Articolo 21 della Costituzione Italiana

Articolo 21 della Costituzione Italiana:
"TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, CON LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE"

mercoledì 9 novembre 2011

22° ANNIVERSARIO DELLA CADUTA DEL MURO DI BERLINO (9 nov 1989)

I PRODROMI DEL COMUNISMO E IL MURO DI BERLINO

Il giorno nove del mese di novembre cade il 22° anniversario della caduta del Muro di Berlino (9 nov 1989), e in occasione di questa ricorrenza vorrei ricordare le vittime, cioè coloro che sono stati stritolati dalla violenza comunista.
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L'ideologia comunista si è affacciata, nel secolo scorso praticamente in ogni parte del mondo, ed esiste ancora (purtroppo) in alcuni luoghi dello stesso.
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La caratteristica costante attraverso cui possiamo individuare le tracce del suo passaggio o della sua attuale presenza, coincide con la presenza sistematica dell'uso della violenza.

Nel comunismo si possono individuare tutti i tipi conosciuti di violenza, da quella psicologica a quella fisica, dai sottili e subdoli tentativi di lavaggio del cervello, fino al vero e proprio ricorso alla tortura, e al “terrore” più sfrenato.

Possiamo riscontrare la simbiosi tra comunismo e violenza fino dalla prima pubblicazione del “manifesto comunista”, nel 1848, in cui Marx ed Engels, teorizzando il loro concetto di progresso, lo subordinavano all'uso della violenza stessa come strumento : la dittatura del proletariato.
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Secondo i filosofi ispiratori del comunismo, la lotta di classe si poteva affrontare in qualsiasi modo, ma sarebbe stato preferibile ricorrere alla violenza, che sarebbe così divenuta rivoluzionaria, nel suo percorso di soppressione delle classi sociali stesse.
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La finalità della lotta prevedeva una organizzazione economica e sociale fondata sulla proprietà collettiva dei beni e dei servizi di produzione, abolendo quindi la proprietà privata.
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Una volta avvenuto il passaggio dal socialismo al comunismo non ci sarebbe stata alcuna differenza tra il lavoro manuale e quello intellettuale, mentre le diversità sostanziali tra città e campagna sarebbero state annullate, così come l'esistenza dello Stato stesso.
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Il percorso per ottenere il raggiungimento del comunismo prevedeva anche la militarizzazione della vita quotidiana, in ogni sua forma e in ogni suo momento.
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Il partito avrebbe preso il posto della religione, assumendo la funzione della morale e dell'autorità spirituale, promulgando nuovi dogmi e indirizzando tutti verso una forte ideologicizzazione, a cui aderire con completa dedizione, come un culto religioso.
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In Unione Sovietica, infatti, si insegnava il comunismo a scuola e nei posti di lavoro, e si rendeva omaggio al mausoleo di Lenin sulla Piazza Rossa a Mosca, mentre ad ogni famiglia russa venivano distribuite statuette di Stalin da adorare.
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Non a caso, lo stesso modus operandi troverà poi corrispondenza nella fase di inasprimento terroristico con cui Mao, anni più tardi, instaurò il culto della personalità durante la “Rivoluzione culturale” in Cina.
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La collettivizzazione forzata auspicata dall'ideologia Marxista, fu messa in pratica da Stalin, all'epoca della Nep (nuova politica economica).
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Per poter pianificare il percorso che avrebbe dovuto portare la Russia a divenire una importante potenza industriale, mise in pratica misure che prevedevano la deportazione dei contadini proprietari e la confisca delle loro terre.
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In questo modo, però, al posto dei 26 milioni di piccole aziende individuali, si formarono 230 mila aziende collettive.
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La carestia successivamente indotta e provocata dalla requisizione dei raccolti, destinati allo sviluppo della Nep, provocò ben 5 milioni di morti.
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Tornando alla violenza, filo conduttore del comunismo, va ricordato che anche Trotzkij, rivale di Stalin, non aveva nulla da imparare riguardo all'applicazione di ogni forma di violenza stessa.
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Infatti amava sostenere che la “rivoluzione richiede alla classe rivoluzionaria che essa raggiunga il proprio fine con tutti i mezzi a disposizione e, se necessario, con una insurrezione armata, o con il terrorismo.”
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Le purghe staliniane si avvalsero di questi metodi per liquidare tutti gli oppositori, ricorrendo infatti a processi farsa, torture, deportazioni ed esecuzioni.
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Furono eliminati milioni di cittadini, su base etnica, sociale, religiosa, o semplicemente casuale, in osservanza di un delirio che ossessionava il dittatore comunista, per il quale furono anche bruciate tutte le chiese.
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Anche in Spagna, durante la guerra civile gli anarco-comunisti trucidarono oltre 7.000 religiosi, tra cui suore e vescovi, e distrussero innumerevoli edifici religiosi.
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L'Urss e i Paesi dell'Est furono di esempio nella sanguinosa lotta al clero.
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La violenza comunista si spinse fino a chiudere tutte le chiese, e a mettere in prigione preti, suore e perfino chierichetti, condannati a morte e fucilati, o nel migliore dei casi deportati nei gulag.
Spesso, per il solo fatto di possedere una bibbia, si veniva internati in miniere di uranio per 10 anni, esposti e indifesi dalle radiazioni.
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Anche Antonio Gramsci, uno dei fondatori del PCI auspicava la “completa laicizzazione di tutta la vita e di tutti i rapporti di costume, in una radicale “scristianizzazione” della società.”
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Mao, uno dei fondatori del Partito comunista cinese, ispirandosi a Marx guidò il Paese per 50 anni, con il motto : “Il potere nasce dalla canna del fucile”.
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Il “Grande Timoniere”, durante la sua “lunga marcia” compì molte brutalità, cacciando via i proprietari dalle loro terre, torturando ed uccidendo con esecuzioni sommarie.
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La sua politica costrittiva prevedeva l'indottrinamento forzato dei bambini, dotandoli anche di fucile, e sessioni di autocritica per i dissidenti, costretti ad una rieducazione politica.
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Le vittime del regime furono 2 milioni in soli tre anni.
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Iniziò la repressione del popolo del Tibet, con 1.200.000 morti (un tibetano su quattro).
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Molti vennero internati nei laogai ( i lager cinesi) , impiccati, torturati, mutilati, seppelliti vivi, in acqua bollente, decapitati o crocefissi, o lasciati sbranare dai cani randagi.
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Le foto e le statue di Buddha furono distrutte e sostituite da grandi ritratti di Mao, e il Dalai Lama fu costretto all'esilio.
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Tra il 59 e il 61 si contarono 30 milioni di ulteriori vittime, uccise per la maggior parte dalla ferocia delle Guardie Rosse.
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Nuove persecuzioni in Tibet furono inasprite dopo la morte di Mao ad opera della vedova, nel 1987, mentre a Piazza Tienanmen la repressione colpì gli studenti che manifestavano per rivendicare regole democratiche, massacrandoli.
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La vergogna comunista e la sua violenza intrinseca si espressero palesemente con la divisione della Germania, e la costruzione del muro di Berlino.
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Furono realizzati sbarramenti per centinaia di chilometri, in rete elettrificata, sorvegliati da torrette con armi automatiche attivate da cellule fotoelettriche in caso di passaggio (cioè di fuga verso l'occidente) e da campi minati.
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I martiri del muro di Berlino, simbolo della prigionia schiavista del comunismo furono 588, durante i 28 anni della sua infame presenza, dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989.
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I comunisti italiani, guidati da Togliatti, si sono sempre espressi in termini di compiacenza verso i loro riferimenti ideologici e culturali, anche se questi rappresentavano oggettivamente, non un propagandato “paradiso comunista”, ma un effettivo luogo di repressioni e torture, in cui i diritti umani erano totalmente scomparsi.
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Il regime dittatoriale cubano, la Germania dell'est, i Gulag staliniani, erano e sono, per i comunisti e i nostalgici marxisti, gli elementi a cui guardare con orgoglio, dichiarando così, palesemente, il loro disprezzo per chiunque non la pensasse come loro.
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La vita umana e i valori democratici, così come la libertà, la fratellanza e il rispetto reciproco, non costituiscono di certo il substrato su cui crebbero i regimi comunisti, e l'obiettività della Storia adesso lo può testimoniare.
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Il regime comunista cambogiano, guidato dal pazzo criminale e assassino Pol Pot, ha sterminato sistematicamente gran parte della popolazione civile, in un disegno folle che lo visto interprete di un genocidio senza precedenti.
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Non ho mai visto sventolare, però, le bandiere multicolori della Pace, per ricordare anche una sola delle vittime del comunismo.
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Non ho mai visto le bandiere della Pace sventolare a ricordo dei martiri delle Foibe, a causa di un monopolio esercitato da un male interpretato senso di appartenenza, delle bandiere stesse, dell'intellighenzia sinistroide.
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Però le ho viste, a migliaia e migliaia, raggruppate e coese, insieme a personaggi come il Regista Nanni Moretti, oppure ai sindacalisti del momento, oppure a politici che interpretavano un ruolo di depositari di un'unica verità, mentre enfaticamente si muovevano e sventolavano, per protestare contro un disegno di legge o per schierarsi a favore di qualche movimento politico.
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La manipolazione comunista non conosce vergogna, poiché dietro a tutto ciò c'è proprio un intento vergognoso, quanto instancabile, che è quello di perseverare nel proporsi come simboli e come difensori della libertà, fagocitando anche le bandiere e gli ideali...
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Il balletto delle menzogne si svolge nelle piazze da un lato e nella realtà dei paesi in cui vige ancora il comunismo.
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Qui, a casa nostra, la sinistra in genere, e i comunisti in particolare, sventolano le bandiere multicolori della Pace, mentre in Tibet ammazzano i seguaci del Dalai Lama, e in Cecenia si bombardano le case dei civili innocenti.
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Dove erano gli alacri sventolatori delle bandiere della Pace quando dalla Germania dell'Est si sparava contro coloro che cercavano di scappare dall'opprimente regime comunista ?
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Dove erano i ferventi attivisti di Togliattiana memoria quando Jan Palach si diede fuoco a Praga, immolandosi perchè il mondo intero sapesse che la tirannide comunista aveva occupato il suolo Cecoslovacco con i carri armati ?
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Quando mai il regista Nanni Moretti, interprete a lungo di farneticanti “caroselli” intellettuali, ha puntato il dito contro i genocidi commessi da Stalin contro le popolazioni di etnie diverse da quella Russa, o anche contro le deportazioni di interi strati sociali della stessa Unione Sovietica ?
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La bandiera della Pace, è stata adottata come simbolo da quella stessa demagogia che ha tentato di far passare Che Guevara come simbolo di riscossa per gli oppressi (ribaltando la realtà storica) o che ha nascosto per decenni le stragi delle Foibe, o che ha nascosto nell'indifferenza totale le aberrazioni e le violenze insite nei sistemi comunisti mondiali (come ad esempio il Muro di Berlino).
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Ora il Muro di Berlino non esiste più, e il Comunismo, dopo aver mostrato il suo vero volto, sta lentamente scomparendo dalla faccia della terra.

Nei luoghi dove è ancora purtroppo presente, come in Cambogia, in Cina, a Cuba, o nei Paesi in cui sta cercando di insinuare i suoi tentacoli lordi di sangue, è in simbiosi con la violenza allo stato puro, e con le più atroci e feroci opere di disumanizzazione gestite dagli ideologi comunisti.
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Il Male Assoluto è quindi ancora vivo, pur se avviato in un lento e costante percorso di declino, e la nostra vigile attenzione deve tenere vivo il ricordo dei crimini commessi e delle vittime del comunismo.
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E' con questo spirito, unitamente ad un sentimento di fratellanza e di affetto verso coloro che hanno perso la vita a causa della ferocia di ispirazione marxista, che voglio ricordare la caduta del Muro di Berlino, inginocchiandomi in segno di rispetto e onorando la memoria dei numerosi martiri .
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A loro, ai familiari, ai parenti, e ai sopravvissuti, va il mio abbraccio e la mia solidarietà.
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Al comunismo e ai suoi sostenitori, anche odierni, pur metamorfizzati sotto subdole sigle, come quella del PD, va il mio eterno disprezzo.
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Ancora una volta, continuo a gridare : MAI PIU' COMUNISMO !
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FONTE ARTICOLO: Dissenso (LINK)

1 commento:

  1. Legge 15 aprile 2005, n. 61

    "Istituzione del «Giorno della libertà» in data 9 novembre in ricordo dell'abbattimento del muro di Berlino"
    pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 95 del 26 aprile 2005

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    ART. 1.

    1. La Repubblica italiana dichiara il 9 novembre «Giorno della libertà», quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo.

    2. In occasione del «Giorno della libertà», di cui al comma 1, vengono annualmente organizzati cerimonie commemorative ufficiali e momenti di approfondimento nelle scuole che illustrino il valore della democrazia e della libertà evidenziando obiettivamente gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti.

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