aumentare la sicurezza degli attraversamenti pedonali, in quanto i contributi dei cittadini sono sempre ben accetti, ma non vorrei che pensasse che i collaboratori comunali non vi avessero pensato e non vi stessero lavorando già da tempo.
Gli interventi che lei propone con i numeri 2 e 3 sono già stati richiesti formalmente alla Provincia di Bologna, la quale, in qualità di ente proprietario della strada ha negato l'autorizzazione (visto che lei ha l'abitudine di mettere in dubbio la parola degli amministratori pubblici, se vuole le posso far avere copia delle lettere e delle relative risposte).
Rispondo preventivamente all'obiezione sul fatto che altrove si possono trovare attraversamenti pedonali disegnati su sfondo rosso, evidenziandole che sono stati probabilmente realizzati nel vigore della vecchia normativa, oppure in assenza della prescritta autorizzazione e che in caso di incidente renderebbero corresponsabile il realizzatore dell'opera, in quanto difformi dal CdS.
Quanto invece ad attraversamenti pedonali rialzati, vorrei ricordarle che in soli 5 mesi di nuova Amministrazione abbiamo già realizzato due attraversamenti pedonali rialzati (via Giovanni XXIII e via Chiesa) e ne abbiamo programmati altri per la primavera in Vicolo stradone (cioè appena il tempo consentirà di ricominciare con le asfaltature stradali).
Vorrei però rammentarle che lei si è espresso criticamente sui lavori che hanno condotto alla realizzazione del primo dei due; sono felice però che oggi ne ravveda l'utilità.
L'intervento n. 4 è già in opera, in quanto è presente la relativa cartellonistica che chiede. Inoltre lei stesso ricorda come l'investitore sapesse bene che in quella posizione di fosse una scuola ed un relativo attraversamento pedonale.
Giudico molto inopportuno l'intervento n. 5 lungo una strada di attraversamento come la SP5 San Donato, e non credo che la Provincia mai lo autorizzarebbe.
Le faccio poi presente che lo stesso suo figlio si è lamentato sul suo blog della difficoltà di rispettare il limite dei 50 Km/h su un tratto di strada come quello in parola; ed ora ci propone di abbassare il limite a 30 Km/h ??
Io non credo che sia saggio porre limiti che poi sono impossibili da rispettare, mettendo così in difficoltà sia gli automobilisti che gli agenti di PM, poi costretti ad elevare sanzioni al limite dell'assurdo.
La zona "limite 30" si presta ad aree in cui sia presente solamente una viabilità locale (vedi ad esempio di recente via Fabbri a Bologna).
L'intervento n. 6 non è certo opportuno in centro abitato, poichè recherebbe disturbo ai residenti in zona. In altre parti del territorio comunale abbiamo provveduto alla realizzazione delle bande rumorose, ma sempre al di fuori di centri abitati.
Quanto all'intervento n. 7, è vietata la collocazione di rilevatori autovelox fissi nei centri abitati.
Come vede gli unici interventi concretamente realizzabili sono il n. 1 - impianto luminoso, il n. 8 - aumento presenza PM, ed il n. 9 - ausilio dei volontari.
Le dico fin da subito che mi sembra molto difficile attuare l'intervento 8 ; stiamo provvedendo ad assumere un nuovo vigile (che probabilmente diverranno due, visto un recente licenziamento), ma ciò non ci consentirà di avere una presenza di vigili presso tutte le scuole del territorio ed in tutti i turni di entrata ed uscita.
Il potenziamento dell'illuminazione dei passaggi pedonali è uno dei programmi di mandato che avrà ad oggetto anche via Garibaldi e via Roma.
Per non fare spese inopportune, prima di acquistare un numero consistente di fari, abbiamo ritenuto opportuno sperimentare un corpo illuminante per vederne l'effetto.
Si tratta del faro da poco installato in via Chiesa (proprio sopra uno dei passaggi pedonali rialzati di recente realizzazione).
Dato che l'effetto ci pare soddisfacente stiamo per acquistarne altri 7 per illuminare i passaggi pedonali del centro.
Il nostro programma dei lavori prevede che questi possano essere installati entro gennario.
Questo tipo di faro è poco costoso e permette di illuminare adeguatamente l'attraversamento.
Quanto infine all'intervento n. 9 stiamo lavorando affinchè nasca entro l'anno l'associazione comunale di protezione civile alla quale chiederemo, se sarà disponbile, di effettuare servizi ausiliari di viabilità, come quello di rendere più sicuro l'attraversamento davanti alle scuole, come già accade in altri comuni.
Anzi, poichè lei mi sembra interessato a queste tematiche, la invito a dare la sua disponibilità come volontario per questo tipo di servizi.
Spero di aver soddisfatto le sue richieste.
Concludo formulando la mia più viva soddisfazione perchè questo incidente non abbia avuto conseguenze più serie
La saluto
Lorenzo Minganti
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mercoledì 2 dicembre 2009

IL SINDACO ASPETTA IL MORTO ! ! ? ?

Il seguente testo è stato inviato, a ½ mail alle seguenti persone :
Al Sindaco del Comune di Minerbio, Sig. Lorenzo Minganti
Agli Assessori Comunali competenti
Al Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo di Minerbio, Sig. Enio Cerè
Al Comandante del Corpo dei Carabinieri di Minerbio
Al Comandante dei Vigili Urbani del Comune di Minerbio

02 Dicembre 2009

OGGETTO : SICUREZZA STRADALE

Vi invio la presente copia del post che diffonderò sul blog :
http://minerbioeilcittadino.blogspot.com , a seguito di un grave episodio, che solo per caso, non si è trasformato in tragedia.

IL SINDACO ASPETTA IL MORTO ! ! ? ?

TRE BAMBINI SONO STATI INVESTITI DA UN’AUTO, IL 30/11/2009, ALL’USCITA DEL POST SCUOLA, SULLE STRISCE PEDONALI, A MINERBIO.

Come nella sceneggiatura di un copione già visto, si è svolta ieri a Minerbio una rappresentazione reale di una scena che ricalca le caratteristiche di uno pseudo dramma dalle tinte inquietanti.
Sì, perché dramma poteva essere, visto che tre bambini, accompagnati dalla mamma e dalla loro sorellina di 4 mesi, sono stati investiti da un’auto.
Il fattaccio è avvenuto sulle strisce pedonali all’uscita del post scuola, a Minerbio, il 30/11/2009, verso le ore 17,30 circa.
Il gruppetto familiare stava attraversando la strada, tutti mano nella mano, appunto sulle strisce, ed era già oltre la mezzeria della carreggiata, quando l’auto guidata da una persona che tra l’altro lavora a Minerbio, e quindi era a conoscenza del fatto che in quel punto ci fosse una scuola, sterzando all’ultimo momento, colpiva di striscio i bambini di sei e otto anni, passando anche con una ruota sul piede di uno di questi, e trascinando con sé il più piccolo, di 2 anni.
Il piccolino è rimasto steso in terra immobile, strappando un urlo di dolore alla mamma che, angosciata si è subito prostrata vicino a lui, mentre gli altri due, da veri ometti hanno avuto il coraggio e la determinazione di prendere il porta enfant con la sorellina dentro e di portarlo al sicuro, al ciglio della strada.
Subito è accorsa la folla, mentre il guidatore dell’auto investitrice scendendo dal mezzo, disperato, adduceva scuse del tipo : “non vi ho visti”, “mi dispiace”.
Il bambino è rimasto cosciente, parlava con la mamma, ma non si muoveva, forse per lo choc, ed è stata chiamata l’ambulanza, che lo ha portato all’Ospedale di Bentivoglio per i necessari controlli.
Sembra che, fortunatamente, e ripeto fortunatamente, non ci siano conseguenze per il piccolino, che dovrà essere tenuto, comunque, sotto osservazione per 48 ore.
I fratellini saranno sottoposti oggi ad accertamenti clinici per verificare gli ematomi, ed eventuali danni subiti al momento dell’incidente.

La mia riflessione su quanto accaduto, stante un enorme ringraziamento a qualsiasi forma di entità divina che forse ha protetto i protagonisti di questa brutta avventura, e che sono, per inciso i miei nipotini, va subito alle responsabilità insite nella vicenda.

Certamente l’investitore non è l’unico artefice, ma una serie di concause lo accompagnano, senza per altro sminuirne la sua responsabilità.
La solita frase “si poteva evitare” trova infatti in questa situazione il giusto e appropriato collocamento e l’applicazione ideale.

Nel mondo civile infatti, che è riconoscibile peraltro appena fuori dai confini di Minerbio, esiste una particolare attenzione alle problematiche del territorio, tra cui tutta una serie di accorgimenti messi in atto al proposito di evitare incresciosi accadimenti, come quello appunto, in questione.

Davanti alle Scuole ci sono impianti di illuminazione adeguati, che evidenziando la presenza di attraversamenti pedonali con potenti fasci di luce, ne permettono l’immediata individuazione anche da lontano.

Alcuni cartelli luminosi sono stati appositamente studiati per rendere evidente agli automobilisti la presenza di passaggi pedonali e trovano ampia applicazione in tutto il mondo.

E’ stata istituita a livello europeo una forma di intervento urbanistico denominata “zona trenta”, preposta alla moderazione del traffico nella viabilità urbana, che permette di canonizzare i limiti di velocità entro un massimo di 30 km orari nel suo percorso di applicazione.

Per gli automobilisti più distratti, o indisciplinati, esistono anche i famosi “rallentatori” studiati per ‘costringere’ alla moderazione della velocità tutti coloro che, invece, non siano inclini a farlo.
Solitamente andrebbero preceduti dalla presenza di “bande sonore”, la cui funzione sarebbe quella di provvedere ad informare l’automobilista in caso anche di scarsa visibilità, come nei casi di nebbia, che si è in presenza o in vicinanza di strutture come scuole, asili, o comunque di realtà che richiedono una guida attenta e moderata nella velocità.

Il primo interprete dell’attuazione di queste precauzioni, e della verifica della protezione dei cittadini, soprattutto in presenza di particolari situazioni sul territorio, come nel caso della presenza di scuole, o asili, deve essere il Sindaco, in primo luogo, e le strutture preposte all’attuazione della sicurezza che a lui fanno riferimento.
Governare una cittadina che risponda ai basilari requisiti di tutela ambientale in senso ampio, e di sicurezza stradale in particolare, dovrebbe essere per qualsiasi Primo Cittadino un fiore all’occhiello, sintomo di una simbiosi tra popolazione e istituzioni.
Ribadisco ancora una volta che il lavoro del Sindaco e degli apparati politici da noi demandati a governare il territorio, deve essere improntato a politiche che si rifanno ad una interpretazione di un ruolo, che si riconosca in una simbiosi tra cittadino e istituzioni.
A noi non interessano le battaglie partitiche, la faziosità, o le prevaricazioni di potere, ma solamente il benessere sociale, la sicurezza, la tutela dei lavoratori, l’assistenza ai meno fortunati, la realizzazione di opere di pubblica utilità, e tutto ciò che è possibile fare per raggiungere obiettivi che permettano alla comunità di vivere tranquillamente, in pace e in armonia.

Non credo che sia compito del cittadino pensare a come evitare che il fatto che attraversare sulle strisce pedonali sia un pericolo, oppure che i vigili urbani siano presenti davanti alla scuola solo in due fasce orarie, e cioè all’orario di inizio delle attività scolastiche, e al loro termine.


L’uscita dal post scuola, nella sua dimensione temporale, non è coperta dal servizio, poiché i vigili urbani sono assenti.
Forse i bambini che dovrebbero usufruirne appartengono ad una categoria di serie B…?



Si rileva quindi, inconfutabilmente, a carico del Primo Cittadino, Sig.Lorenzo Minganti, e ai suoi collaboratori, la responsabilità di :

Mancanza assoluta di strutture atte alla sicurezza dei cittadini, in particolare nei pressi dell’Istituto Comprensivo.
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Specificatamente si evidenzia l’assoluta necessità di realizzare in tempi brevi i seguenti indispensabili provvedimenti :

1 - Impianto segnaletico luminoso, sovrastante l’attraversamento pedonale, coadiuvato da potente illuminazione
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2 - Realizzazione di un’isola salvagente spartitraffico, con nuova
colorazione delle strisce attuali, da solamente bianche, a bianche
e rosse.

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3 - Rialzo del piano viabile (attraversamento pedonale rialzato)




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4 - Cartellonistica segnaletica molto visibile, nel percorso precedente l’ubicazione della Scuola in entrambi i sensi di marcia.



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5 - Istituzione della zona 30, come misura necessaria al forte rallentamento della velocità veicolare.


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6 - Posa di “bande rumorose” per la segnalazione agli automobilisti di una zona di pericolo.



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7 - Attuazione di politiche di dissuasione verso gli automobilisti indisciplinati, che mettono in pericolo la vita degli altri.
A questo proposito si potrebbero installare “postazioni fisse” di autovelox.




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8 - Aumento della fascia oraria di protezione da parte dei vigili urbani, per l’ausilio all’attraversamento pedonale, prolungandola oltre l’attuale limite di presenza.





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9 - Istituzione e pubblicizzazione di iniziative rivolte al volontariato, atte all’individuazione di collaboratori alla sicurezza stradale, come già fatto da numerosi altri comuni, compreso quello di Bologna.


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Invitiamo le autorità competenti a darci immediate risposte sulla questione messa in evidenza, fermo restando che nel frattempo ci riserviamo di adire a vie legali, nell’interesse e per la tutela dei nostri figli, promuovendo anche manifestazioni di vario genere per informare i concittadini della situazione.

Vista l’importanza del problema, diffonderemo questo articolo, non solo sul blog sopracitato, ma anche tramite volantinaggi, in concomitanza di una raccolta di firme tra i concittadini, volta alla sensibilizzazione delle autorità al riguardo.

Cordiali saluti

E.B. (nonno dei bambini investiti)
S.P. e C.B. (genitori dei bimbi)
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domenica 29 novembre 2009

Il Ristorante "La Nuova Pesa di Minerbio

Mangiare, cibarsi, alimentarsi, sono tutti sinonimi relativi alla necessità che l’essere umano ha di assumere sostanze nutritive che gli consentano di continuare a vivere.
Questa prassi, che continua durante tutta l’esistenza, riveste un carattere di necessità, e di priorità, insieme a quella del bere, per poter mantenersi nella forma migliore.
In questo articolo, non voglio parlare di come l’argomento, di per sé, sia strettamente legato anche al fatto che vari strati della popolazione mondiale siano privi delle forme di sostentamento più elementari, come il cibo, o che l’indigenza alimentare la faccia da padrona nei paesi poveri, e che lo spettro della fame attanagli tanti bambini nel mondo.
Non voglio neppure sottolineare il fatto che un’alimentazione sbagliata, troppo ricca, tipica dei paesi occidentali, produca danni fisici che possono portare anche ad estreme conseguenze.
Per una volta, voglio sottolineare solamente gli aspetti positivi, e il piacere, che possono derivare da una cenetta tra partners, magari in un ristorantino tipico, in un’atmosfera soft, accompagnando il consumo dei cibi con la presenza dei vini adatti alle scelte fatte.
In questo caso, lo stereotipo dell’alimentazione, così come viene interpretato solitamente da coloro che ne subiscono il carattere di obbligatorietà, o di fastidiosa necessità, da evadere con malavoglia, viene meno, trasformandosi nella sua antitesi, dai caratteri decisamente improntati a schemi che ripercorrono ogni volta la piacevole strada che porta alla ricerca del piacere.
E’ di questo, infatti, che si tratta : piacere puro.
L’essenza primaria che sta alla base di un desiderio, è il suo stesso ottenimento, per raggiungere il quale spesso si accettano compromessi, spese accessorie, sacrifici, e quant’altro.
Non si spiegherebbe il perché, altrimenti, ci si vogliano accollare oneri importanti per raggiungere mete a cui, solitamente, la quotidianità non richiede.
Ecco che allora l’essere umano, nella sua infinita ricerca, tende ad accettare le prerogative che costituiscono il percorso di raggiungimento di questi piaceri, che possono essere di tipo materiale e fisico, palpabile, direttamente fruibile appagante per i nostri cinque sensi, così come di tipo intellettuale, spirituale, anelito di un retaggio individuale inconscio, intrinseco, personale.
Uno non esclude l’altro : ci si può immergere in una ridda di sensazioni in entrambi i modi, come per esempio regalandosi una cenetta a base di tartufo e funghi nel primo caso, e visitare una mostra di opere d’arte di qualche artista per apprezzarne i capolavori nell’altro.
Gli esempi possono variare nella loro molteplice forma, a seconda delle infinite possibilità, che vanno dalla osservazione di un airone bianco che vola ad ali spiegate in un cielo azzurro, fino alla contemplazione di un paesaggio autunnale, ricco di cromatismi suggestivi, passando per il perdersi nella profondità degli occhi della propria compagna…
La simbiosi che intercorre tra la nostra mente e i valori di riferimento del piacere si autoalimenta, alla ricerca perenne, in situazioni ottimali, di una esaltazione del gusto, del bello, e di tutto ciò che scatena in noi le emozioni ancestrali tipiche dell’essere umano.
Capita anche che si incappi in qualche delusione, causata dal fatto che, non sempre, le prerogative e i risultati raggiungano l’intensità richiesta nelle aspettative.
Facendo un esempio pratico, relativo ai piaceri della buona tavola, ci si può immaginare, come sarà già capitato a molti nella realtà, di essere in un promettente ristorantino, e che ci si appresti ad apprezzare il proprio piatto preferito : un bel filetto al pepe verde, rigorosamente al sangue.
Le persone sviluppano, durante la formazione individuale, culturale, sociale, emotiva, caratteriale, religiosa, sportiva, e politica, una particolare scala di riferimento che permette, all’uopo, di comporre abbinamenti pre registrati a livello psichico, a cui fare riferimento ogni qualvolta si ripresenti uno stereotipo già affrontato in precedenza.
Nel caso in esame, se il desiderio di un filetto al pepe verde, deve corrispondere ad uno di questi abbinamenti, come costituente di una simbiosi tra l’essenza del piacere e la nostra aspettativa di tale raggiungimento, si deve verificare la certezza che i parametri di riferimento siano quelli che il nostro subconscio riconosce come tali.
In termini elementari, possiamo affermare che se a noi il filetto piace tenerissimo, al sangue, senza un filo di nervetti, non tanto grande, con i grani di pepe verde distesi sopra la carne, e ci troviamo di fronte a una bella presentazione, a cui però, al primo taglio si evidenziano carne dura, filamentosa, con nervi che l’attraversano, magari troppo cotta, ecco che una sorta di furore ci attraversa, come se fossimo stati ingannati, come se la nostra ricerca del piacere avesse subito una brusca battuta d’arresto.
A tutti è capitato di vivere una esperienza analoga, anche a me…e, per questo motivo, quando ho voglia di mangiare bene, mi rivolgo alla mia personalissima lista di ristoranti, selezionata nel tempo, a cui fare affidamento con certezza, senza timore di traumatiche delusioni.
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Uno di questi rifugi, olimpo di una cucina mai ambigua, sempre consona alle aspettative, in un contesto elegante, raffinato e sobrio, in cui la pulizia e la cortesia sono prerogative di primo piano, è il Ristorante “La Nuova Pesa” di Minerbio.

L’indirizzo è : Via Garibaldi, 80/A a Minerbio, quasi di fronte alla Tabaccheria Lulù.
Da quando abbiamo la fortuna di frequentarlo, mia moglie ed io, possiamo raggiungere alti livelli di piacere gastronomico, in maniera totale, mai disattesa, sopra le righe, in un proseguo di sapori e di sensazioni reali, mai uguali, ma legati strettamente alle caratteristiche tradizionali di ogni piatto, in cui si riesce a trovare facilmente l’oggetto della ricerca.

L’apoteosi regna sovrana, simbiotica tra il nostro personalissimo gusto, esigente, attento, avido di sensazioni già registrate, e le presentazioni dello chef, magnifiche, abili, sincere, reali, a cui non si sottrae una evidente padronanza delle tradizioni di cucina.
Anfitrione del locale, che accoglie la clientela, è Lucia, sorridente, elegante nella sua gentilezza, disarmante, quasi timida, ma solare e competente.
Pochi giorni addietro abbiamo potuto apprezzare un menù a base di funghi e tartufo, per il quale esprimere il nostro apprezzamento a tutto lo staff del ristorante, è quantomeno doveroso.
Se iniziassi ad esprimermi in termini di complimenti dovrei fare una lunga lista per ringraziarli della loro professionalità, della cortesia, e di averci regalato il frutto del loro loro impegno in questo settore, quello della buona tavola, non facile, e spesso usurpato.
Il piacere che abbiamo provato, nella degustazione sopracitata, è stato totale, continuo nel suo proseguo, risultato di un trionfo di sapori raramente reperibile, armonioso nel suo essere, contestuale ad una sovrapposizione di sapori ineccepibile.
Il tartufo, re delle tavole autunnali, che amalgamava l’effluvio del suo aroma particolare, steso su una purea di patate, con uova, e il letto di finferle su cui era adagiata la tagliata, davano l’idea di come si potessero fondere gli elementi naturali meramente commestibili per trasformarli in un autentico capolavoro di arte culinaria, dialetticamente prostrato ai desideri di intenditori appassionati.
Ad ogni nostra tappa in questo percorso di piacere, ci accompagna la presenza di Lucia, sempre sorridente e discreta, con i suoi consigli per i giusti abbinamenti dei vini, e la sua condiscendenza verso i nostri gusti esigenti.
Rappresenta di sicuro un tassello importante, identificativo, senza il quale il locale non avrebbe la stessa valenza.
La sua cortesia è sintomatica e quasi didattica di come ci si possa sempre riconciliare con la vita, anche lavorando, o interpretando un ruolo, poiché si evince, data la sua trasparenza, che è reale, sincera, improntata allo sviluppo e all’esternazione di un carattere solare, che arricchisce chi ha la fortuna di venirne a contatto.

Consiglio quindi a tutti coloro che vogliono “andare sul sicuro” di approfittare dell’esistenza di questo angolo di paradiso, entrando nel quale la realtà quotidiana deve rimanere fuori dalla porta, per calarsi in una dimensione di sapori unica nel suo genere, e godere delle performance creative e allo stesso tempo didatticamente tradizionali di un grande del nostro territorio, un artista della cucina che interpreta un ruolo non facile con competenza e professionalità : Alessandro, il cuoco.
A lui, e a Lucia, va il nostro particolare ringraziamento.
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giovedì 19 novembre 2009

Parco Due Agosto 1980

Forse la ventilata ipotesi di responsabilità penali in seguito ad eventuali incidenti causati dalla caduta di pietre dal pilastrino fatiscente all’ingresso del Parco 2 Agosto 1980 di Minerbio, ipotesi evidenziata in un post di qualche tempo addietro, ha prodotto, come risultato, l’intervento delle autorità cittadine.
Da alcuni giorni infatti svetta, in cima al sopracitato pilastrino, una copertura di legno che, probabilmente, contiene una gettata di cemento nuovo, allo scopo di consolidare la vecchia struttura, che versava in uno stato di abbandono totale e che, come segnalato in un precedente post
(link), costituiva una possibile fonte di pericolo per i cittadini.
Evidentemente, mentre per il verde pubblico non ci sono leve particolari su cui agire nei confronti dell’Amministrazione Comunale per scuoterla dal disinteresse dimostrato al riguardo, se non il perdurante impegno nostro e di tutti cittadini a tenere alta la guardia, per la possibilità invece di incorrere in guai di tipo penale, si è ricorsi subito ai ripari.

E’ un caso che l’intervento sia successivo alla nostra segnalazione sul blog…?

E’ un altro caso che tale intervento sia limitato, per ora ad un pilastrino soltanto, e cioè a quello che versava in situazione di pericolo maggiore…?

E’ ancora un caso che per i problemi segnalati nello stesso post, non si stia invece facendo nulla…?

Sarà anche un caso che a riguardo dell’altro grosso problema, quello della mancanza di marciapiedi, si stiano facendo orecchie da mercante…ma attenzione….anche in questo caso c’è la possibilità che si possa incorrere in guai giudiziari.
E’ sufficiente che una persona nell’attraversare la strada, costretta dalla mancanza del suddetto marciapiede, (mancano anche gli attraversamenti pedonali), sia coinvolta in un incidente stradale (speriamo di no), che le denunce fioccherebbero severe e sonore…

Deve esserci sempre lo spauracchio che accada qualcosa di terribile per modificare certe situazioni in senso positivo…?
Dove sono finiti lo spirito di prevenzione, e la tutela del cittadino…?
Non basta dipingere di bianco le vecchie panchine nel “salotto buono” per risolvere i problemi !

A proposito, un paio di giorni fa mi trovavo a Vignola, e ho potuto verificare come si possa fare qualcosa per l’ambiente, risparmiando energia, come avrebbe dovuto fare il Primo Cittadino di Minerbio.

Come ?
Osservate la foto a lato :

raffigura un lampione, alimentato da energia solare.

Di lampioni come questo, a Vignola ne sono stati installati a decine, frutto evidente di una volontà politica molto diversa da quella che invece, purtroppo, subisce Minerbio.
Accontentiamoci dunque di questo pilastrino, in fase di ristrutturazione, sperando che sia foriero di uleriori, e più impegnativi piani di intervento.
Non vorremmo che l'Amministrazione Comunale patisse uno stress troppo grande, seguendo un percorso di sviluppo ecologicamente sostenibile, a favore della collettività.
Diamo loro, quindi, il tempo fisiologico di adattarsi alle nostre problematiche, anche se, in verità, sono sempre le stesse che esistevano al tempo della campagna elettorale, e dei proclami politici che inneggiavano alla loro risoluzione.
Diamo tempo al tempo... chi vivrà vedrà...
Speriamo però di vivere a lungo, visti i loro tempi di reazione...
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E.B.
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sabato 14 novembre 2009

Le scuole festeggiano gli Orti in condotta. TRANNE MINERBIO !

Si è festeggiato nel giorno di San Martino, 11 novembre, la giornata degli Orti in condotta, un'iniziativa importata dagli Stati Uniti che ha riscosso in Italia un notevole successo. Si tratta di orti scolastici dove i bambini possono coltivare i loro ortaggi, apprendere il rispetto per la natura e sviluppare un rapporto più sano con la terra.

di Andrea Degl'Innocenti
slow food orto in condotta
Si è festeggiato nel giorno di San Martino, 11 novembre, la giornata degli Orti in condotta, un'iniziativa importata dagli Stati Uniti che ha riscosso in Italia un notevole successo
Probabilmente per un bambino di oggi è più “naturale” stringere fra le mani un mouse, un cellulare o un joystick piuttosto che un pomodoro. L'ortaggio lo avrà visto a volte impacchettato e impilato negli scaffali dei supermercati o spezzettato in qualche zuppa con ogni probabilità preconfezionata (non è retorica, da uno studio della rivista Dimagrire del 2006 emerge che 7 italiani su 10 preferiscono i cibi preconfezionati).
Così in un processo di ribaltamento della prospettiva tipico dell'era moderna, ciò che è più naturale, anzi è frutto principe del rapporto fra uomo e natura e ancora oggi è alla base della nostra alimentazione, diventa strano, lontano, sconosciuto. Chiunque può sopravvivere in una città d'oggi senza sapere com'è fatta una pianta di zucchine, come si coltiva una melanzana, se le carote crescono sugli alberi o sotto terra.
Per fortuna qualcuno si è accorto di questo assurdo controsenso e ha tentato di porre rimedio. Già dagli ultimi anni ottanta l'associazione Slow Food (nata in Italia, a Bra nel 1986 ed in poco tempo divenuta internazionale) promuove la creazione di orti urbani. Intorno alla metà degli anni novanta Slow Food USA partorì l'iniziativa “The Edible Schoolyard”, che incentivava lo sviluppo degli school garden, orti educativi affidati alle scuole in cui i bambini imparano a coltivare gli ortaggi e a sviluppare un rapporto più sano con la natura. Il progetto si è in breve diffuso in tutto il mondo, giungendo in Italia nel 2003 con il nome di “Orto in condotta”.
orto scuole bambini
Gli orti scolastici in Italia sono ben 224, più del doppio delle più rosee aspettative
Ieri, 11 novembre, in occasione del giorno di San Martino che segna la fine dell'anno agrario, tutte le scuole aderenti all'iniziativa hanno partecipato alla Festa degli Orti in condotta, un ideale incontro che ha coinvolto studenti, insegnanti, genitori e nonni. E una buona occasione per tirare le prime somme dell'iniziativa.
I numeri sono più che confortanti: tre anni fa Slow Food Italia parlava di realizzare 100 orti scolastici entro il 2009, e il progetto sembrava ambizioso; oggi, che del 2009 viviamo gli ultimi mesi, gli orti scolastici in Italia sono ben 224, più del doppio delle più rosee aspettative.
Il segreto sta nell'entusiasmo di insegnanti, bambini e intere famiglie (nonne e nonni compresi), ben espresso dalle parole di Franca Manzoni, maestra di Montale Pistoiese. “A settembre, i ragazzi non sanno neppure che le carote o le patate nascono sottoterra. E non sono convinti di doversi sporcare le mani con la terra proprio a scuola, ma ben presto si lasciano conquistare. Alla fine dell’anno, quando alla mensa si ritrovano nel piatto il radicchio trevigiano, lo scansano, chiedono l’insalata del nostro orto. E consigliano alle mamme le cose giuste da comprare al supermercato”.
slow food terra
La terra fa paura perché è sporca, lascia macchie visibili sul corpo e sulle mani. E nella società di oggi ciò che si vede esiste, e fa paura
In totale sono 16.800, i baby-coltivatori, aiutati da 1400 insegnanti e da oltre 11.500 genitori e nonni. Sparsi in 19 regioni, capofila la Toscana con 49 orti seguita dal Piemonte con 41. Chini a terra, imparano a seminare, annaffiare, coltivare e ad osservare i frutti del proprio lavoro. Vedono la terra nuda, non nascosta sotto lingue d'asfalto e di cemento, l'annusano, vi affondano le mani.
La terra fa paura perché è sporca, lascia macchie visibili sul corpo e sulle mani. E nella società di oggi – la società dell'immagine – ciò che si vede esiste, e fa paura. Ciò che non si vede, non esiste. Dunque bando a diossina, ogm, nanoparticelle: chi le ha mai viste? Condanniamo piuttosto l'orto del nonno e i suoi carciofi e la lattuga sporca di fango: quanti germi si annideranno in quei grumi di terriccio? Nessuna mamma “sana di mente” lo farebbe mangiare al figlioletto senza prima averlo cosparso di amuchina.
Vincere la paura della terra significa comprendere che quanto più un alimento è vicino alla terra, prodotto seguendo i suoi ritmi e le sue leggi, tanto più sarà sano; viceversa quanto più è modificato, alterato, lontano dalla terra, sigillato, confezionato, lucido, tanto più sarà – probabilmente – nocivo.
A questo servono gli orti scolastici: ad educare i bambini, fin da piccoli, a un diverso rapporto con il cibo, al valore della biodiversità e al rispetto dell'ambiente. Ad amare la terra, sperando che da grandi se lo ricordino.
Il programma e l’elenco delle scuole che aderiscono alla giornata sono disponibili sul sito di Slow Food.
Tratto da : LINK

domenica 8 novembre 2009

Nicola Armaroli, l'agricoltura, e le biomasse.

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Giovedì 5 novembre 2009 c’è stato l’atteso incontro con il divulgatore scientifico Nicola Armaroli, per la presentazione del suo ultimo libro : "Energia per l’astronave Terra".

Dopo il discorso iniziale del Sindaco che, approfittando dell’occasione, si è esibito nel suo solito siparietto di campagna elettorale del tipo : io sono bello e bravo, e ho fatto tante cose per voi, tutte giuste e in favore dell’ambiente, finalmente il pubblico ha potuto godere appieno della presenza e delle parole del Dr. Armaroli.

La serata è stata piacevole, immersa in una narrazione fluente del relatore, svincolata da termini tecnici e da preziosismi lessicali, alla portata di chiunque volesse assimilarne i contenuti.
Le tematiche espresse mi hanno trovato in completa assonanza di intenti, e in totale simbiosi con le stesse tesi eviscerate nel corso della serata, e spero che esse possano diventare uno sprone per coloro che stanno maturando una coscienza ecologica.
L’attenzione rivolta a questi delicati problemi infatti, che coinvolgono tutti noi, e la diffusione del concetto di pericolosità e di inutilità dell’avvicinamento al ‘nucleare’ deve rimanere alta, a difesa dell’ambiente, per noi e per i nostri figli.
A fine presentazione c’è stata una breve discussione tra il relatore e il pubblico, e mi ha colpito una domanda fatta da un agricoltore al Dr.Armaroli.
Gli si chiedeva, in sintesi, la sua opinione sulla produzione di biomasse, da cui ricavare energia.
Il primo ricercatore del CNR di Bologna, Dr. Armaroli, si è espresso molto chiaramente, asserendo che gli agricoltori devono essere produttori di cibo, e non produttori di energia, o tutt’alpiù dedicare a questo settore solo gli scarti della produzione totale.
La sua risposta mi ha molto sollevato, perché concordo perfettamente con la sua visione etica del problema.
L’umanità cresce di numero in maniera esponenziale, e l’agricoltura è seriamente minacciata da una serie di problemi causati da una continua antropizzazione del territorio, per cui distaccare la produzione di cibo per orientarla verso scopi diversi dall’alimentazione sarebbe, a mio parere, un crimine, o comunque una cinica presa di posizione nei confronti degli abitanti del pianeta che soffrono la fame.
Ricordo a coloro che non ne siano a conoscenza che il Dr. Armaroli ha pubblicato due libri : “Energia oggi e domani” nel 2004, e l’ultimo, edito nel 2008, dal titolo : “Energia per l’astronave Terra”.
Di seguito, elenco alcuni chiarimenti, tratti da Wikipedia, sul significato di biomassa.

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Per biomassa si intende l’insieme di quei materiali di origine organica, animale o vegetale, che non abbiano subìto alcun processo di fossilizzazione.
La fossilizzazione è l'insieme dei processi biologici ed ambientali che, modificando i resti degli esseri viventi, e impedendone il loro disfacimento, li trasformano nel prodotto chiamato appunto fossile.
Più genericamente, il termine si applica all'intera storia di tali resti fino al loro ritrovamento.
Quindi il petrolio, il carbone e gli altri combustibili fossili, pur essendo di origine organica non possono essere definiti biomassa.
Il termine è spesso utilizzato per parlare di fonti di impianti a biomassa per la produzione di energia.
Il contenuto energetico dei diversi materiali può infatti essere sfruttato per produrre energia, costituendo un sostituto ai combustibili fossili, ottenendo emissioni di anidride carbonica molto inferiori e ambientalmente sostenibili.

Dalla fermentazione dei vegetali ricchi di zuccheri, come canna da zucchero, barbabietole e mais, spesso prodotti in quantità superiori al fabbisogno, si può ricavare l’etanolo o alcool etilico, che può essere utilizzato come combustibile per i motori a scoppio, in sostituzione della benzina.
Dalle oleaginose (quali girasole, colza, soia) si può ottenere per spremitura il cosiddetto biodiesel.
Tramite opportuno procedimento è inoltre possibile trasformare le biomasse di qualsiasi natura in BTL (Biomass to liquid), un biodiesel, ottenuto appunto da materiale organico di scarto o prodotto appositamente con colture dedicate.
Lo sfruttamento di nessuna di queste fonti può comunque prescindere da valutazioni sull'EROEI complessivo, ossia sul rapporto tra energia ottenuta ed energia impiegata nella produzione
Il ritorno energetico sul suo stesso investimento, più comunemente noto come EROEI (o EROI), acronimo inglese di Energy Returned On Energy Invested (o Energy Return On Investment) ovvero
energia ricavata su energia consumata, è infatti un coefficiente che riferito a una data fonte di energia ne indica la sua convenienza in termini di resa energetica.
Esistono diversi tipi di BTL :
il bioetanolo, il biodiesel, il biometanolo, il biodimetiletere, gli idrocarburi sintetici, il bioidrogeno, gli olii vegetali.
In un paese come l’Italia, in cui il sole e il vento rappresentano una ricchezza inesauribile, costante, gratuita, e non inquinante, le ricerche verso la produzione di energia dovrebbero confluire in tale direzione, con incentivi per la produzione e la diffusione dei pannelli solari, l’incremento delle pale eoliche, a livello capillare sul territorio.

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Invece esistono, solo sporadicamente, alcune realtà isolate e il più delle volte frutto della tenacia di privati cittadini che ne hanno rincorso il progetto, spesso anche ostacolati dalle autorità “competenti”.
Il problema era, è, e rimarrà politico… dipendente com’è dalla strafottenza e dall’arroganza della classe dirigente politica, e dall’uso che i nostri amministratori fanno del potere che gli abbiamo dato.
Se costoro non verranno presi a calci nel didietro, se non impareranno che sono nostri dipendenti, che ricoprono le cariche ottenute solo perché devono fare i nostri interessi, se non capiranno che siamo stanchi di subire,e che stanno lasciandosi alle spalle i prodromi di un malcontento popolare diffuso a tutti i livelli della società…ebbene, faremo in modo che capiscano lo stesso…

Quando una corda si tira troppo, alla fine si rompe…

Io non voglio, come tanti che la pensano come me, che l’ambiente diventi una pattumiera, più di quello che è già, oppure un mero strumento di speculazione politica ed economica, e voglio….ripeto voglio, fortissimamente combattere contro chiunque cerchi invece di continuare questo stillicidio di delitti ambientali.

Il sindaco continua a bearsi del progetto scuola ecologica di Cà de Fabbri, che vedrà la luce tra due anni, se tutto va bene, mentre il presente, e la realtà che ci circonda adesso, in questo momento, è caratterizzato da una discarica a Baricella che vuole aumentare la cubatura… da una mancanza di raccolta dei rifiuti differenziata seria… da una totale mancanza di pannelli solari nelle strutture pubbliche… dall’assenza di una politica socio-culturale ecologica anche nelle strutture scolastiche… dall’arroganza dimostrata nell’attuazione del “rifacimento” del salotto buono (una mano di vernice bianca, e la posa di nuovi lampioni, con lampadine fuori legge)… il disinteresse totale sulla mancanza di marciapiedi in alcune zone del paese, e degli alberi che potrebbero trovarvi la sede appropriata…. il degrado imperante nel Parco Due Agosto, ridotto a una lattrina, sporca e pericolosa per le condizioni degli alberi in stato di abbandono.

La lista sarebbe ancora lunga, ma questo non scompone minimamente la flemma del primo cittadino, che invece di porsi con umiltà al servizio della collettività si gloria in continuazione e si incensa da solo, grazie anche alla compiacenza di Prometeo, il brogliaccio che rappresenta l’emanazione del suo alter ego.
Non ho detto queste cose in occasione della presentazione del libro del Dr. Armaroli per non metterlo in imbarazzo, sicuro che, comunque, i cittadini di Minerbio sapranno come comportarsi in occasione delle prossime elezioni.

E.B.

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sabato 31 ottobre 2009

Nicola Armaroli, nostro concittadino...

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Si terrà tra pochi giorni un evento che vedrà la presenza di un insigne concittadino minerbiese.
La persona in oggetto è l’insigne chimico, Dottor
Nicola Armaroli, primo ricercatore presso l’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna.
L’occasione per poterlo incontrare sarà quella che lo vedrà interpretare il ruolo di relatore, durante la
presentazione del suo ultimo libro intitolato :
Energia per l’astronave Terra, edito da Zanichelli.
L’incontro si terrà presso i locali di Palazzo Minerva, a Minerbio, in Via Roma 2, Giovedì 5 novembre 2009, alle ore 20,45.

Testimonial della bella iniziativa culturale saranno Il Centro Culturale La Pira, unitamente a Coldiretti e al patrocinio dell’Amministrazione Comunale.
L’evento, stante la caratura del personaggio, e l’argomento trattato, non è sicuramente stato abbastanza pubblicizzato, né tramite affissione di manifesti, né con la diffusione di volantini nei locali pubblici del nostro paese.
Speriamo che comunque il passa parola permetta di avere una affluenza di pubblico degna del nome e dell’importanza del Dr.
Armaroli.

Ricordo che il nostro concittadino ha pubblicato nel 2004, insieme a Vincenzo Balzani (Dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna), il libro : “Energia oggi e domani”.

Nelle sue riflessioni sul problema energetico, indica le relative possibilità e prospettive che possano essere appetibili ai cittadini che intendessero sfruttare energia ricavabile da fonti rinnovabili.
Il libro che presenterà Giovedì sera, è stato pubblicato nell’ottobre del 2008 ed ha riscosso un grande successo editoriale.

Ha inoltre conseguito il premio Galileo 2009 per la divulgazione scientifica, il più importante riconoscimento in Italia per la saggistica scientifica.

Il settore di competenza al Consiglio delle Ricerche di Bologna del Dr. Armaroli, in cui guida un attivo gruppo di ricerca sulle Fotoscienze Molecolari, riguarda anche il campo della conversione dell’energia luminosa dei nanomateriali luminescenti.

Attualmente l’attività del suo gruppo riguarda principalmente la fotochimica e la fotofisica di composti di coordinazione, nanotubi di carbonio e architetture supramolecolari, con particolare attenzione alla luminescenza ed ai processi di trasferimento di energia ed elettroni.
Il potenziale applicativo di queste ricerche di base è legato alla conversione dell’energia solare (sistemi fotovoltaici, fotosintesi artificiale) ed alla messa a punto di dispositivi elettroluminescenti ad alta efficienza (OLED).

Durante la sua attività, finora, ha pubblicato 140 articoli scientifici, tenendo conferenze su invito in congressi, università e centri di ricerca in tutto il mondo.
Partecipa e coordina progetti di ricerca internazionali in collaborazione con gruppi accademici ed industriali.

Nel 2001 ha ottenuto il Premio Internazionale Grammaticakis-Neumann.

Nel 2008 è stato uno dei firmatari dell’appello ai candidati politici alla guida del Paese, in occasione delle elezioni politiche 2008, in cui si evidenziano la mancanza di opportunità per un orientamento indirizzato verso il nucleare, sollecitandoli a rivolgersi invece verso uno sviluppo dell'uso delle fonti di energia rinnovabile :
eolica, geotermica, idroelettrica e, in particolare, solare, nelle varie forme in cui può essere convertita :
energia termica ed elettrica, combustibili artificiali, biomasse.

Speriamo che, visto che il Comune è patrocinatore dell’evento, sia sensibile a queste tematiche, e che la sua attenzione futura sia orientata nella direzione chiarita dal nostro concittadino.

Appuntamento dunque a giovedì sera : è un’occasione da non perdere !
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Emanuele B.
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venerdì 30 ottobre 2009

LA SCOMPARSA DELLE RANE

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Ricordo che da ragazzo andavo a pescare, quando potevo, recandomi per l’occasione in qualche macero abbandonato, così come in canali, piuttosto che nei fiumi pedemontani o nei laghi.
In compagnia, o da solo, assimilavo sensazioni che ora, a distanza di parecchi anni, ricordo distintamente, radicati nella memoria come retaggio di una formazione simbiotica con l’ambiente, la natura, gli animali, gli insetti, l’acqua, il cielo, l’aria, in un contesto di francescana ed essenziale bellezza.
In queste cornici sul cui sfondo si esaltava l’ordine naturale delle cose, spiccavano elementi particolari, a prima vista insignificanti, che si rivelano adesso, a posteriori, come l’essenza stessa di quel miracolo patrimoniale che consiste nella diversità e nella complessità degli esseri viventi, animali e vegetali.
Una caratteristica costante, nei mesi primaverili, quando mi capitava di vagabondare alla ricerca di gustose morchelle, o dei ‘dormienti marzuoli’ , così come dei germogli di pungitopo, cercando anche in zone sabbiose, umide, presso corsi d’acqua, vicino ai canneti, era quella di registrare inconsciamente, come dandolo per scontato, un caratteristico suono, un ripetitivo e assillante richiamo che scaturiva dalla gola di un simpatico animaletto : il ranocchio.
La presenza di questo protagonista indiscusso del territorio, ricercato anche dagli estimatori delle sue carni per saziare gli appetiti di voraci buongustai, era praticamente endemica e rilevabile da quel continuo concerto dei solisti che lo interpretavano.
Cra cra cra cra…. Il gracidare continuo si fondeva con il resto dell’ambiente circostante, creando un’amalgama inscindibile che ne permetteva un naturale proseguo.

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I simpatici anfibi, la cui funzione ecologica è sempre stata importantissima, sia per il controllo larvale delle zanzare e di altri insetti, costituiscono, da sempre loro stessi, un elemento nutrizionale per serpenti, uccelli, e altri predatori della catena alimentare.
Si sa che l’equilibrio di un ecosistema è sempre molto delicato, e in continuo confronto tra i componenti stessi che ne fanno parte, e cioè di quegli anelli che rappresentano, insieme, una lunga catena di specie animali e vegetali.
Ora però, devo constatare che, da molto tempo risultano assenti dalla scena naturale che li dovrebbe vedere protagonisti, proprio questi vocianti animaletti saltellanti, multicolori, e dalle varie forme.

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I dintorni di Minerbio sono ricchi di zone umide, e di habitat naturali che dovrebbero costituire un ambiente ideale per gli anfibi.
Gli stessi areali continuano ad essere preferiti da uccelli acquatici, come l’airone bianco, l’egretta, l’airone cinerino, il tarabusino, la garzetta, la sgarza, la nitticora, il martin pescatore, qualche sporadico cormorano proveniente dalla zona di Anita, il tuffetto, così come altri volatili del tipo : ghiandaie, fringuelli, cinciarelle, cinciallegre, scriccioli, storni, gazze, tordi, merli, corvi, taccole, cornacchie, cannareccioni, ecc.
Da questa apoteosi di varietà e di biodiversità spicca l’assenza di un millenario interprete di un ruolo datogli da madre natura, che ha sempre condiviso il territorio con tutti questi protagonisti.
Si tratta, appunto della rana, del ranocchio, del gracidante anfibio, oggetto in passato di una spietata ricerca da parte degli appassionati.

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Intere generazioni di ranocchiai, nel periodo precedente l’ultima guerra mondiale, e anche durante il suo sviluppo, quando le razioni alimentari erano ridotte al minimo, e lo spettro della fame aleggiava ovunque, hanno potuto sfamare la famiglia grazie ai gustosi animaletti.

Ora sono scomparsi…praticamente estinti…ma non solo nei dintorni di Minerbio.
Sembra che la situazione sia più allarmante di ciò che pensavo e che, ci siano grossi rischi, per la continuazione di molte specie di rane.
Ho registrato questo stato di cose anche da una ricerca in internet, attraverso cui ho potuto constatare la progressiva scomparsa di rane, rospi, e anfibi in genere, in molte parti del nostro pianeta, che ne indicano, quindi, un reale pericolo di estinzione.

Le seguenti testimonianze raccontano la gravità della situazione.

In un post pubblicato da Tostoini il 30 Marzo 2009 su Liquida magazine, sul sito : http://www.liquida.it si legge :

Potrebbe essere una delle estinzioni di massa più imponenti dal tempo dei dinosauri: secondo gli scienziati l’intero ordine degli anfibi sta andando verso la scomparsa. Rane, rospi, tritoni, potrebbero diventare presto solo un ricordo del passato.
Quando si parla di estinzione, sembra quasi che gli animali vengano divisi in due categorie :
ci sono gli animali carini, come i delfini, le foche, i panda, ancora meglio se cuccioli.
Loro sono gli “animali-immagine”:
sono belli, fanno tenerezza, ogni bambino ne vorrebbe uno.
E poi ci sono tutti altri :
animali che hanno altrettanta dignità, che sono altrettanto a rischio, ma che evidentemente non sono altrettanto fotogenici.
Un esempio sono gli anfibi.
Rane, rospi, tritoni.
Si stanno estinguendo a livello globale, ma sul loro declino non c’è abbastanza attenzione.
Eppure secondo alcuni scienziati questa potrebbe essere una delle peggiori estinzioni di massa dai tempi dei dinosauri.

Secondo una ricerca pubblicata dal Journal Proceedings of the National Academy of Sciences, stiamo assistendo alla fase acuta di una estinzione dall’inizio incerto (potrebbe essere iniziata 10.000 anni fa,o dopo la rivoluzione industriale), e il fattore enorme di novità è che si tratta di una estinzione che potrebbe avere un colpevole preciso :
noi.

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Circa 200 specie anfibie si sono estinte negli ultimi 3 decenni, a causa di una infezione della pelle chiamata chitridiomicosi :
gli scienziati temono che questa malattia letale sia nata dalle modificazioni ambientali che l’essere umano ha introdotto nel pianeta.
Molte specie anfibie sopravvivono solo in uno spettro molto piccolo di temperature, e le specie montane sono più esposte ai cambiamenti del loro habitat :
l’espansione dei territori urbani potrebbe essere un altro dei fattori-chiave.
A estinguersi quindi non saranno solo le rane o i rospi, ma tutti gli anfibi.
Stiamo parlando di oltre 6.000 specie, di cui quasi 2.000 già minacciate di estinzione.

Molte le cause concomitanti :
la riduzione delle aree umide, l’invasione degli habitat, malattie, pesticidi, i cambiamenti climatici, la caccia indiscriminata.
Tra queste cause c’è anche un’infezione da funghi, la chitridiomicosi, come appunto accennato.
Molti studiosi ritengono che negli anni futuri l’allevamento in cattività sarà la chiave per affrontare questo problema.
Paradossalmente però, proprio un intervento di questo tipo, finalizzato al rilascio in natura di una specie rarissima, ha rischiato di essere vanificato dalla diffusione della chitridiomicosi :
è accaduto a Majorca, nelle Baleari, nel corso di un programma di reintroduzione condotto dal noto zoo di Jersey per riportare nel suo antico areale un rospetto endemico dell’isola.
Di cure al momento non ne esistono, ma la ricerca ha evidenziato la presenza di batteri sulla pelle di alcune salamandre che potrebbero costituire un’efficace barriera a questo patogeno.
Il chitridio non è il solo responsabile.
L’inquinamento delle acque è tornato alla ribalta con uno studio che ha evidenziato il ruolo del malatione,
un insetticida organofosfato che anche a piccole dosi può avere effetti devastanti sulla catena alimentare degli anfibi.


I problemi maggiori sono stati riscontrati nelle specie che vivono in Colombia, Messico, Ecuador, Cina, Perù, Venezuela e India.

Un commento : http://giangiko.wordpress.com/2009/02/19/rane-e-rospi-in-pericolo/ :

La cordigliera delle Ande, dove abitano più di un terzo delle specie, è una delle regioni col maggior indice di minaccia.
Vari tipi di anfibi, del genere arlecchino, hanno perso l’80 per cento della loro popolazione negli ultimi dieci anni ed altri lo perderanno di qui al 2014.
Secondo i biologi, se la situazione non verrà mutata con seri provvedimenti protezionistici, le rane e i rospi si sommeranno ai 70mila animali esposti nei vari musei naturali colombiani.
Secondo il libro rosso degli anfibi della Colombia il tasso di inquinamento, destinato ad aumentare ulteriormente, è il maggior responsabile della moria di questi animali.
La loro sparizione provocherebbe dei danni inimmaginabili alla catena alimentare poiché sono predatori di insetti e, nello stesso tempo, prede di uccelli e serpenti.

Anche in Europa però gli anfibi non se la passano particolarmente bene, e l’infezione ha contagiato specie la cui scelta di habitat appartati sembrava finora aver messo al riparo dal contagio, come ad esempio gli euprotti.

Ce ne parla : http://www.lorologiaiomiope.com/?p=391


Diciamo che gli euprotti, o tritoni sardi, ce la mettono tutta a passare inosservati.
Il dato piu’ notevole su di loro e’ che sono la piu’ rara e la piu’ a rischio specie di urodelo (anfibio con la coda) europea.
Insomma sono incospicui, sono pochi e vivono in posti inaccessibili :
se non sapete cos’e’ un euprotto avete anche le vostre buone ragioni.
Tecnicamente non sono ne’ tritoni ne’ salamandre, visto che si sono separati abbastanza presto dagli altri urodeli e vivono isolati dal resto del mondo, in Sardegna.
Gli euprotti purtroppo ultimamente (a partire dagli anni ’80 del secolo scorso) non se la passano molto bene :
tutto sembra concorrere per farli estinguere.
Tra le cause principali la riduzione e la frammentazione del loro habitat per via della captazione delle acque a scopo irriguo, l’inquinamento delle acque a causa di pesticidi, la siccita’ che ha investito la Sardegna nelle ultime decadi, l’introduzione di pesci alloctoni come le trote che competono per le risorse e la cattura da parte di collezionisti.
Al momento sono classificati dalla IUCN in lista rossa come “Endangered”.
Come se cio’ non bastasse, c’e’ dell’altro.
Un team di ricercatori anglo-italiano tra cui il mio amico Stefano Doglio che mi ha cortesemente reso omaggio dei suoi articoli su questa bestia, e Trent Garner della Zoological Society London, ha recentemente scoperto, grazie a intense spedizioni sul campo comprendenti immersioni nei torrenti gelati (brrrr), che non solo l’areale del tritone sardo
continua a ridursi, ma c’e’ una nuova minaccia :
un fungo parassita, il Batrachochytridium dendrobatidis.
Questo fungo e’ ben noto da tempo per fare stragi di anfibi per via della malattia che porta, la chitridiomicosi, soprattutto rane e soprattutto, in Europa, in Inghilterra ed e’ responsabile di molte estinzioni locali.
La sua origine come disastro ecologico e’ probabilmente legata ai cambiamenti climatici degli ultimi anni per via del riscaldamento globale.
In Europa, oltre nelle isole britanniche, la micosi delle rane era diffusa soprattutto in Spagna.
La tragica scoperta del team di erpetologi e’ stata l’individuazione di alcune popolazioni dei poveri euprotti, che gia’ hanno i loro problemi, con la chitridiomicosi.
I sintomi evidenziati finora sono perdita delle dita e discoloramento della cute.
Non e’ chiaro se la malattia e’ fatale per gli euprotti e in quanto tempo.
Quel che e’ noto e’ che anche un altro anfibio sardo, un discoglosso (Discoglossus sardus), sta venendo spazzato via dal suo ambiente per cause per ora ignote ma che potrebbero ascriversi al fungo.

Oltre alle infezioni da fungo, il riscaldamento globale sta creando ulteriori problemi a livello di habitat, come nel caso del Madagascar, di cui racconta
Ecoblog :

Christopher Raxworthy e i sui colleghi hanno infatti notato che negli ultimi dieci anni, molte specie di anfibi e rettili stanno scomparendo dalle zone di bassa quota e si stanno spostando verso le regioni montane.
Questo fenomeno è già stato osservato in altre parti del mondo ed è in perfetto accordo con quanto osservato e predetto sulla base dei modelli climatologici.
Il problema è che in Madagascar non c’è l’Himalaya e, quegli stessi modelli climatologici che spiegano perfettamente lo spostamento osservato, predicono che entro poche decine di anni, l’altezza delle montagne malgascie non sarà più sufficiente a garantire l’esistenza di condizioni climatiche idonee alla sopravvivenza di un gran numero di specie.

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Per tentare di salvare alcune specie si ricorre persino alla riproduzione in vitro, come nel caso delle rane gopher di cui racconta http://http//www.ecologiae.com/rane-gopher-in-provetta-per-salvare-una-specie-a-rischio/467/ :

Secondo le stime dei biologi, infatti, sarebbero rimasti solo 100 esemplari adulti di rana gopher, che vivono ancora allo stato selvaggio, nel loro habitat naturale, nel Mississippi.
I funzionari dello zoo di Memphis sostengono di aver già fatto nascere 94 girini in provetta.
La rana gopher ha il corpo tozzo e misura da adulta circa 7,5 centimetri di lunghezza.
Possiede grandi zampe posteriori, che le servono a passare attraverso le buche e i cunicoli, fatti dagli altri animali.
Ha il muso appuntito e grandi occhi, che protegge mettendo le zampe anteriori davanti, quando si sente minacciata.
Questa specie una volta viveva anche in Louisiana e in Alabama, ma ora si trova solo in due zone del Mississippi.
E’ stata dichiarata nel 2001 specie in via d’estinzione dal U.S. Fish and Wildlife Service perchè il suo habitat stava scomparendo, a causa dei processi naturali e dello sviluppo residenziale.
Linda LaClaire, biologa addetta alla fauna selvatica, sovrintende al progetto per ristabilire
l’habitat della rana gopher nel Mississippi e afferma che l’intento dell’esperimento è di utilizzare i girini creati in laboratorio per incrementare i pochi esemplari rimasti e ricostituire la specie.

Come se cambiamenti climatici, pesticidi e funghi non bastassero, ci si mette anche l’industria alimentare.
Pare infatti che uno dei motivi di declino delle rane in alcune zone del mondo sia la cattura indiscriminata a scopi alimentari.

Leggiamo su http://www.mondoecoblog.com/2009/01/28/un-milione-di-rane-in-padella-ogni-anno-il-monito-di-conservation-biology-sul-declino-delle-specie/

I ricercatori dicono che il modello globale di raccolta ed il declino delle popolazioni naturali di rane sembra seguire lo stesso percorso già in atto per lo sfruttamento dei mari, che sta causando il conseguente collasso della pesca dovuto alle reazioni a catena provocate in tutto il mondo.
I ricercatori hanno proposto di istituire una certificazione di raccolta delle rane per migliorare il monitoraggio ed aiutare metodi di caccia che possano essere sostenibili.
Infatti, secondo Corey Bradshaw, le zampe di rana non sarebbero solo una prelibatezza francese :
“Le zampe di rana sono inserite nei menu delle mense scolastiche di tutta Europa, nei banchi di vendita dei mercati e supermercati, nelle trattorie asiatiche e nei ristoranti d’ alta classe di tutto il mondo“.
Il commercio annuale di rane è cresciuto spaventosamente negli ultimi 20 anni, da 200 milioni fino a oltre 1 miliardo di rane consumate ogni anno.

La prossima volta che incontrate un rospo, più che baciarlo sperando che si trasformi in principe, augurtegli buona fortuna : ne avrà parecchio bisogno !

Già tre anni addietro, sul seguente blog, si potevano leggere allarmanti previsioni :
(pubblicato: lunedì 09 ottobre 2006 da lumachina in: )

http://www.ecoblog.it/post/2120/spariscono-le-rane

Che le rane dell’America Centrale stessero fronteggiando un rischio enorme lo avevamo già detto.
Alcuni ricercatori erano così disperati per l’avvento di un fungo killer che le stava sterminando, da riempirsi le valige di rane, nel tentativo di salvarle, trasportandole fuori dalle valli dove avrebbero fronteggiato la morte in poche settimane.
Lo stesso fungo sta minacciando anche le rane italiane.
Ora il Newsweek e Repubblica riportano la sconcertante notizia che, secondo i dati dell’Iucn (International Union for the Conservation of Natural Resources), ad essere a rischio ormai è l’intera classe degli anfibi : su un totale di 5.700 specie, ben 1.800 sono in via di estinzione.

Un altro monito, che ci avverte della drammatica situazione :
META' DI RANE E ANFIBI EUROPEI A RISCHIO DI ESTINZIONE

Tratto da :
http://www.animalitaly.it/content/view/1589/48/
fonte agi - Roma

Più della metà delle specie di anfibi viventi in Europa potrebbe essere estinta entro il 2050 a causa delle conseguenze dei cambiamenti climatici, della riduzione dell'habitat, di malattie infettive.
E' la conclusione a cui sono giunti gli studiosi della Società zoologica di Londra, secondo quanto riporta The independent.

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Le ultime valutazioni compiuti su rane, rospi, salamandre e tritoni indicano che molti esemplari saranno gravemente minacciati nei prossimi decenni, in particolare nell'Europa meridionale dove si prevede che il clima diventerà decisamente più caldo e arido.
"Le proiezioni pubblicate mostrano che il cambiamento climatico altera gli habitat degli anfibi e per questo stimiamo che un gran numero di specie dovrà fare i conti con la perdita del loro ambiente naturale e anche con l'estinzione", ha dichiarato Trent Garner, della Società Zoologica di Londra.
"In Gran Bretagna possiamo già constatare che le condizioni di salute dei rospi comuni peggiorano e che le possibilità di sopravvivenza si stanno riducendo.
Se il cambiamento climatico continuerà a ripercuotersi sugli habitat, la situazione peggiorerà per queste specie autoctone".
Una serie di inverni miti ha fato sì che i rospi uscissero anticipatamente dal letargo e che si ammalassero a causa della mancanza di cibo.
Un grido d'allarme e' stato lanciato anche da Sir David Attenborough, noto documentarista:
"Gli anfibi sono la linfa vitale di molti ambienti, giocano un ruolo chiave nelle funzioni dell'ecosistema, e al tempo stesso e' straordinario e terrificante che nel giro di poche decenni il mondo potrebbe perdere metà di queste specie".
Oltre ai cambiamenti climatici e alla perdita dell'habitat, gli anfibi europei sono minacciati dall'arrivo di una malattia dell'epidermide causata da un fungo letale chiamato chitride e proveniente probabilmente dall'Africa insieme con esemplari di specie esotiche utilizzate in laboratorio, che ha già ucciso molti animali in tutto il mondo.
DECLINO GLOBALE DEGLI ANFIBI

La perdita di biodiversità globale è attualmente una delle maggiori preoccupazioni a livello mondiale.
Benché l’esatto numero di specie che sta scomparendo non sia nota, si è stimato che l’attuale tasso di estinzione sia maggiore di quello mai conosciuto negli ultimi 100.000 anni .
Come parte della globale crisi di biodiversità molte popolazioni di anfibi sono in declino in tutto il mondo.

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Dal 1993 si è registrato che più di 500 popolazioni sono in declino o sono elencate come specie che necessitano di particolari azioni di conservazione.
Le cause sono state imputate ad una combinazione di fattori locali come l’alterazione e la frammentazione dell’habitat, la scomparsa di ambienti idonei alla riproduzione, l’inquinamento, l’introduzione di specie alloctone, e a fenomeni su larga scala come il cambiamento climatico globale e l’aumento delle radiazioni UV-B .
In alcuni casi sono state documentate estinzioni di popolazioni in aree apparentemente incontaminate, che possono essere spiegate solo da effetti globali
come i cambiamenti climatici e/o aumento di radiazioni.
Gli Anfibi sono particolarmente sensibili ai cambiamenti ambientali :
la loro doppia vita, acquatica e terrestre, li espone infatti a pressioni ambientali proprie di ambienti diversi molto più di quanto avvenga per le altre Classi di vertebrati.
Spesso gli Anfibi sono quindi i primi animali a soffrire in aree in cui il degrado dell’ambiente è al suo inizio, spesso non evidenziato da altri descrittori.
Questo motivo fa di essi importanti bioindicatori :
il monitoraggio dello stato di salute delle loro popolazioni consente infatti di controllare lo stato dell’ambiente che sta loro intorno e di riconoscere tempestivamente situazioni di degrado.

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Emanuele B.

Speech by ReadSpeaker