Articolo 21 della Costituzione Italiana

Articolo 21 della Costituzione Italiana:
"TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, CON LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE"

domenica 29 dicembre 2013

A Capodanno a Bologna scatta il divieto di fuochi d'artificio

Bologna, firmata l’ordinanza che prevede il divieto di scoppio di petardi e fuochi d'artificio fino al primo gennaio 2014 compreso.
Divieto valido per tutti i luoghi pubblici o di uso pubblico e per quelli privati da cui possano essere raggiunte o interessate direttamente aree e spazi ad uso pubblico. 
Sarà inoltre vietato usare fuochi pirotecnici, non posti in libera vendita, nei luoghi privati senza la licenza e senza rispettare le istruzioni per l'uso indicate sulle etichette.
Il provvedimento, inoltre, impone il divieto di vendita per qualsiasi tipo di bevanda in contenitori di vetro o in lattine per tutta la notte di Capodanno, dalle 18 del 31 dicembre fino alle 7 del primo gennaio. 

E mentre a Bologna si firmano ordinanze per il divieto di fuochi d'artificio, qui a Minerbio ci giungono segnalazioni da parte di alcuni genitori che ci informano sul fatto che ci sarebbero stati dei negozianti "smaniosi" di vendere petardi a bambini di 9 anni nonostante ne sia severamente vietata la vendita al di sotto dei quattordici. 
In particolar modo le segnalazioni si riferiscono ai famosi "miniciccioli" i quali, come prevede la normativa vigente, sono appunto vietati ai bambini al di sotto dei 14 anni.

Ricordiamo quindi:
" Prima dell'utilizzo dei prodotti di libera vendita acquistati, è importante assicurarsi, per garantire un'assoluta sicurezza nell'utilizzo, che siano articolati a norma di legge e che sulla scatola o sui prodotti stessi ci sia scritta semplicemente una frase di questo tipo:
« Artifizio non classificato tra i prodotti esplodenti, 
vietata la vendita ai minori di anni 14
[...] conservare fuori dalla portata dei bambini e al riparo da fonti di calore; numero dell'articolo; quantità di massa attiva espressa in grammi; data di produzione e scadenza. »
questo per evitare che si tratti di petardi modificati e resi più pericolosi; se non sono accluse istruzioni in italiano, meglio non usufruire dell'artifizio, anzi è meglio consegnarlo alle forze dell'ordine e denunciare la vendita e lo spaccio di artifizi illegalmente prodotti, anche se di piccole dimensioni. "
Ricordiamo inoltre a quei negozianti così distratti che i danni provocati dai petardi ogni anno sono di migliaia di vittime tra morti ed infortunati gravi, e considerato il fatto che i bambini non hanno ancora sviluppato un vero e proprio senso del pericolo e l'attrazione del proibito è forte, il petardo diventa così un gioco ad altissimo rischio, a volte anche letale.
Ci auguriamo quindi che cose del genere non si verifichino più...


...la vostra superficialità
 potrebbe causare danni permanenti.



mercoledì 25 dicembre 2013

QUALITA' DELL'ARIA A MINERBIO

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Come tutti gli anni è sopraggiunto il Natale, la massima festività religiosa del mondo cattolico.
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In questo periodo di crisi, in cui le famiglie stentano ad arrivare a fine mese, cerchiamo di festeggiarlo valorizzando almeno quei valori e quelle tradizioni che caratterizzano da sempre il popolo italiano, come l’amore per la natura e il territorio in cui viviamo.
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Per fare ciò è necessario però fare alcune considerazioni che prescindano da teoremi politici di appartenenza a qualsivoglia Partito, legate allo stato di salute della nostra porzione territoriale.
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Si impone cioè una riflessione sull’ambiente in cui vogliamo far crescere i nostri figli, e sulle implicazioni che possono scaturire da una inadeguata considerazione delle problematiche legate all’inquinamento.

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Minerbio è al centro di situazioni potenzialmente pericolose, a causa delle emissioni in atmosfera di agenti inquinanti, ed è quindi auspicabile che si proceda al più presto a realizzare una centralina preposta al controllo della qualità dell’aria nel nostro paese.
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Sono presenti sul territorio locale alcune importanti fonti inquinanti che concorrono ad esporre la popolazione a variazioni qualitative dell’atmosfera, in negativo, causando una suscettibile preoccupazione per la salute.
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La Stogit in primis, con ammissione diretta, espresse chiaramente durante l’assemblea pubblica svoltasi in occasione della proposta di ampliamento dello stoccaggio dei gas, il concetto che una percentuale dello stesso viene quindi liberata in atmosfera, aumentando l’emissione di gas a effetto serra.
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Lo comprova anche la delibera n. 26/20152 del “Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per il supporto nella gestione delle attività di progetto del protocollo di Kyoto” in cui si derogano la Stogit di Minerbio, di PC, e di FE, autorizzandole ad emettere gas a effetto serra !
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A poca distanza da Minerbio svetta un’altra fonte di preoccupazione ambientale, e cioè l’inceneritore di Quarto Inferiore di Granarolo.
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Sul nostro blog si può reperire ampia documentazione sul funzionamento di questa cattedrale inquinante, e capire come si possa sviluppare diossina pericolosa per la salute.
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Importanti studi scientifici compiuti su altri impianti similari hanno comprovato inequivocabilmente che esiste una stretta correlazione tra inceneritori e insorgenza di tumori.
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Hera fino ad ora non ha consentito a verificatori “esterni” di sottoporre ad accertamento l’impianto del “Frullo”, i cui fumi possono essere facilmente veicolati dagli ambienti atmosferici in direzione di Minerbio.
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Lo zuccherificio è un’altra delle aziende che libera in atmosfera i residui gassosi delle lavorazioni, i cui miasmi ammorbano l’aria che respiriamo, così come l’impianto a biomasse.
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Aggiungiamo le esalazioni provenienti da Bentivoglio, sotto forma di emissioni risultanti dalla lavorazione della ghisa, in una acciaieria i cui sistemi di filtraggio permettono ai fumi di raggiungere Minerbio quotidianamente.
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L’amianto, che come riconosciuto dal Primo Cittadino del nostro paese, è un elemento alquanto volatile e pericoloso, è responsabile di patologie subdole quanto mortali, come la fibrosi polmonare interstiziale e il mesotelioma pleurico.
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Questo materiale è presente massicciamente sul territorio minerbiese, come ad esempio nella zona artigianale prospiciente il centro commerciale Cà Rossa, e sui tetti del Consorzio agrario, a lato della Scuola Materna e dell’Asilo Nido.
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Come sono le condizioni del materiale ?
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Viene monitorato costantemente ?
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Dopo il terremoto si sono verificate fessurazioni ?
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Il gelo e le nevicate scorse ne hanno compromesso la compattezza ?
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La discarica dei rifiuti chiude il cerchio di questo assedio alla qualità dell’aria minerbiese, che tutti noi respiriamo.
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Non sarebbe quindi, come minimo auspicabile, che si prendesse in considerazione l’ipotesi di installare una centralina per monitorare lo stato di salute della nostra atmosfera ?
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Se potessimo registrare e valutare la presenza di elementi inquinanti, si potrebbero studiare strategie di contenimento degli stessi, nell’interesse della salute pubblica.
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Si potrebbe verificare se il C02, o l’amianto, così come altri pericolosi elementi inquinanti, siano sospesi sulle nostre teste, come una spada di Damocle.
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I Cittadini di Minerbio non hanno forse il diritto di poter verificare, mediante una centralina, che la qualità dell’aria che respirano sia consona ai canoni previsti dalle normative vigenti ?
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Auguriamo a tutti un Buon Natale, sperando che, almeno una volta, il futuro ci riservi delle risposte e delle soluzioni a questi inquietanti interrogativi.
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E.B.
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domenica 15 dicembre 2013

Costi politica, il sindaco di Bologna spende 76mila euro per opuscolo sulla sua attività.

La giunta di Virginio Merola il 10 dicembre ha approvato la spesa per stampare e distribuire un libricino che racconti quanto fatto in questi due anni e mezzo di mandato. 
"Tutti questi soldi solo per una copertina: infatti non hanno niente da scrivere", ironizza l'opposizione.

Mentre fuori dal palazzo infuria l’antipolitica dei Forconi, che si alimenta con la rabbia per gli sprechi della politica, il Comune di Bologna decide di spendere 76 mila euro per un opuscoloche illustri quanto fatto dal sindaco a metà del suo mandato. 
Il testo pubblicato, che dovrebbe spiegare i successi del primo cittadino Virginio Merola dal maggio 2011 sino a ora, sarà in distribuzione nelle prossime settimane presso tutte le buche delle lettere della città. 

A spese degli stessi cittadini.

Approvato martedì 10 dicembre in giunta comunale dal sindaco Pd con un passato bersaniano e un presente da renziano di ferro, il libricino da distribuire ai cittadini non è stato ancora stampato, ma prestissimo andrà in rotativa.
Il primo cittadino, si legge nel mandato di spesa, userà l’opuscolo per comunicare in maniera “trasparente e sintetica”. Questo nonostante a Bologna la stampa locale conti almeno una decina di testate di diversi orientamenti politici, tra quotidiani cartacei, emittenti radio e televisioni.
A rivelare la decisione di palazzo d’Accursio è stato sulla sua pagina Facebook il consigliere di Forza Italia Marco Lisei. “In pratica – ironizza il rappresentante dell’opposizione in consiglio comunale – spende 76 mila euro per una pagina, ovvero la copertina.
Non abbiamo infatti notizia o traccia di alcuna attività”. Da quando è entrato nel suo ufficio di Palazzo d’Accursio, non è passato giorno che il sindaco e la sua giunta non sottolineassero le difficoltà della sua amministrazione a fronte dei tagli agli enti locali effettuati dai tre governi che si sono succeduti a Roma in questa metà mandato. “Ma si può piangere miseria, aumentare la pressione fiscale e spendere cifre di questo genere per farsi pubblicità?”, ha scritto ancora su face book l’esponente berlusconiano. “L’ennesimo schiaffo ai contribuenti e alle tante persone che a stento arrivano a fine mese”.
Pochi mesi fa il vicesindaco e assessore al bilancio Silvia Giannni aveva descritto in maniera molto chiara la situazione delle casse comunali: “La giunta ritiene di avere fatto tutti i risparmi di spesa possibili che salvaguardino i servizi scolastici e socio-assistenziali e l’obiettivo della riqualificazione e del miglioramento della qualità di vita urbana”.
Poi aveva concluso in questo modo: “Non può stringere la cinghia più di così”.
Intanto il consigliere comunale Lisei ha promesso che al prossimo consiglio comunale chiederà che quei soldi, presi dal fondo di riserva delle casse comunali vengano spesi direttamente: “Lunedi proporrò un ordine del giorno nel quale si chiede di ri-destinare tali soldi al fondo che abbiamo istituito per le situazioni di disagio e nel quale confluiranno i soldi che come gruppi consiliari restituiremo.
Diversamente – conclude sul suo profilo facebook Lisei – l’opuscolo se lo paghino con i soldi del Pd”.

giovedì 12 dicembre 2013

Bologna, Pd e scandalo derivati. M5S copre il caso ma poi...

Dimissioni è la parola d'ordine che gira per il Comune di Bologna, dopo che il Comune ieri pomeriggio ha ammesso di aver detto il falso per settimane sui contratti derivati. 

L'inchiesta giornalistica apparsa sulla testata nazionale Libero Quotidiano, dopo gli altri articoli di Affari, aveva fatto riesplodere il caso con la pubblicazione della documentazione di Bankitalia e la notizia che il Comune volesse annullare una commissione bilancio, presieduta dal grillino Marco Piazza, che poteva mostrare tutte le carte con le ingenti perdite. 

Dopo la sospensione dell'udienza da parte di Piazza, Forza Italia, Gruppo Misto e Lega Nord scendono sul piede di guerra contro la censura. 
Tomassini e Salsi chiedono le dimissioni della vicesindaco Pd Giannini e del grillino che in privato al M5s dice “Il Comune non ha derivati” ma in commissione vorrebbe parlarne e invia lettere in cui paventa “gravi responsabilità” di ogni consigliere per eventuali “fughe di notizie sui contenuti degli atti segreti” e quindi annulla l'udienza. 

Poi l'ammissione del Comune. 
Un alto dirigente del Comune ci rivela i fatti

Derivati pagati a Banca Intesa San Paolo dal 2005 al 2012 e a Banca Infrastrutture, oltre a titoli per 9 milioni di euro nei confronti di Dexia Crediop, istituto specializzato in derivati e ai derivati in Interporto, Atc, Tper, Acer ed Hera, le partecipate pubbliche invischiate nei titoli "scommesse". 

Nel pomeriggio di ieri il Comune di Bologna ammette di aver detto il falso per settimane sui contratti derivati. 

In mattinata la conferenza stampa con i documenti di Bankitalia, già pubblici su youtube e mostrati da noi a tutte le tv locali con Forza Italia, Gruppo Misto e Lega Nord schierati contro la censura imposta dal Comune.

E' l'epilogo di una giornata febbrile con le opposizioni in consiglio comunale,Lorenzo Tomassini (Forza Italia) e Federica Salsi (Misto) a chiedere le dimissioni della vicesindaco Pd, Silvia Giannini, e del presidente della commissione bilancio, Marco Piazza (Movimento 5 Stelle) responsabili di aver negato fino all'ultimo la presenza dei derivati.

Nel pomeriggio la clamorosa retromarcia del Comune: viene diramato un comunicato stampa in cui si ammette che ci sarebbe stata la "rinegoziazione da un tasso fisso a un tasso variabile di un mutuo da 10 milioni e 500 mila euro contratto con Banca Intesa".
La rinegoziazione ha prodotto l'apertura di "una componente derivata... ma con un canone di assicurazione (CAP)".
Ma cosa vuol dire?

"Neanche sanno di che parlano. E lo fanno con termini sbagliati", ci ha riferito un alto dirigente del Comune di Bologna che vuole restare anonimo.
"Guardi, mi cascano le braccia. Questa cosa descritta vuol dire poco e niente. Ma almeno ammettono di aver contratto dei derivati che secondo me sono almeno due.
E il “CAP” che il Comune cita non è un canone di assicurazione.
Anche gli ultimi arrivati nel settore finanziario sanno che il “CAP” è un tipo di contratto derivato", ribadisce il tecnico.
Sull'intera vicenda la risposta del Comune continua a non essere esaustiva lasciando le opposizioni sul piede di guerra.

Tomassini: “Altri rappresentanti istituzionali del M5S ci hanno aspettato fuori dalla conferenza stampa per aggredirci e definirci 'ridicoli'.
Qualcuno intende la democrazia in questo modo, ma io ho un vantaggio: non sono 'dei loro' (ringraziando la Provvidenza!) e non possono espellermi.
Quindi?
Andiamo avanti e domani, in Consiglio, chiederò al Sindaco cosa pensi di una Vice che racconta bugie e se sia il caso di mantenerla ancora nel ruolo”

Ma lo stesso Piazza è nella medesima situazione, visto che non garantisce le opposizioni che lo hanno collocato al vertice della commissione di garanzia-bilancio, per cui anche nei suoi confronti verranno chieste le dimissioni.
Il grillino, in privato, risponde così agli attivisti del M5s che hanno visto i documenti di Bankitalia in video: “Il Comune non ha derivati... il mio tempo è limitato”, non ha cioè tempo di approfondire.
Ma per mail manda a tutti i consiglieri messaggi opposti.
Dice che in commissione vorrebbe parlarne ma paventa “gravi responsabilità” di ogni consigliere per eventuali “fughe di notizie sui contenuti degli atti segreti” e quindi annulla l'udienza.
Purtroppo per lui però le lettere del grillino vengono rese pubbliche da una persona su Facebook.
Come si dice!? Chi di spada ferisce di spada perisce!
Ma Piazza decide di querelare chi ha pubblicato le sue lettere per violazione della privacy...la stessa privacy che per i grillini è sempre violabile, in nome della trasparenza, quando si tratta di Berlusconi.

Ma è lo stesso alto dirigente del Comune che cerca di spiegare le affermazioni di Piazza: "E' colpa del microchip che gli ha infilato sottopelle la Cia. Non è colpa sua", dice parafrasando il deputato grillino Paolo Bernini che appena eletto in Parlamento aveva imputato all'Intelligence la volontà di manipolare l'opinione delle persone.

FONTE ARTICOLO: LINK

domenica 8 dicembre 2013

IL #9DICEMBRE L' ITALIA SI FERMA. ANCHE A BOLOGNA.

Lunedì Sciopero dei Forconi, la Bianchi da Equitalia: "Fateci vedere le dichiarazioni dei redditi!"


LE REGOLE DELLA PROTESTA: 
NO VIOLENZA, NO BANDIERE POLITICHE.

Le regole alla base dello sciopero dei Forconi del 9 dicembre 2013 sono però abbastanza chiare: si manifesterà solo in modo pacifico, lo scopo non è rompere vetrine o fare vandalismo.
Vietato anche presenziare alla manifestazione muniti di bandiere politiche, la protesta non è infatti politicizzata.
L'unico scopo della manifestazione che avverrà lunedì 9 dicembre è scendere in piazza uniti con lo scopo di bloccare l'Italia per far sentire la propria voce ad uno Stato [...] sordo ai voleri della popolazione.
9 dicembre 'L'Italia si ferma': a Bologna la mobilitazione parte da Equitalia
Una chiamata alla mobilitazione da associazioni di piccoli imprenditori, fra i promotori anche i Forconi siciliani.
Categorie diverse dunque che hanno deciso di protestare in tutta Italia, possibilmente ad oltranza, contro crisi e austerità.  
9 dicembre "L'Italia si ferma", un coordinamento nazionale, un tam-tam che attraverso i social si è diffuso in tutto il paese chiamando a raccolta il popolo e le realtà produttive.

Lunedì 9 dicembre sarà una giornata molto particolare. [...] l'evento che "rivoluzionerà" l'Italia è l'annunciato "Sciopero dei Forconi" con presidi in tutta la Penisola che secondo gli organizzatori "Dovrebbero lasciare il segno".
Bologna non sarà da meno e in testa alla protesta felsinea ci sarà Elisabetta Bianchi, presidente e fondatrice del gruppo Anti-Equitalia [...]
"Ci troveremo alle 9 in Piazza Liber Paradisus per poi spostarci davanti alla sede Equitalia di via Tiarini, a pochi metri.
In seguito ci porteremo in Piazza Maggiore, dove aspetteremo davanti a Palazzo d'Accursio l'inizio del Consiglio Comunale e non escludiamo di interromperlo.
Sarà una manifestazione pacifica e apolitica fatta da semplici Cittadini che scendono in piazza".
Cosa accadrà davanti alla sede di Equitalia? "Megafono alla mano chiederò al dirigente di uscire e garantire trasparenza sulle loro dichiarazioni dei redditi.  
Sappiamo che fra i dipendenti di Equitalia indagati ci sono anche dei bolognesi e presto saremo anche in grado di fare i loro nomi, non è facile cercarli nell'elenco degli oltre 700". [...]

9 dicembre 'L'Italia si ferma': a Bologna la mobilitazione parte da Equitalia
"Ebbene noi non siamo più disposti ad accettare tutto questo. Ora fermiamo l'italia".




Fonte articolo: LINK
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sabato 7 dicembre 2013

Bologna, consulenze facili Sprechi, abusi e persecuzioni.

In Emilia “c'è chi può”. 
E sono sempre in tanti nonostante l'alone di indignazione sollevato su alcune “spese pazze” dei consiglieri regionali di via Aldo Moro. 
Come nel caso di una consulenza da circa 30 mila euro (29.743) al proprio avvocato senza procedura di evidenza pubblica e con affidamento diretto. 
E’ l’ennesima tegola che investe a fine mandato il discusso Sindaco PD di San Lazzaro, Marco Macciantelli, in passato al centro di numerose critiche e di interpellanze parlamentari.

Nel 2009 Macciantelli commissionò al proprio legale di fiducia, il penalista bolognese Roberto D’Errico che lo assiste da molti anni nei procedimenti penali, un incarico di consulenza in materia di lavori pubblici e Civis, di palese taglio amministrativo – civilistico. (guarda i basso il documento). 
Il testo della determina nr. 284 dell’anno 2009 non dà adito a dubbi: “incarico per la formulazione di un parere sulle problematiche connesse alla realizzazione del progetto denominato Civis”, e che lo stesso viene affidato in via diretta al D’Errico “per il profilo di alta specializzazione sia in campo accademico che forense e considerato che il consulente individuato offre altissime acclarate qualità professionali e specialistiche in materia e che pertanto l’affidamento de quo puo’ essere disposto tramite procedura di affidamento diretto.”.

Peccato che la legge dei contratti pubblici stabilisca che per gli importi superiore a 20 mila euro, limite innalzato nel 2011 a 40 mila, non ci può essere l'affidamento diretto, ci deve essere una procedura comparativa tra offerte diverse con l’obbligo di confronto di almeno un certo numero di offerte (la citano anche gli autori del best seller La Casta Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (http://www.corriere.it/economia/13_ottobre_31/i-consulenti-d-oro-cnel-2018bc4c-421f-11e3-8636-110cb2716567.shtml). 
Ma l'incarico affidato da Macciantelli è da 29.743 euro, nel 2009 e con affidamento diretto.

Su questo caso è stato presentato alla Corte dei Conti un esposto da un pubblico ufficiale ma vi sarebbe anche altro.

Nel 2011, dopo che indagini della Procura di Bologna avevano ancora una volta interessato il Comune di San Lazzaro di Savena, per l'ennesimo caso di edilizia abnorme il primo cittadino era finito sotto le critiche di comitati cittadini. 
Il Sindaco Pd avvio’ a mezzo stampa una pesante campagna mediatica di delegittimazione in danno del pubblico ufficiale di cui parliamo, ritenuto responsabile di aver semplicemente denunciato in passato diversi illeciti avvenuti in quel territorio divenendo, secondo la surreale idea del Sindaco PD, un nemico della comunità da combattere. 
Meglio se con soldi pubblici.

La vera e propria locale “fatwa” lanciata a mezzo stampa venne tradotta da ignoti in una sequela di minacce di morte pervenute al pubblico ufficiale e alla sua famiglia, fino al punto da indurre l'ufficio di appartenenza a sottoporlo a tutela proponendogli il trasferimento ad altra sede. 
Dopo aver effettuato pressioni su ben due Questori e un dirigente di polizia allo scopo di censurare l’investigatore, Macciantelli decise di recarsi nel 2011, per ben 4 volte presso il Comando cittadino della Polizia postale senza però mai formalizzare alcunché. 
Oscuro il motivo delle visite.

Contestualmente il Sindaco varo’ una delibera denominata anti – critiche prelevando da un fondo di riserva comunale circa 6000 euro da destinarsi a un altro legale (l'avv. Rossetti) per una analisi su siti e scritti ritenuti offensivi dall’Ente Pubblico forse nella speranza di arrivare a colpire comunque quel cittadino, responsabile, sono parole del Sindaco “con le sue denunce del degrado cittadino”.

Ma il pubblico ufficiale denuncia con esposto indirizzato alla Corte dei Conti anche questo spreco.

Un apparente disegno univoco con soldi pubblici e con un dato ulteriore: la ricognizione peritale sui siti internet e sugli scritti analizzati dal Rossetti sarebbe stata poi estesa liberamente da questi in un atto di denuncia in rappresentanza dell’Ente. 
Ma la delibera del Comune, al contrario, gli richiedeva solo un parere su testi e contenuti potenzialmente offensivi.

Una sequela di comportamenti che per grado diverso non si dovrebbero tenere. 
Non si potrebbe. 
Ma tanto siamo in Emilia e “c'è chi può”.

Bologna, minori in coma etilico Esclusivo, festini nella sede Pd.

Ripetuti festini in una sede del Pd di Bologna. Quattro minorenni finiscono in coma etilico nella sede di partito ceduta non si sa a che titolo (fonti interne accreditate dicono affittata in nero). 
Un'altra tegola cade sul partito dopo la questione morale posta dal gruppo dirigente Pd emiliano romagnolo in seguito alle “spese pazze” in Regione.
La questione morale attanaglia il Pd. 
Ieri a Bologna si è tenuta una mega riunione con tutti responsabili dei gruppi dirigenti del partito per valutare le conseguenze delle "spese pazze" o improprie dei consiglieri regionali. 
Ma ci sarebbe una nuova grana. 
La sede del Pd del Comune di Castenaso, alle porte di Bologna, sarebbe stata ceduta più volte e non si sa a quale titolo, a dei ragazzi minorenni, (fonti interne accreditate dicono affittata in nero ma si aspetta un'eventuale precisazione dei responsabili della struttura!).

Nella sede si sarebbero tenute diverse feste. Durante le serate l'alcool scorreva con facilità e alcuni dei minorenni presenti sarebbero finiti in coma etilico e all'ospedale Sant'Orsola di Bologna. 
Qualcuno avrebbe chiamato i carabinieri che hanno redatto un verbale di denuncia finito poi sul tavolo del Pm Ugo Pastore della Procura Minorile.

Il primo evento nel Capodanno 2012-2013. Sede del Pd, ceduta come già detto non si sa a quale titolo. Intervengono i carabinieri. L'alcool scorre a fiumi. Finiscono in coma etilico 3 ragazzini minorenni che vengono portati in pronto soccorso al Sant'Orsola di Bologna. 
Stessa storia il 14 settembre. 
Un verbale della polizia municipale di Castenaso certifica il caso, finisce in coma etilico un quarto minorenne di Castel San Pietro. 
Sui due casi sarebbero stati già ascoltati dalle autorità competenti il segretario del Pd di Castenaso Ruben Viti e l'assessore dimissionario Gabriele Zerbini.

Una serie di eventi, questi, che riguardano sempre i ragazzini della provincia di Bologna. Come gli scontri avutisi solo pochi mesi fa nel principale parco della città, i Giardini Margherita. 
Due gruppi riconoscentisi nelle sigle Bolobene e Bolofeccia hanno radunato circa 250 ragazzi, tutti di un'età compresa tra i 14 e i 18 anni, che si sono picchiati di santa ragione imponendo l'intervento delle forze dell'ordine e l'apertura di due inchieste giudiziarie della Procura. 
Il caso procurò dichiarazioni preoccupate delle autorità competenti. 
Come quella del garante della Privacy, Antonello Soro: "La violenza sul web si trasforma sempre più spesso in fatti gravi della vita reale. 
Oggi assistiamo ad una rissa, ma sono troppi ormai i casi, anche in Italia, di ragazzi che sono arrivati perfino al suicidio". Ora i casi di coma etilico nella sede Pd.

sabato 30 novembre 2013

9 DICEMBRE 2013 - L'ITALIA SI FERMA.


A partire dal giorno 9 dicembre l'italia si fermerà tutta per dire basta allo scempio quotidiano che ci viene mostrato da anni.
Politici corrotti, collusi con la mafia, sperpero di denaro pubblico, distruzione del territorio, distruzione della grande capacità produttiva e lavorativa, aziende che falliscono o che fuggono in altri paesi dove lavorare non è reato. Si ormai l'italia è il paese adatto solo a chi viene a delinquere o a farsi mantenere dal nostro lavoro.
Questa politica è ormai arrivata al capolinea e questo stato è prossimo al fallimento. Loro lo sanno ma ci vogliono tenere buoni, con false promesse mentre loro si riempiono le tasche con le ultime rapine fatte nei confronti delle famiglie e delle aziende.
La collusione tra stato e mafia ha raggiunto ormai il suo apice e nessuna istituzione è in grado di fermare questo degrado.
Ogni giorno ci mostrano nuovi casi di corruzione e di sperpero del denaro pubblico e secondo loro noi dovremo starcene buoni ad aspettare che loro facciano l'ennesima truffa politica di un finto cambiamento con le primarie. I politici sono sempre quelli e dietro loro ci sono sempre i soliti galoppini paraculati che hanno vissuto e vivono del nostro lavoro e dei nostri sacrifici.
Ebbene noi non siamo più disposti ad accettare tutto questo. Ora fermiamo l'italia. Ora dovranno scendere loro e andare a lavorare come abbiamo fatto noi per anni per mantenere questi parassiti che hanno portato la tassazione a livelli insostenibili e che hanno portato le paghe dei lavoratori a livelli da terzo mondo.
Il 9 Dicembre , tutti uniti, senza nessuna bandiera di partito tutti in strada a fermare questo scempio.
State in contatto con noi attraverso i siti internet e i vari social network.
Il 9 Dicembre non ci sono più scuse, non ci si lamenta più. I ladri sono loro e se ne devono andare via.
E' dovere di tutti fare questo, altrimenti tutti noi, i nostri figli, le nostre aziende non avranno futuro. Non dividiamoci come hanno fatto per anni loro dividendoci in categorie, per meglio controllarci. Il nemico è comune a tutti e si chiama stato --ladro-mafioso italiano.
Sono anni che ci chiedono sacrifici, sono anni che le banche truffano le aziende e le famiglie e nessuna inversione di tendenza è stata fatta. Questo è significativo per dire che lo stato non c'è più ma esiste una sola kasta fatta di politici, banchieri, giudici, industriali, centri di potere che vogliono la nostra morte.
Non possiamo più tollerare la repressione che viene fatta dalle forze di stato che, nascoste da leggi ipocrite non permettono alla gente di lavorare e di produrre. Leggi inapplicabili che fanno fuggire le aziende all'estero o fatte fallire. Leggi fatte apposta per coprire inutili posti di burocrati strapagati mentre la gente non ha un reddito.
Una spesa statale che ha raggiunto livelli scandalosi e che nessuno vuole tagliare perché vorrebbe dire colpire i loro stessi amici, parenti e leccapiedi pagati per produrre nulla , anzi per fare danni ulteriori.
Ora le cose devono cambiare. Non ci facciamo più fregare da questo o quel partito, da falsi nuovi profeti che vivono di politica ormai da vent'anni. Ora il popolo decide da solo e la decisione è che se ne devono andare loro.
Quindi aggregatevi, parlate con la gente, non sperate nei mezzi d'informazione gestiti dal potere che li finanzia per dire solo quello che fa comodo loro.
State in contatto con noi . Esiste un solo volantino ufficiale, e per il 9 dicembre tutti in strada, che si fermino tutte le attività per far vedere loro che non siamo più disposti ad accettare di essere loro sudditi.
Siamo la maggioranza silenziosa che ha detto BASTA, loro invece sono la minoranza parassita che vive del nostro lavoro e delle nostre tasse.
Forza, tutti insieme ce la faremo.

Tratto da (LINK)

Bologna, il Comune secreta tutto. Milioni di derivati da nascondere.

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Tenere tutto segreto. 
Questa la strategia del Comune per non far sapere ai cittadini che Comune e partecipate hanno milioni di derivati. 

La commissione bilancio dei consiglieri sarà secretata e nessuno potrà parlarne. 
E' già deciso dagli uffici tecnici. Il presidente della commissione, il grillino Marco Piazza, ci dice che per regolamento non è possibile. “I giornali locali staranno tutti zitti”, ci ha invece confidato un esponente del Pd in dissenso con la maggioranza. 
Ma le prove di Banca d'Italia sono già tutte on line. (LINK)

Il caso – La strada per coprire tutto ce la suggerisce un esponente del Pd locale che vuole restare anonimo: “Hanno già deciso. Il segretario generale ha detto che la commissione bilancio che parlerà di derivati deve essere secretata al pubblico”.

Venerdì in commissione comunale a Bologna si è affrontato il tema della presenza dei derivati tra i titoli contratti dal Comune e le sue partecipate. Dopo le proteste dei consiglieri di opposizione Federica Salsi e Lorenzo Tomassini, la Vicesindaco e assessore al bilancio Silvia Giannini ha aggiunto alla sua dichiarazione precedente: "Il Comune di Bologna non ha e non ha mai avuto derivati" (la stessa dell'assessore Riccardo Malagoli) un significativo "per quanto mi è stato riferito dai tecnici del settore …".

Subito dopo la passerella dei rappresentanti delle società partecipate: Interporto, Acer (case popolari), Tper (mobilità) e Atc (sosta) che in parte ammettono di aver contratto derivati si. Ma poi si è arrivati ad una sospensione.

Ora però si passa al piano B. “Tenere tutto segreto”, ci confida l'esponente Pd “Io l'ho già detto che non sono d'accordo ma la differenza la fanno i giornali che non ne parleranno”. Del fatto grave è convinto l'esponente che ci ripete più volte: “Se dici il mio nome mi rovini”.

Interpellato il presidente della commissione bilancio il grillino Marco Piazza ha dichiarato: “Per il regolamento non ci sono i termini per la secretazione. Il regolamento non lo prevede. Mi devono portare delle basi giuridiche solide altrimenti non è possibile”.

“In generale quando c'è il timore a parlare c'è sempre qualcosa da nascondere. Se è fatto tutto a norma non dovrebbero esserci questi problemi” commenta il capogruppo di Forza Italia Michele Facci.

I documenti di Banca d'Italia che dimostrano che il Comune e le sue partecipate hanno i derivati sono già on line visionabili su Affaritaliani.

sabato 23 novembre 2013

Tutti i documenti di Banca d'Italia che provano che il Comune ha contratto dei titoli derivati, scommesse al buio con soldi pubblici.

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Derivati, il Comune di Bologna nega. Ma AffariItaliani.it ha i documenti. La verità.

Esclusivo / Bologna - Tutti i documenti di Banca d'Italia che provano che il Comune ha contratto dei titoli derivati, scommesse al buio con soldi pubblici. 

Le istituzioni locali negano di averli mai firmati. Ma i documenti di Banca d'Italia attestano che sia il Comune di Bologna che le sue partecipate hanno contratto molti derivati negli anni. Si sta tenendo una commissione molto tesa al Comune di Bologna. Siamo stati invitati con la società Anatos ad esporre il caso che sta agitando le opposizioni. 
Bologna - Non ci sono soldi. Ma giocarseli in scommesse sembra troppo. E' il caso di molta finanza derivata contratta dagli enti pubblici con le banche. E tra Comune di Bologna e partecipate pubbliche in Emilia la lista di chi ha contratto titoli derivati è lunga. Come tutti sanno i derivati sono delle scommesse, delle potenziali bombe ad orologeria che esplodono sulla finanza di chi li ha contratti causando perdite ingenti. Un po' come scommettere che il Sassuolo-calcio possa vincere 10 a 0 a Madrid contro il Real. Titoli quindi che si trasformano in perdite sicure per l'ente pubblico e in incassi d'oro per le banche.

La vicesindaco del Comune di Bologna Silvia Giannini nega che il Comune abbia mai contratto dei derivati, e lo mette per iscritto, ma i documenti ufficiali di Banca d'Italia, la Centrale dei Rischi (un documento di circa 1000 pagine che mostra l'esposizione bancaria di aziende ed Enti), attestano il contrario. In questo momento si sta tenendo una commissione molto tesa al Comune di Bologna in cui siamo stati invitati con la società di consulanza Anatos ad esporre il caso che sta agitando le opposizioni.

I consiglieri comunali Federica Salsi e Lorenzo Tomassini hanno portato l'inchiesta giornalistica in Comune chiedendo spiegazioni agli amministratori. Nella centrale dei rischi di Banca d'Italia risulta che il Comune abbia pagato derivati dal 2005 al 2012, contratti stipulati probabilmente tra il 1999 - 2000, ma visibili solo dal 2005. Da alcune stime sembra che le cifre siano imponenti ma non è ancora definibile l'ammontare visto che le istituzioni locali negano di averle mai avute.

Il Comune di Bologna ha anche contratto titoli con l'istituto di credito Dexia Crediop per un ammontare circa di 9 milioni di euro. La Dexia è una banca franco-belga specializzata in titoli derivati. Attualmente ha molti contenziosi con enti pubblici italiani per aver fatto contrarre derivati. Un'accusa di costi occulti per derivati al Comune di Pisa, Firenze, la Regione Piemonte, la città di Prato e tante altre. Tra queste il Comune di Crotone che ha vinto il contenzioso sullo stesso tema proprio contro la società di credito franco-belga. Ma anche buona parte delle partecipate del Comune di Bologna sono piene di titoli derivati. La lista delle municipalizzate bolognesi è lunga a partire da Interporto, il colosso logistico del trasporto merci. Ha un’ esposizione bancaria a medio e lungo termine di 62 milioni, su quello a breve di 9 milioni 700mila e per derivati da 6 milioni 400 mila con BNL, Cassa di Risparmio in Bologna, la Bp di Verona, la Bp di Bergamo, la Bp del commercio e la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza.

Atc spa, il trasporto pubblico, con un esposizione da 13 milioni e derivati da 1 milione con Unicredit. Acer, azienda case popolari, esposta per 44 milioni e mezzo e derivati da 1 milione con Mps. Senza cosiderare che i derivati di legislazione anglosassone che gli enti pubblici hanno potuto contrarre, cioè i contratti stipulati sulla piazza di Londra, non appaiono nella Centrale dei Rischi di Banca d'Italia. A nulla serve il monito della Corte dei Conti che da anni ne sottolinea la pericolosità per le ricadute devastanti sui conti e la vita dei cittadini. I giudici, precisa Anatos, società che ha analizzati i documenti annullano facilmente questi contratti "per danno potenziali all’ente sottoscrittore".

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Errani, dieci (buone) ragioni per dimettersi.

Esiste una serie di buone ragioni per le quali Vasco Errani, governatore al quarto mandato della Regione Emilia Romagna, dovrebbe dimettersi. La prima, su tutte, sarebbe di natura morale: ci sono una lunga serie di inchieste della magistratura che osservano da vicino sia il suo che l’operato dei consiglieri regionali. Si è dimesso dall’incarico Marco Monari, capogruppo del Pd e che di Errani era una delle protesi, indagato per la questione delle spese allegre. Monari è iscritto al registro degli indagati, ma sotto inchiesta ci sono tutti i membri dell’assemblea. 
Non solo: c’è una questione che riguarda da vicino Errani stesso, solito usare due auto blu – una in qualità di consigliere regionale, l’altra in qualità di presidente della Regione – che non torna. Errani non ha chiarito infatti come mai cambiasse ‘ragione sociale’ nel corso di uno stesso viaggio, trasformandosi da governatore a consigliere, arrivando a spendere, in 14 mesi, 20 mila euro. A cui vanno aggiunti gli oltre 100 mila euro in media spesi ogni anno in autonoleggi con conducente come governatore. E poi, perché all’improvviso, nell’agosto 2011, l’amministratore ai vertici di viale Aldo Moro dal 1999, smette di usare la seconda vettura, proprio quando la magistratura iniziava a vedere in quali condizioni stavano i conti dell’ente da lui guidato?

Altra questione, ancora una volta morale: Errani è il presidente della Conferenza delle regioni. Un incarico politico, ma in un Paese civile, con i consiglieri regionali di mezza Italia sotto inchiesta, la persona che dovrebbe rappresentarli tutti forse si farebbe da parte. Forse. Ci sono quelli che sono scappati con le cosce di faraona tra i denti, quelli che hanno nascosto scontrini nei sacchi della spazzatura, quelli che si sono pagati i matrimoni, Rolex, prostitute e molto altro. La responsabilità penale è individuale, ma c’è una responsabilità politica dalla quale neanche Errani, fino a prova contraria innocente, non può esimersi. D’altro canto era ancora lui che voleva una sanatoria per tutte le spese non giustificate, come il Fatto ha rivelato? Dunque è la dimostrazione che l’argomento lo riguarda, eccome.

Potremmo andare avanti con il processo d’appello in arrivo per il milione di finanziamento avuto dal fratello di Errani: in questo caso il governatore è stato assolto in primo grado. Una motivazione quella dei giudici, così così: “Non sono riusciti a dimostrare il coinvolgimento del presidente della Regione”. Il finanziamento il fratello lo ha avuto. 

Infine, a pesare come un macigno, c’è la vicenda di Flavio Delbono, per anni vice-presidente a fianco a Errani e caduto in disgrazia nello scandalo Cinziagate. I viaggi vacanza all’estero rimborsati coi soldi pubblici, per cui ha patteggiato 19 mesi di reclusione, Delbono li fece mentre lavorava col suo ex amico Vasco, che rimase saldo al suo posto dopo lo scandalo, mentre il suo ex braccio destro sprofondava. Tempo dopo Delbono, che fu costretto a dimettersi da sindaco di Bologna dopo appena 7 mesi, in una intervista a un mensile definì Errani, reo di averlo scaricato in un batter di ciglia, “il mio killer politico “, aggiungendo poi “con la copertura del segretario del Pd Pier Luigi Bersani“.

Ci fermiamo qui, possiamo aggiungere anche che è al quarto mandato, forse è anche il tempo di passare la mano, d’altronde se Bersani avesse vinto le elezioni lui sarebbe stato ministro. Era annunciato. Dunque se si fa da parte prima, il modello Emilia, o quello che ne resta, è salvo.

Politicamente sul capo di Errani pesa anche la sconfitta alle elezioni. Lui era il deus ex machina di Bersani, e i due hanno perso. Bersani ne ha preso atto. Con difficoltà, ma l’ha fatto. I dirigenti del Pd in Emilia Romagna sono diventati tutti renziani. E anche su questo, Errani, qualche responsabilità forse ce l’ha. Ma è vero, parliamo di un Paese normale, non della politica italiana, dove la sconfitta non esiste, piuttosto i corsi e ricorsi. Morto un democristiano, lo trovi resuscitato da un’altra parte, così i vecchi socialisti e comunisti mai stati comunisti.

Ultimo capitolo, poi davvero basta perché questo è pur sempre un blog: Errani, tra gli incarichi, è anche commissario straordinario per l’emergenza terremoto. Non so da quanto tempo non si faccia vedere nei paesi rasi al suolo, so solo che soldi ne sono arrivati pochi. La gente vive nei container e chi ha riaperto un’attività lo ha fatto accendendo un altro mutuo. Forse può bastare per dire: “Non è andata bene, mi faccio da parte”. Non resta sulla poltrona per il bene della sua regione, scordiamocelo. Ci resta per il bene suo.

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domenica 10 novembre 2013

Social Network, i bambini non ne hanno bisogno.

Whatsup, facebook, twitter, line, wechat, sono tutti social network che hanno lo scopo di accorciare le distanze tra le persone.
App per i nostri “eleganti” telefonini che quotidianamente, ad ogni ora e continuamente ci tengono aggiornati sulle novità che ci accadono attorno, sia che riguardino amici, sia che riguardino eventi di ogni sorta.
Fino a qui tutto normale, anzi utile direi. Ma siamo sicuri che sia veramente così? E soprattutto che lo sia per tutti coloro che li utilizzano?
Attraverso la rete passano milioni anzi miliardi di informazioni e controllarle tutte è praticamente impossibile.
Definire, catalogare e scegliere le informazioni giuste è quasi come un lavoro che come adulto è già abbastanza complicato svolgere, cercando di svincolarsi tra ciò che è lecito, vero e moralmente accettabile.
Si presuppone però che il fatto di essere già “adulti” ci aiuti nello scegliere senza commettere errori.
Decisioni che prendiamo in frazioni di secondi e attraverso un click vogliamo condividere e divulgare ad altre persone ciò che a nostra volta abbiamo deciso di apprendere, leggendo un allegato, un’ immagine, un testo inviatoci dai ‘cosi detti’ nostri “amici“.
Il touch di un nostro dito, deciso in brevissimi istanti che vengono elaborati ad una velocità così elevata che solo attraverso la presunta maturità dovuta all’età, può essere probabilmente un gesto vagliato e valutato come giusto.
Come dire, l’esperienza in questo caso è l’unica difesa che abbiamo per difenderci dalla velocità a cui viaggiano le informazioni attraverso il web.
Ma quando tutto ciò passa attraverso gli occhi di un bambino?
Quali decisioni prenderanno i nostri figli, quando impatteranno contro informazioni che la loro giovane età non sarà in grado di permettergli di elaborarle con il giusto e necessario senso critico?
Non esistono filtri  parent-control che tengano.
I bambini sono come spugne e assorbono informazioni ad una velocità forse maggiore rispetto a quella a cui viaggiano sul web.
E nonostante il controllo che un qualsiasi genitore possa fare, qualcosa sfugge, sempre.
Accade quindi che alcune informazioni, immagini o video possano sfuggire alla necessaria supervisione, facendo così entrare nel mondo del bambino ciò che probabilmente non doveva farlo.
Spesso, troppo spesso, attraverso il web circolano informazioni che se non giustamente elaborate, rischiano di dipingere una realtà che così non è.
Falsificando, contorcendo, mistificando immagini, azioni e pensieri che potrebbero fare molto male.
Creando così un mondo virtuale che potrebbe irrompere irrimediabilmente nella vita reale.
Il rischio è quello che le giovani menti dei nostri bambini non riescano più a distinguere tra ciò che vero e ciò che è finzione, tra ciò che è giusto o ciò che è sbagliato.
Il touch di condivisione fatto in brevissimi instanti ed eseguito sicuramente per gioco, diventa così una sorta di bomba che potrebbe esplodere e creare danni ad altre giovani menti non ancora abbastanza formate e forti da riuscire ad elaborare un’informazione passata per scherzo.
Il reale e la finzione, il vero e il falso, il giusto e lo sbagliato, tutto viene raccolto in quell’enorme contenitore del social network, e nonostante i divieti imposti dagli sviluppatori di queste famose app, purtroppo sempre più bambini ne diventano i maggior utilizzatori ed “esperti navigatori“.
Ad ogni età dovrebbe corrispondere un giusto percorso di crescita, associato ad esperienze che dovrebbero aiutare a formare il bambino per trasformarlo nell’adulto del futuro.
Ogni esperienza ha bisogno di essere vissuta ed elaborata, senza interferenze e senza quella drammatica frenesia e contaminazione che i social network purtroppo creano, alterando così la normale costruzione e formazione del futuro individuo.
Rischiando di trasformarlo nella probabile e futura vittima del qualunquismo forzato e della classificazione di massa, per non parlare del rischio di diventare l’involontaria preda o attore del prossimo branco di turno, pronto a condividere l’incondivisibile attraverso un click.
Il giusto percorso di crescita credo si debba svolgere il più lontano possibile da ogni forma di social network, consentendo così ai nostri bambini di apprendere e acquisire esperienze che non vengano influenzate da una massa incapace di superare schemi preconfezionati e pronta a giudicarti pubblicamente al primo pensiero o gesto “diverso”.
I nostri bambini tutti i giorni, vivono un “real social network“, che si chiama scuola, già abbastanza duro e difficile da affrontare, dove i comportamenti sopra descritti - quelli dei social network appunto - si manifestano nel reale e nel quotidiano.
Dove se non sono uniformi alla massa rischiano di essere isolati, dove se non si vestono come tutti diventano emarginati, dove se non parlano e si atteggiano come i tanti diventano “degli sfigati“, se non si conformano al “gruppo” diventano dei diversi.
Bè, credo che questo possa già bastare, senza aggiungere per forza un ulteriore carico pesante da sopportare e soprattutto capire, senza aggiungere appunto la social app del momento.
App che se non scaricata sul telefonino regalato a natale, rischiano di farli sembrare degli emarginati e che allo stesso tempo quindi, li obbligano a diventare come la massa, come il branco.
Non è concesso tempo alla riflessione, all’ individuale pensiero, non  lasciano libertà di crescere “normalmente”.
Le esperienze utili alla crescita e la socializzazione sono tutta un’altra cosa.
Chiacchierare con gli amici, lo sguardo dolce della fidanzatina/o, il prendersi per mano, ridere, parlare, guardarsi, passeggiare, sono tutte azioni che aiutano i nostri figli ad apprendere il significato VERO della parola socializzazione.
Significato che non corrisponde assolutamente a quello che invece vorrebbero farci credere appunto i social network.
Il chattare frenetico delle giovani dita che incessantemente cliccano l’elegante video del telefonino creano una sorta di barriera che credo invece contribuisca ad isolare piuttosto che avvicinare.
Allontanando in realtà i nostri fragili ed indifesi bambini da ciò che invece rappresenta il vero termine socialità.
Teniamoli lontani da ciò che in verità non appartiene al loro mondo, lasciamogli vivere un’infanzia lontana da contaminazioni forzate e sbagliate, aiutiamoli ad abbattere quelle barriere che rischiano di trasformarli nel prossimo futuro qualunquista di turno, accompagniamoli in un percorso che consenta loro di allontanarsi dal pensiero unico e conforme di una massa stolta e fintamente social, facciamo in modo che imparino a pensare con la propria testa, non facciamogli usare i social network. Non ne hanno bisogno.
I nostri bambini saranno la generazione del futuro, noi oggi dobbiamo educarli ed abituarli a questa importante responsabilità.

L' individuo e la massa.

Sempre più spesso si tende ad isolare il singolo per lasciare libero spazio al gruppo, alla massa.
Comportamento che oramai sembra essere diventato la regola di vita, in assoluto, in una società che sempre più spesso sembra essersi arresa davanti alla catalogazione delle masse.

Questo comportamento si presenta ovunque, sui posti di lavoro, nei luoghi pubblici, nelle scuole, nella politica.

Accade infatti che il comportamento estroverso di una persona venga interpretato come forma di “pazzia”, come se costui fosse colpito da una malattia incurabile dalla quale bisogna tenersi ben lontani.
L’ individuo non esiste più, e sempre più persone si sono arrese alla conformità delle masse, senza provare, nemmeno per sbaglio, a comportarsi in maniera autonoma, senza avere più il coraggio di dissociarsi da ciò che gli schemi ormai lo hanno, per propria volontà, obbligato ad accettare.

Schemi che impongono una sorta di automatismo, trasformando gli individui in robot, capaci solo ad eseguire ordini.
E proprio per questi motivi che l’estroversità della persona viene oggi considerata come una sorta di malattia, come un male da debellare.

Coloro che purtroppo tendono a soffrire di più per questo giudizio sono proprio quelle persone che  non hanno ancora tutte le risposte di cui avrebbero invece bisogno, e che cercano in noi “adulti” degli esempi da seguire, a cui fare riferimento.

I bambini, esseri di una fragilità impressionante, e di una sensibilità disarmante.

Pagine bianche che devono  essere ancora riempite da nuove sensazioni, delicate emozioni, colorate da infinite sfumature di gioia che la vita gli riserverà.

Esseri deboli e manipolabili, quindi pronti ad essere inseriti in quella forma di classificazione che si chiama massa, proprio da coloro che dovrebbero invece rappresentare la loro strada maestra attraverso l’ insegnamento, la scuola, lo sport, la chiesa.

Accade infatti che i bambini, gli uomini e le donne del futuro, vengano etichettati  come diversi o non adatti, solo per il loro semplice fatto di vedere le cose a modo loro, in una maniera non convenzionale, non catalogata.

Sembra infatti che esista un modo di vivere la PROPRIA ESISTENZA in una maniera preconfezionata e precostituita.
Un sistema creato e condiviso da qualcuno, o meglio da una massa, che probabilmente non sa neppure il motivo di questo schematismo forzato.
Un sistema che ha portato sempre più persone ad essere inconsapevoli vittime di un classismo cinico e crudele che tende sempre più ad isolare l’ individuo, come essere unico in mezzo agli altri, e a premiare la massa, ormai sempre più stolta ed insensibile.

Può accadere infatti che un bambino abbia un modo di vedere le cose che lo circondano in una maniera tutta sua, che abbia voglia di vestire in un modo non convenzionale (ad esempio con una bandana, o con colori vivaci o al contrario di nero, ecc…), che abbia voglia di praticare sport o musica, secondo schemi non preconfezionati, diversi dagli standard del maschilismo o del femminismo umano classico, che abbia la carnagione delle pelle molto particolare (ad esempio troppo chiara), che abbia semplicemente una sensibilità più spiccata di altri, o che abbia un sistema di comunicare la propria inconsapevole gioia di vivere in una maniera non convenzionale.

Ebbene quando tutto ciò accade, la massa, composta anche da coloro che dovrebbero rappresentare i pilastri dell’educazione per i nostri figli, come gli insegnanti, cadono in quello schematismo che li rendono complici di  atteggiamenti discriminatori.

Atteggiamenti che hanno una doppia disastrosa conseguenza, quella dell’ irreversibile paura di essere continuamente derisi e giudicati, portando quindi “l’individuo bambino” a nascondersi e ad isolarsi, oppure quella di essere costretti ad  uniformarsi alla massa per poter sopravvivere.

Infatti, coloro che invece dovrebbero occuparsi dell’educazione dei nostri figli attraverso la scuola, la chiesa o lo sport, si arrendono sempre più spesso alla massa, auto convincendosi del fatto che sia più giusto e…

…PIU’ FACILE BLOCCARE IL SINGOLO PIUTTOSTO CHE EDUCARE LA MASSA.

E’ più facile riprendere il singolo per il proprio particolare atteggiamento, piuttosto che iniziare un percorso condiviso che porti l’intera massa a cercare di ragionare con la propria testa, creando così tanti piccoli individui, che indirizzati nella giusta maniera, possano finalmente capire il valore dell’ educazione e del rispetto.

La famiglia diventa così l’ unico rifugio per quei “bambini individui” che si trovano isolati da una società non ancora pronta ad accettarli.
Ma non sempre è così, infatti accade che purtroppo anche la stessa famiglia non sia pronta ad accettare il proprio “figlio individuo”, ignorando sempre più spesso, per paura o per incapacità, le caratteristiche uniche che fanno invece del proprio bambino un individuo unico ed eccezionale.

Le famiglie decidono così di uniformarsi  ad un sistema che impone anche agli adulti genitori una sorta di regolamento comportamentale che li spinge ad agire e ad educare secondo schemi unidirezionali.

Arrendendosi ad un sistema che vuole che la massa sia per assurdo, “unica” e obbediente.

Famiglie fatte di persone che una volta erano anch’ esse bambini.

Si forma così una spirale infinita.

Spirale che solo i nostri bambini, attraverso la forza e il coraggio di noi genitori, potranno spezzare ed interrompere, creando così un nuovo e diverso percorso, basato sul rispetto reciproco e sull’ accettazione “dell’ essere unico” così per com’è fatto.

Interrompendo così quel modo di pensare e di essere che porta a considerarci come una sorta di giudici insindacabili verso le diverse altrui espressioni.

Abbandonando una volta per tutte quegli atteggiamenti e quei modi di pensare che tanto male hanno fatto e che ancora producono nelle persone,
come le discriminazioni, le incomprensioni, la cattiveria, la paura, l’ignoranza.

giovedì 31 ottobre 2013

La prossima volta votateli ancora. Votateli voi. (Continua...)

Inchiesta sui rimborsi, “panico” in Regione:
consiglieri indagati fuggono dalle domande.

Clima teso nella sede in viale Aldo Moro in attesa del momento in cui i capigruppo dei nove partiti eletti, tutti indagati nell'ambito dell'inchiesta sulle spese dei gruppi consiliari della procura di Bologna saranno ascoltati.
Nervosismo, sguardi bassi e poca voglia di rispondere alle domande. In viale Aldo Moro, sede della Regione Emilia Romagna, ormai si attende il momento in cui i capigruppo dei nove partiti eletti, tutti indagati nell’ambito dell’inchiesta sulle spese dei gruppi consiliari della procura di Bologna saranno ascoltati, così che si chiariscano le singole responsabilità. Perché se c’è chi avrà di che rispondere al procuratore Roberto Alfonso, come il capogruppo del Partito Democratico Marco Monari, recentemente al centro delle polemiche per essersi fatto rimborsare dalla Regione, non solo i 30.000 euro spesi in cene in appena 19 mesi, ma anche la partecipazione a serate di beneficenza organizzate dall’Ant, o come Luigi Giuseppe Villani, ex presidente del Popolo della libertà in consiglio, decaduto per le inchieste sulla giunta Vignali a Parma, che ha speso 43 mila euro per pranzi e cene e si è fatto pagare un gioiello Tiffany, c’è anche chi si sente “tranquillo”. E “fiducioso” aspetta che si facciano i nomi e i cognomi di chi ha trasgredito per prendere le distanze.
[...] Tra gli indagati anche il capogruppo del Movimento 5 Stelle che però, alle domande del fattoqutidiano.it, risponde chiedendo più trasparenza. “Da tempo”, ha dichiarato Andrea Defranceschi, “chiedo più trasparenza nella pubblicazione di bilanci e rendiconti perché se so che devo pubblicare la ricevuta di un ristorante che è costato 70 euro a testa ci sto più attento”.
Passeggiando tra gli uffici della Regione travolta dagli scandali, a saltare all’occhio sono i corridoi deserti e le porte che si chiudono in fretta. La litania che si ripete in viale Aldo Moro ad ogni notizia che trapela in seguito alle indagini sulle 39.000 voci di spesa al vaglio degli inquirenti – si va dalle cene ai mazzi di fiori, dalle consulenze multiple all’asciugacapelli, al divano letto, alle bottiglie di vino da oltre 100 euro l’una, alle penne di lusso, alle caramelle, ai gioielli di Tiffany- è quella del “no comment”. E tutt’al più, chi lo fa, come la FdS Monica Donini, parla delle indagini: ci si impegna a “collaborare” con la magistratura o si professa “fiducia” nel lavoro “scrupoloso” degli investigatori.
“Non ho nulla da dire”, è il commento frettoloso del leghista Mauro Manfredini, pronunciato poco prima di chiudersi alle spalle la porta della scala antincendio. “Parlerò più tardi” rimanda Monari, la cui lista di “spese pazze” si è sensibilmente allungata dopo la notizia relativa ai rimborsi richiesti per aver partecipato a cene di beneficenza dell’Ant, l’associazione che offre assistenza ai malati di tumore. Oltre a quelle organizzate, anche più volte la stessa sera, a distanza di poche ore, in ristoranti del calibro di Rodrigo, a Bologna, il San Domenico a Imola, L’Ostrica o La Rosetta a Roma, con conti da 300 o da 600 euro pagati dalla Regione, cioè con i soldi pubblici.
Il momento per i responsabili dei gruppi Pdl (Luigi Giuseppe Villani), Pd (Marco Monari), Lega nord (Mauro Manfredini), Idv (Liana Barbati), M5S (Andrea Defranceschi), Udc (Silvia Noé), Gruppo Misto (Matteo Riva), Fds (Roberto Sconciaforni) e Sel-Verdi (Gianguido Naldi), di rendere conto di quelle spese alle pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi, che nel 2012 hanno avviato l’indagine con la supervisione del procuratore Roberto Alfonso e Valter Giovannini, e delega alla Gdf, potrebbe arrivare presto. Almeno stando alle parole del procuratore Alfonso, che ha dichiarato di non poter indicare date precise, ma “dobbiamo chiudere al più presto questa parte di indagine“. Anche perché resta sempre la legislatura 2005 – 2012 da analizzare, i cui documenti sono stati sequestrati dalla guardia di finanza per poi essere momentaneamente accantonati causa mancanza di risorse a disposizione della procura.
Entro poche settimane, comunque, la Finanza dovrebbe aver ultimato di conteggiare e verificare le carte acquisite durante l’ultimo blitz in Regione, e a quel punto arriveranno gli inviti a comparire, cioè le convocazioni per gli interrogatori. Nel frattempo c’è chi ha colto l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Come L’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono, che a Repubblica ha ricordato: “Mi hanno trattato come Al Capone” ma “io per meno mi sono dimesso, senza aspettare il rinvio a giudizio”.

Fonte: LINK

mercoledì 30 ottobre 2013

La prossima volta votateli ancora. Votateli voi.

Regione Emilia-Romagna, tra Pd e Pdl 73mila euro 
per le cene dei capigruppo Monari e Villani

Una settimana fa la Guardia di Finanza è tornata nella sede della Regione Emilia-Romagna per acquisire altri documenti nell'ambito dell'inchiesta della procura di Bologna sulle spese dei gruppi consiliari dell'assemblea legislativa di viale Aldo Moro nell'attuale legislatura, iscrivendo poi nel registro degli indagati con l'accusa di peculato (link) i capigruppo di tutte le formazioni politiche rappresentate in quanto firmatari di tutti gli atti contestati, tra cui i rendiconti per chiedere alla Regione l’erogazione dei rimborsi per il gruppo e per i singoli consiglieri.
in particolare, le posizioni maggiormente a rischio, quelle del capogruppo del Pd Marco Monari e dell'ex capogruppo del Pdl Luigi Giuseppe Villani. Il primo, durante le trasferte, non disdegnava pranzi e cene al ristorante La Rosetta, celebre tempio della ristorazione capitolina a due passi dal Pantheon con prezzi anche oltre i 200 euro a persona, oppure vicino Padova al ristorante Le Calandre dello chef pluristellato Max Alajmo, o ancora nei più modesti ristoranti bolognesi da Rodrigo, al Pappagallo o da Biagi, con conti comunque anche fino a 90 euro a persona addebitati alla Regione Emilia-Romagna.
Tra giugno 2010 e dicembre 2011, secondo la Guardia di finanza, che ha analizzato i rimborsi di quel periodo nel dettaglio, il solo capogruppo avrebbe speso complessivamente circa 30mila euro in ristoranti, quasi 1.600 euro al mese, giustificando le spese in maniera vaga, con una non meglio specificata dicitura riferita a pranzi con amministratori locali, con sindaci o anche semplicemente con "simpatizzanti".
Villani, invece, non è più capogruppo (è stato sostituto dal collega di partito Gianguido Bazzoni) da quando a gennaio del 2013 finì agli arresti domiciliari per quasi 6 mesi dopo essere stato travolto dall’indagine Public Money della procura di Parma, che costrinse alle dimissioni l'allora sindaco ducale Pietro Vignali dopo che una parte della sua giunta fu coinvolta da accuse di vario genere; ma lo era nel periodo preso in considerazione dalle Fiamme Gialle, che in quei 19 mesi hanno calcolato una richiesta di rimborsi di quasi 43mila euro solo per i ristoranti, pari a una spesa di oltre 2.200 euro al mese, con singoli pranzi o cene che potevano arrivare fino a 35 coperti. Sempre addebitati alla Regione.
L'indagine della Guardia di Finanza, inoltre, ha messo in luce anche altri aspetti della questione legata ai rimborsi: oltre agli eccessi dei capigruppo per le spese di ristorazione, infatti, i militari hanno messo nel mirino ogni singola richiesta di rimborso, fino ad imbattersi in casi-limite come quello che ha coinvolto il consigliere regionale forlivese del Pd Thomas Casadei, che secondo l'inchiesta si sarebbe fatto rimborsare in almeno due occasioni dalla Regione i ticket di ingresso per i bagni pubblici della stazione di Parma facendo inserire alcuni biglietti da 70 centesimi nella nota spese del gruppo del Partito Democratico.
Casadei, per difendersi, ha parlato di "una svista", sostenendo che quelle ricevute possano essere finite nel rendiconto "per sbaglio" prima di ammettere che "abbiamo un regolamento interno che prevede l’uso dei fondi e a questo ci siamo attenuti. Certo, se c’è stato un utilizzo scorretto di questi soldi dovrà emergere", ma "c’è un’indagine e va rispettato il lavoro dei pm. La questione fondamentale è capire se il denaro è stato usato per attività di rappresentanza legate alla legislatura".
Duro lo sfogo del capogruppo di Sel Gian Guido Naldi: "Siamo tutti già colpevoli, in questa situazione di crisi il popolo vuole il colpevole. È successo anche agli ebrei. Quando il popolo avrà sbranato il suo colpevole, tutto tornerà come prima".
Immediata la replica sdegnata di Andrea Defranceschi, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle: "Parole vergognose, quelle provenienti da un esponente di sinistra (di cui fatico sempre più a trovare traccia) e dichiarate con convinzione a un’agenzia stampa. Voglio sperare che Gianguido Naldi, Sinistra e Libertà, si scusi immediatamente. Non solo con il popolo ebraico, ma con chiunque nella storia passata e presente sia stato davvero perseguitato. Non ci si può permettere di paragonare responsabilità derivanti dalla carica pubblica rivestita e liberamente scelta a ciò che è stato inferto a chi è servito da capro espiatorio e realmente non aveva nessuna colpa”.

Fonte articolo: 24Emilia.com

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