Articolo 21 della Costituzione Italiana

Articolo 21 della Costituzione Italiana:
"TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, CON LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE"

mercoledì 10 marzo 2010

GENT.MO E PREG.MO PRIMO CITTADINO . . .

Gent.mo e preg.mo Primo Cittadino (come vede non sono né polemico né offensivo) scrivo questa mia in risposta al suo commento al post “Le promesse non mantenute del Sindaco Minganti”.
Vorrei precisare e ribadire innanzitutto un concetto che sta alla base del nostro rapporto epistolare, che si è sempre più evidenziato col passare del tempo, e che lei interpreta a suo uso e consumo, unilateralmente e in maniera del tutto soggettiva.
Si tratta infatti di una vera e propria caratteristica che la contraddistingue e che la pone in una situazione divergente rispetto a noi, comuni mortali.
Ciò che esprime tale concetto non è improntato ad una dialettica cordiale, esaustiva delle problematiche, così come non si può definire uno stereotipo di democratica convivenza.
Il concetto che da Lei traspare, infatti, lascia quasi di stucco, per i suoi toni assolutistici, improntati all’affermazione del suo ego sociale e pubblico, conscio della sua ricercata predominanza, in un affannoso tentativo di riscontro di sudditanze omogenee e silenziose.
Lei vorrebbe che noi, umili mortali, le inviassimo soltanto lunghe sequele di complimenti, e che ci rivolgessimo a lei con plausi incondizionati, approvando a scatola chiusa il suo operato e il suo non operato.
Purtroppo, caro Primo Cittadino, ribadisco invece un altro concetto, che è quello già affermato da mio padre, secondo il quale Lei non ci rappresenta.
Questo assioma è invalicabile, ed esprime la nostra riluttanza ad accettare la sua arroganza, il suo menefreghismo di fronte alle lamentele dei cittadini, e la  mancanza di quel dialogo inteso nel senso democratico del termine  che noi tutti abbiamo sperato potesse divenire espressione del suo operato.
Noi cittadini siamo stati disattesi nelle speranze che la Sua amministrazione si facesse carico di problemi che impellentemente premono ormai da tempo sulla nostra Minerbio e ci rammarichiamo che Lei, invece di leggere tra le righe, e di captare suggerimenti, consigli, desideri, suggestioni, prerogative, iniziative, proposizioni, sia invece impermalosito per ciò che evidentemente reputa come una indebita intrusione nella sua sfera di competenza.
Ecco che quindi la nostra critica costruttiva diventa ai suoi occhi un mero fraseggio oltraggioso, estrinsecato da cittadini insubordinati e facinorosi.
Caro Sindaco…le rammento ancora una volta che dovrebbe riconsiderare, prima di esprimersi, che alla base di qualsiasi scambio dialettico, culturale, sociale, intellettuale, dovrebbe fare capolino, soprattutto da chi riveste posizioni prestigiose, una piccola ma importante caratteristica che bisognerebbe fare propria, e che si chiama umiltà.
Umiltà, caro Sindaco, ma forse Lei rifugge da ciò che evidentemente è in antitesi con chi, invece, trae linfa vitale dall’applicazione di dictat e da persuasive trasposizioni di pensiero.
Forse non è sufficiente che noi cittadini, ai suoi occhi, risultiamo essere appartenenti ad uno stereotipo di tipo medioevale, come sudditi di Vostra Grazia, ma dovremmo anche accettare di idolatrarla prescindendo da qualsiasi altra considerazione.
Mi spiace, eccellentissimo, ma sappia che eventualmente preferirei inchinarmi a chi, a mio parere fosse depositario di valori diversi dai suoi, in maniera radicale, sostanziale, e a cui potrei rivolgere il mio apprezzamento per una fattiva collaborazione con noi cittadini…
Non è certo i Suo caso…signor Primo Cittadino
Tanto Le dovevo

Christian B.

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