Articolo 21 della Costituzione Italiana

Articolo 21 della Costituzione Italiana:
"TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, CON LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE"

venerdì 25 aprile 2014

25 APRILE - NON TUTTI HANNO VOGLIA DI FESTEGGIARE...

Marocchinate 

Interviste alle donne violentate 

nel 1944 in Ciociaria...



ALTRI VIDEO SULL'ARGOMENTO: 

https://www.youtube.com/results?search_query=marocchinate

 

 

GLI STUPRI DELLE TRUPPE DI LIBERAZIONE IN ITALIA


Durante la campagna di “liberazione” dell’Italia, nell’ultima guerra mondiale, erano presenti come corpi di spedizione armati varie rappresentative nazionali, non solo europee, ognuna delle quali si muoveva con peculiarità differenti e con premi di ingaggio particolari.
 
Ogni strategia era permessa sul nostro territorio, e si andava quindi dai bombardamenti a tappeto compiuti dagli aerei americani sui quartieri popolari delle nostre città, ai raid compiuti da squadracce di nord africani inferociti e istigati dalla promessa di usufruire del cosiddetto “diritto di saccheggio”, una delle pratiche più in uso tra le milizie delle truppe mercenarie.
 
Questi gruppi armati marocchini, algerini, tunisini, e senegalesi, furono arruolati nel corpo di spedizione francese per combattere, appunto, sul fronte italiano nel 1944.
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Il dilagare delle violenze che queste truppe esercitarono nei territori conquistati, fu originato dal “via libera” concesso dal Generale francese Alphonse Juin, che alla vigilia dell’attacco alla Linea Gustav, nei pressi di Cassino, emise il seguente comunicato rivolto alle truppe marocchine :

« Soldati !
Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia.
Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c'è un vino tra i migliori del mondo, c'è dell'oro.
Tutto ciò sarà vostro se vincerete.
Dovrete uccidere i tedeschi fino all'ultimo uomo e passare ad ogni costo.
Quello che vi ho detto e promesso mantengo.
Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico.
Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete.. »

Nonostante il fatto che la Francia non abbia mai ufficialmente ammesso questo grave arbitrio, la realtà tragica dei fatti ha confermato le spaventose conseguenze della bestialità del Generale Juin.
Orde di marocchini, infatti, furono libere per oltre 50 ore di attuare qualsiasi nefandezza venisse loro in mente di compiere, sulla popolazione inerme di una vasta area delle Provincie di Frosinone e di Latina.

Bambine di 8 anni di età, insieme a donne anziane di 85, per un totale di decine di migliaia di persone, vennero stuprate e violentate ripetutamente da una banda di delinquenti composta da truppe marocchine prive di controllo.

Tutte le donne delle località di Patrica, Polfi, Isoletta, Supino, e Morolo, in Provincia di Frosinone, furono violentate, mentre a Lesola i “valorosi” marocchini stuprarono anche i bambini e le persone anziane, come risulta dalla testimonianza dello scrittore Norman Lewis nel libro “Napoli ‘44”.

Le truppe marocchine, denominate “goumier” sfogarono la loro violenza anche in altri territori della Provincia di Frosinone, come ad esempio Esperia, Castro dei Volsci, Vallemaio, Sant’Apollinare, Ausonia, Giuliano di Roma, Ceccano, San Giorgio a Liri, Morolo, e Sgurgola.

La foga brutale dei nordafricani si ripetè anche nei territori della provincia di Latina, e precisamente nelle località di Lenola, Campodimele, Sabaudia, Spigno Saturnia, Formia, Terracina, San Felice Circeo, Sabaudia, Roccagorga, Priverno, Maenza, e Sezze, a volte con efferatezze quali lo stupro di ragazzine e bambine in presenza dei loro stessi genitori, costretti ad assistere all’infame scempio.

La ferocia e la vigliaccheria dei “prodi combattenti” nordafricani si rivolse anche verso la popolazione maschile, sottoponendo 800 persone a sodomizzazione.

Anche il prete di Santa Maria di Esperia, don Alberto Terrilli fu barbaramente stuprato, subendo una violenta sodomizzazione che gli causò ferite devastanti, e la successiva morte.

Coloro che intervennero in difesa dei propri concittadini vennero impalati…

Era consuetudine comune tra i marocchini evirare gli uomini per appropriarsi di un trofeo, a dimostrazione dell’uccisione del “nemico”.

Molte delle vittime furono contagiate da sifilide, gonorrea, ed altre malattie veneree, e l’epidemia che ne conseguì fu arginata solo grazie alla penicillina degli Americani.

Le vittime furono definite, in termine alquanto rozzo e privo di sensibilità, come “marocchinate”.

Dopo la guerra il Generale Juin fu promosso Capo di Stato Maggiore della Difesa Nazionale francese, e dal 1951 divenne Comandante per il Centro Europa della NATO.

Leggendo tutto ciò, viene spontaneo chiedersi se si trattò quindi di Liberazione, o se invece ci si trovi davanti ad un vero e proprio incubo intriso di violenza.

Certo che è più facile, per i cosiddetti vincitori, esibirsi in canzonette come “Bella ciao” in occasione del 25 aprile, anziché ricordare le tante vittime delle “Forze di liberazione”, comprendendo anche coloro che sono rimasti sepolti dai crolli causati dai bombardamenti americani, oltre a quelli sopra citati, vittime cioè della cieca violenza marocchina.
I crimini di guerra compiuti nel 1944 furono stigmatizzati anche da Alberto Moravia ne “La Ciociara” da cui venne poi tratto anche il famoso film interpretato magistralmente da Sophia Loren.
 
Una nota del 25 giugno del 1944 del Comando dell’Arma dei Carabinieri dell’Italia liberata, rivolta alla Presidenza del Consiglio, indicava le violenze e i furti commessi dai soldati marocchini :

« …infuriarono contro quelle popolazioni terrorizzandole.
Numerosissime donne, ragazze e bambine vennero violentate, spesso ripetutamente, da soldati in preda a sfrenata esaltazione sessuale e sadica, che molte volte costrinsero con la forza i genitori e i mariti ad assistere a tale scempio.
Sempre ad opera dei soldati marocchini vennero rapinati innumerevoli cittadini di tutti i loro averi e del bestiame.
Numerose abitazioni vennero saccheggiate e spesso devastate e incendiate.»

Questo stato di cose indusse il Vaticano, alla vigilia della “presa di Roma”, a chiedere che solo truppe cristiane potessero entrare nella “Città eterna”.

Oggi, a distanza di tanti anni, dobbiamo ancora constatare come l’Italia sia un Paese in cui ci si dimentica di eroi e di martiri, di vittime di olocausti, come nel caso delle Foibe, o delle “marocchinate”, appunto.
 
In Italia, sotto l’alibi della “liberazione” e con i vessilli al vento di una storiografia insufficiente e colpevolmente complice di una disinformazione endemica, sono avvenuti massacri e pulizie etniche, saccheggi, violenze e stupri di ogni genere.
 
Questo capitolo storico della seconda guerra mondiale viene però ignorato e passato sotto silenzio, dando poca o nulla importanza a tutto ciò, incorrendo sempre in strane omissioni o amnesie.

Come mai eminenti giornalisti, come ad esempio Miriam Mafai, fondatrice del quotidiano “La Repubblica” e storico esponente del PCI, autrice del libro “Le donne italiane”, non ha mai neppure accennato ad una sola delle 60.000 donne, incolpevoli vittime della violenza della “liberazione” ?

Eppure perfino alcune parlamentari esponenti del PCI rivolsero una interpellanza al Ministro ad interim del Tesoro, nell’aprile del 1952, come risulta dalla lettura degli Atti Parlamentari.

Si chiedeva, in particolare, come mai non fossero ancora state liquidate le oltre 60.000 pratiche di indennizzo e pensione per le donne che subirono violenza dalle truppe di “liberazione” marocchine.

A questo proposito l’Onorevole Rossi Maria Maddalena fornì alcuni esempi delle violenze innominabili perpetrate su uomini e donne :

Ad Esperia, un paese del cassinate, perfino il Parroco fu legato ad un albero e costretto ad assistere alle sevizie, prima di essere sodomizzato e ucciso.
 
A Vallecorsa non furono risparmiate nemmeno le Suore dell’Ordine del Preziosissimo Sangue.

A Castro dei Volsci morirono per le sevizie ben 42 tra uomini e donne..



In contrada Monte Lupino, il 27 maggio 1944, una ragazza di 17 anni, Molinari Veglia, fu violentata davanti alla mamma, e poi uccisa con un colpo di fucile.

In contrada Farneta un’altra madre, Rossi Elisabetta di 50 anni, venne sgozzata per aver tentato di difendere le sue due figlie, di 17 e 18 anni che verranno poi stuprate.

Stessa tragica sorte toccò a Margherita Molinari di 55 anni, che cercava di salvare la figlia Maria di 21 anni.

Un bambino di 5 anni di età che assisteva impaurito a quanto succedeva intorno a lui diventò uno scomodo testimone, e per questo venne lanciato in aria e lasciato ricadere a terra, procurandogli così ferite che lo portarono a morire di lì a poco.

Più di diecimila donne, spesso anziane, dell’età di 75/80 anni, vennero violentate  e contagiate da malattie veneree trasmesse loro dai marocchini.

E noi Italiani ogni anno, ancora oggi, dovremmo festeggiare la “Liberazione” il giorno 25 Aprile ?



C’è da vergognarsi al solo pensiero, ma soprattutto dovrebbero chiedere scusa tutti coloro che, mistificando la realtà dei fatti, hanno fino ad oggi nascosto e omesso di portare a conoscenza dei Cittadini questi tragici fatti.

La disinformazione che aleggia sotto le note trionfanti di “Bella ciao” è complice di questi misfatti, poiché nascondendoli impedisce alle vittime un giusto e doveroso riconoscimento, insieme ad un affettuoso ricordo.

Anche per questo io NON FESTEGGERO’ la ricorrenza del 25 aprile, ma anzi mi stringerò idealmente in un abbraccio fraterno alle donne italiane che trovarono la morte e le sevizie per mano delle truppe di “Liberazione”.

Il 25 aprile è un giorno di LUTTO per l’Italia intera, e forse un giorno la verità squarcerà il velo di silenzio che ha fino ad oggi ricoperto queste vicende.

Fonti :
Centro Documentazione Studi Cassinati, Digilander.libero.it, InStoria.it, Mario Cervi-Patriottismo.net, StoriaLibera.it, Wikipedia.
 

Dissenso (Italian Samizdat)

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